Che Dio ci aiuti 5 | la recensione


Che Dio ci aiuti 5 | la recensione. Analisi e riflessioni critiche sulla prima puntata della serie con protagonista Elena Sofia Ricci nel ruolo di Suor Angela.


Ad un occhio attento, però, le dinamiche appaiono sempre le stesse da quattro anni. E la quinta stagione di Che Dio ci aiuti, iniziata giovedì 10 gennaio su Rai 1 in prima serata, ha evidenziato i medesimi canoni fissi della serie.

Ancora una volta la protagonista, pur essendo una religiosa, vive in prima persona tutti i problemi della moderna società. Il Convento accoglie giovani donne in crisi, ragazzi difficili, e bambini abbandonati in un continuo susseguirsi di stati emozionali che catturano immancabilmente l’interesse del telespettatore. Nella prima puntata, come già nelle serie precedenti, si alternano, in maniera scrupolosamente dosata, atmosfere leggere e drammatiche.

Azzurra Leonardi (Francesca Chillemi) ha perso l’adorato marito Guido (Lino Guanciale) morto in un incidente. Il solito espediente narrativo per l’attore che vuole uscire da una serie. La giovane sarà aiutata da Suor Angela a superare il terribile trauma. L’ex Miss Italia ha trovato in questa serie l’unico contesto giusto per potersi esprimere abbastanza credibilmente come attrice.

Suor Angela, che in chiesa parla ad alta voce con il crocifisso, ricorda il notissimo Don Camillo nella serie di Giovannino Guareschi dal titolo “Peppone e Don Camillo“.

Suor Costanza cerca di tener dietro alla modernità della consorella Angela concedendosi atteggiamenti di notevole apertura per una anziana religiosa.

Nell’edizione attuale i dialoghi sono più calcati che nelle serie precedenti. Sembra quasi una recitazione teatrale e non televisiva. In particolare Ginevra (Simonetta Columbu), la novizia nipote di Suor Costanza è ingabbiata in espressioni e atteggiamenti poco credibili, troppo marcati anche per una rappresentazione teatrale.

La serie per la prima volta non è stata girata a Fabriano. Il telespettatore attento lo nota subito: infatti sono aumentati gli interni e quelle poche scene girate in esterna sono fotografate con telecamera stretta in modo da inquadrare elementi non riconoscibili. L’unica struttura rimasta delle vecchie serie è l’immagine lontana del Convento.

Tutto sommato Che Dio ci aiuti è un prodotto rassicurante, destinato a famiglie e in grado di abbracciare un pubblico trasversale. I protagonisti infatti sono prevalentemente giovani e portano nel convento di Suor Angela tutti i problemi della società giovanile contemporanea.

Il contributo maggiore alla credibilità della serie è dato da Elena Sofia Ricci che oramai si cala nel ruolo di Suor Angela come in una seconda pelle.

Suor Angela si pone come una sorta di Don Matteo in gonnella. Il pubblico la segue perché nella società odierna si ha bisogno di punti di riferimento, di certezze, di speranze e di una buona dose di ottimismo. I messaggi positivi presenti in Che Dio ci aiuti sono avvalorati dal comportamento di Suor Angela sempre pronta ad immedesimarsi nei problemi e nelle sofferenze altrui forte di una regola fondamentale di cui avrebbe tanto bisogno la nostra società: non bisogna mai giudicare.



One Reply to “Che Dio ci aiuti 5 | la recensione”

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    CLAUDIO

    L’assenza di Emma figlia di Azzurra è stata la peggior scelta che gli autori potessero fare. Emozionanti le scene tra lei e Azzurra nella quarta serie

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