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Benigni: showman di sana e robusta…Costituzione

Critica dell'evento tv La più bella del mondo con Roberto Benigni.

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Critica dell'evento tv La più bella del mondo con Roberto Benigni.
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E’ accaduto lunedì 17 dicembre, su Rai1 in prima serata nel corso del programma evento La più bella del mondo. Il titolo è riferito proprio alla nostra Costituzione.  Un prime time completamente differente che è durato due lunghe ore senza nessuna interruzione pubblicitaria. E già questo è un evento. Roberto Benigni ha esordito con un lungo monologo dedicato alla politica e in particolare a Silvio Berlusconi. Per una di quelle singolari coincidenze televisive, l’oggetto della sua satira pungente era presente, in contemporanea su Retequattro, all’interno di Quinta colonna.

Il comico toscano è passato lentamente dalla satira politica,  legata all’attualità, ad una breve e necessariamente incompleta analisi della nostra storia fino al 1948, quando la Costituzione fu promulgata. Un excursus che ha abbracciato varie tematiche, tra cui la guerra, l’occupazione nazista, la liberazione.

Poi è passato alla esegesi, sempre puntuale della Costituzione. Ad ogni articolo che leggeva e analizzava, la sorpresa del pubblico era tangibile. Ognuno di noi si ritrovava a pensare: ma davvero abbiamo tanti diritti? Davvero i padri costituenti si sono preoccupati della nostra salute, della salvaguardia del territorio e dell’ambiente, del lavoro? E se la Costituzione protegge il diritto al lavoro di ognuno di noi,  come mai la disoccupazione regna sovrana e i giovani non hanno prospettive di impiego? Benigni, solo con la lettura dei primi dodici articoli della Costituzione ha inchiodato la classe politica alle proprie responsabilità.

Un altro esempio? del diritto alla salute, sancito dai padri costituenti, si è fatto scempio. Al punto che oggi regna sovrana la malasanità. Ancora: i padri costituenti hanno scritto esplicitamente che l’Italia ripudia la guerra. Un principio che  mal si concilia con tutte le guerre, camuffate da missioni di pace nelle quali sono morti già tanti giovani. Ecco, questo è stato l’aspetto più eclatante e rivoluzionario della serata Benigni: il comico ci ha ricordato che siamo cittadini con diritti che devono essere tutelati e che invece non lo sono.

E’ stato retorico? Forse quel tanto che basta per risveglaire i cittadini dal  torpore nel quale versano da qualche decennio. Ha parlato con enfasi ed  è riuscito a rendere anche più simpatiche le vecchie professoresse di Educazione Civica che insegnano nelle scuole la Costituzione tra l’indifferenza generale. Da oggi i giovani studenti si rivolgeranno a loro con un’attenzione maggiore.

Insomma, grazie a questo piccolo uomo che usa la comicità per fini educativi, gli italiani stanno riscoprendo la dignità di sentirsi italiani. E il privilegio di appartenere ad una Patria, unica e indivisibile. Dopo la commovente lettura della Divina Commedia e l’esegesi dell’inno nazionale, il terzo atto della “Benigneide” è stata la riscoperta della Costituzione. Aspettiamo il seguito.

 

 

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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