Connect with us

Recensioni

I Medici, la recensione

Riflessioni e analisi della prima puntata della serie I Medici andata in onda su Rai1 con protagonsita Dustin Hoffman
Marida Caterini

Pubblicato

il

Riflessioni e analisi della prima puntata della serie I Medici andata in onda su Rai1 con protagonsita Dustin Hoffman
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La serie I Medici è andata in onda martedì 18 ottobre e vi proponiamo la recensione.

Scelta davvero incomprensibile. Bastava un solo flash back, ne abbiamo visti invece troppi che hanno appesantito lo schema narrativo.

Ci si attendeva qualche riguardo in più nei confronti di una famiglia potente che ha segnato, con la sua passione per l’arte, il passaggio dal Medioevo al Rinascimento. Invece la serie I Medici di cui è andata in onda martedì 18 ottobre, la prima puntata, ha mostrato, nonostante un budget elevato, una superficialità contornata dagli elementi più sfruttati della fiction non solo italiana.

I Medici è una co-produzione internazionale. La Lux Vide, partner italiano, non poteva da sola sostenerne i costi. Ma quando ci si rivolge all’estero, bisogna sottostare a dei dictat, tra i quali il più frequente è la trasformazione della storia in una sorta di soap opera. Purtroppo le contaminazioni rischiano di stravolgere i personaggi e quanto rappresentano.

E’ accaduto con I Medici come per altre fiction targate Lux Vide.

I Medici – analisi degli interpreti

Intanto tutta la storia vive in atmosfere abbastanza cupe, più medievali che rinascimentali: anche i costumi rispecchiano tale sensazione. E l’ambientazione, nonostante le riprese si siano svolte sui luoghi veri dove sono accaduti i fatti, è apparsa superficiale. Insomma si è fatto il minimo sindacale per la credibilità della fiction. A confronto, la serie I Borgia, produzione della Showtime, mandata in onda da Sky Atlantic, sembra oggi molto più raffinata e curata nei particolari.

Un discorso a parte merita la prova d’attore degli interpreti. Solo la presenza di Dustin Hoffman nel ruolo del patriarca Giovanni de’ Medici, riesce a salvare lo stato quasi comatoso di una recitazione appesantita ancor di più da un doppiaggio inadatto e monotono. Sarebbe stato meglio ricorrere ai sottotitoli.

Il ruolo di Cosimo, il figlio di Giovanni, affidato a Richard Madden, è stata un’altra delusione. La staticità espressiva dell’attore, adatta al Trono di spade ma non ad una serie con pretese culturali, non ha reso onore al personaggio che ha avuto nella realtà fiorentina e non solo, un’importanza e uno spessore di grande rilievo.

E’ necessario stendere un velo pietoso sulla performance di Miriam Leone, interprete perfetta per Puente Viejo ma non per la Firenze rinascimentale. Paradossalmente i ruoli secondari sono apparsi più convincenti: il personaggio di Marco Bello, ad esempio, (Guido Caprino) ha evidenziato una discreta credibilità rispetto all’immobilismo corale. Alessandro Preziosi non supera l’esame nella parte del grande Brunelleschi.

 

 


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

Continua a leggere
Advertisement
20 Comments

più commenti

  1. Avatar

    Claudia

    19 Ottobre 2016 at 4:43

    Mi sa che io e lei abbiamo guardato due cose completamente diverse ieri sera, perchè io la penso esattamente all’opposto. Concordo solo su Miriam Leone. Inoltre, fino al 1492 siamo ancora nel Medioevo, nella serie il Rinascimento è alle porte ma non ancora ufficialmente iniziato. Se c’è poi qualcosa che a livello internazionale viene apprezzato in Richard Madden è proprio la sua espressività e capacità emotiva… Che tra l’altro a me personalmente è arrivata come un pugno nello stomaco.

  2. Avatar

    Maurizio

    19 Ottobre 2016 at 5:03

    Complimenti davvero. La critica è perfetta e condivisibile al 100%.
    Maurizio da Firenze

  3. Avatar

    Elisabetta Tenducci

    19 Ottobre 2016 at 6:56

    Concordo in pieno. In più vorrei aggiungere che la reinvenzione della realtà storica (insopportabile per chi, come me, la insegna) rende il tutto non solo estremamente superficiale ma direi quasi ridicolo, in un accavallarsi di eventi che tutto appaiono meno che credibili, e possibili. Lo spessore culturale della figura di Cosimo non emerge per niente e ancora peggio per Brunelleschi che viene presentato come una sorta di esaltato, un fanatico che spunta improvvisamente dal nulla quando è storicamente acclarato il lungo rapporto di conoscenza proprio con Cosimo. La sodomia di Donatello poi, che nella fiction viene fatto vivere a Roma, città dove certo si recò ma con l’amico Brunelleschi in data ancora molto incerta, anche se possibile è in ogni modo tutta da dimostrare.
    Peccato, una occasione mancata che farà rigirare nelle tombe molti personaggi, a iniziare dal più recentemente scomparso, il povero Bernabei al quale la serie è dedicata.
    Un polpettone inguardabile e irritante.

  4. Avatar

    Angelo

    19 Ottobre 2016 at 8:49

    Pienamente d’accordo con la giornalista ,in sintesi molto fumo poco arrosto.

  5. Avatar

    Lorenz

    19 Ottobre 2016 at 9:18

    I Medici appare palesemente una serie di gusto americano nazional-popolare, ma di livello molto inferiore alle attuali serie di produzione USA a sfondo storico.

  6. Avatar

    Marco Mascherpa

    19 Ottobre 2016 at 9:45

    Concordo con la recensione. la solita serie anglosassone dove nessun personaggio ride o si diverte (quanta è bella giovinezza che si fugge… Non era del nipote di Cosimo?). Atmosfere cupe e tese, qualche svarione anacronistico (affreschi manieristici più di un secolo prima), recitazione bau bau, attori con sempre la stessa espressione “incazzata”. Tutto nel filone neo neo gotico (e grottesco) delle fition storiche attuali. Ma gli autori ci sono mai stati in Italia, in Toscana? Hanno mai pasato una mezza giornata di sole tra le colline attorno a Firenze?
    Mah….

  7. Avatar

    giulio

    19 Ottobre 2016 at 10:39

    salve, ho atteso come tanti credo, l’inizio della serie I MEDICI, a dir il vero sono rimasto un pò deluso, e approvo la recensione della Dott.ssa Marida Caterini,
    Troppi salti temporali, inoltre i personaggi troppo puliti, atmosfere pulite…..meglio le scene del Trono di Spade,l’unico che sembrava nel personaggio di Marco Bello, era Corvino.

  8. Avatar

    MARCELLO PARADISO

    19 Ottobre 2016 at 10:50

    COMPLIMENTI PER QUESTA RECENSIONE CHE CONDIVIDO PIENAMENTE.
    HANNO CREATO UNA “SOAP” MA LA “STORIA” E’ UN’ALTRA COSA. NON CREDO CHE NEL CORSO DELLE PUNTATE MIGLIORERA’.

  9. Avatar

    franco

    19 Ottobre 2016 at 14:10

    Ho nostalgia dei cosiddetti sceneggiati di Bacchelliana memoria, ritrovati in formato DVD, perchè la loro mission era allargare le conoscenze letterarie ad un pubblico più vasto, mentre I Medici è evidentemente preoccupato per lo share e per le vendite estere. Ma su questi campi, escludendo storia e buon impianto letterario, America etc… ci battono di molto. E’ piuttosto avvilente vedere sprecata una storia di una grande famiglia all’inseguimento de Il Trono di Spade o dei Borgia… Questo il punto centrale. Altro punto, detto da chi ha esperienza di rievocazione storica, è la “fantasia” usata nei costumi, nelle acconciature, nelle armi e ovviamente quindi nello spirito dei personaggi. Il tono dark, attribuito da qualche critica all’età medievale ma che tra l’altro è presente nell’immaginario collettivo e non certo nella realtà del Medioevo, nel caso dell’epoca Rinascimentale non ha ragion d’essere.
    I personaggi sono a noi noti attraverso tantissimi dipinti e ritratti: vedere barbette corte là dove il volto glabro era di prammatica o collettini smerlati dove vigeva la sobrietà del taglio sinceramente lascia un pò la bocca amara…Sarà per un’altra volta…

  10. Avatar

    Pasquale Di Viesti

    19 Ottobre 2016 at 15:03

    Approvo e quoto la recensione. Dal mio canto vorrei aggiungere che l’impostazione della serie a mo’ di soap opera è stata una scelta molto infelice già dal principio: una ricostruzione storica di “questo calibro” e mi riferisco all’importanza che ha avuto la famiglia Medici e la Repubblica di Firenze nel 1400 richiede molta più attenzione ai costumi, alla scenografia ed al linguaggio mentre la serie proposta sembra incanalarsi piuttosto su improbabili bla bla bla e sentimentalismi del tutto fuori contesto.
    Ottima la prova di Mr.Hoffman, parer mio il resto degli attori è da ricollocare nelle uffici delle poste come portalettere, in primis Preziosi che si agitava come un matto nell’interpretare il Brunelleschi..ma perché?

  11. Avatar

    Patrizia

    19 Ottobre 2016 at 15:05

    Concordo la storia è stata banalizzata nessun spessore culturale e mi pare pure girata in economia. Non credo che si debba imparare la storia dalle fiction ma questa non è guardabile, direi che non ha niente a che vedere con la storia. È un grande polpettone senza senso.

  12. Avatar

    silvana rossitto

    19 Ottobre 2016 at 16:57

    Non ce l’ho fatta a vederlo fino in fondo, una noia infinita, più piatto della pianura padana ….. poco avvincente, sia sotto l’aspetto storico che interpretativo. Persino le musiche c’entravano come i cavoli a merenda e non sono riuscite a muovere una foglia ……… del mio albero ovviamente!

  13. Avatar

    Nicola

    19 Ottobre 2016 at 18:59

    E’ vergognoso che i programmi su RAI 1 iniziano praticamente in seconda serata. Ieri sera poi addirittura alle 21:30. Forse in RAI non sanno che la gente normale da lunedì a venerdì va a lavorare

  14. Avatar

    Guido

    19 Ottobre 2016 at 19:14

    Una delle poche recensioni obiettive e condivisibili che si possano leggere in rete. Diciamocelo: I Medici è un disastro. Sbagliati gli attori (tranne Hofmann, ma vorrei vedere il contrario!), sbagliati i costumi, sbagliati i dialoghi, sbagliata in toto la sceneggiatura. Della Firenze del Quattrocento non c’è praticamente niente. Al confronto, tutte le serie precedenti sui Borgia sono dei capolavori. Insomma, uno spettacolo soporifero e deprimente, anche per il pubblico incolto al quale (in stile americano) sembra indirizzarsi. E poi è ora di finirla con questa abitudine anglosassone di vedere sempre Roma e il Quattrocento italiano soltanto come un verminaio di cinismo e corruzione. Davvero inguardabile. Prevedo un interesse molto declinante per il prosieguo della serie.

  15. Avatar

    lara

    20 Ottobre 2016 at 9:54

    non posso non concordare in pieno con questa recensione! io amo la storia di Firenze e sogno di essere appartenuta a quell’epoca, ma il ritratto di Cosimo e Lorenzo mi ha fatto addormentare…
    non ho apprezzato la lentezza della narrazione, l’atmosfera buia, che fa sembrare il paragone con Roma ancora più triste la città di Firenze.
    gli autori dovevano guardarsi gli scorci appena accennati di “Inferno” di Ron Howard e avrebbero imparato qualcosina…

  16. Avatar

    gianni

    20 Ottobre 2016 at 18:45

    Ero molto curioso di vedere questa serie ma, già dalla sigla iniziale (ridicola e fuori luogo), prima che cominciasse la visione, è arrivata la prima delusione. Non parliamo poi dei dialoghi scadenti, del trucco e delle pettinature che sembravano attuali e della scadente e meschina interpretazione del Brunelleschi che entrata in scena in modo palesemente finto e irreale dicendo:…. “io sono un genio” -…. (cose da pazzi, non riuscivo a credere che avesse detto questa frase demenziale), sinceramente ho provato ribrezzo e indignazione nel vedere e sentire recitare Preziosi nei panni del sommo architetto letteralmente banalizzato ; non riuscirò a seguire con interesse le altre puntate se il livello sarà scadente come la prima.

  17. Avatar

    Ravecca Massimo

    29 Ottobre 2016 at 8:37

    L’episodio narrato nell’ultima puntata, storico o meno non so, in cui
    Cosimo porta i malati di peste in Duomo per dargli un riparo, ma
    soprattutto per impedire agli operai istigati da Albizzi di demolire la
    cupola del Brunelleschi appena iniziata, mostra le caratteristiche del
    genio. Che spesso si basa e si manifesta attraverso procedimenti
    inclusivi e speculari. Lo stesso fece Brunelleschi con le sue tavole
    prospettiche, purtroppo perdute, in cui unificò il punto di fuga e di
    vista. Si comportò allo stesso modo. Cfr. ebook/kindle. Tre uomini un
    volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo / Leonardo e Michelangelo: vita e opere.

  18. Avatar

    Yuri

    30 Ottobre 2016 at 14:43

    Sicuramente ci sono errori storici, ma quale serie non ne presenta? Questa serie non deve raccontare la Storia per filo e per segno, teniamo presente che è romanzata, deve interessare il pubblico. Per quanto riguarda i costumi, ho letto da qualche parte che creano un’atmosfera molto dark, ma non dimentichiamo che, almeno nelle prime puntate, la famiglia è in fase di lutto. Per quanto riguarda i flashbacks, non so, a me piacciono (una questione di gusti) e non penso siano confusionari. E’ vero che è molto americanizzata come serie, ma è in co-produzione, non dimentichiamolo. Anche quando non leggo la scritta mi rendo subito conto che siamo nel passato, andiamo, basta guardare i personaggi. Sicuramente molte delle critiche sono condivisibili, ma a volte mi sembra che siano per partito preso. La RAI non dispone certo del budget dei produttori americani, è una televisione pubblica, deve sottostare a certe censure e a certi limiti e, soprattutto, non si rivolge allo stesso pubblico delle serie americane. Stiamo parlando del pubblico italiano che ha amato una serie come Non dirlo al mio capo, a dircela tutta (non per generalizzare he). Per quanto riguarda l’orario in cui va in onda la serie….mi sembra una critica inutile. La rai ha sempre messo la prima serata alle 21:30 praticamente, non vedo perché non debba farlo adesso. Ripeto, mi sembra che in molti si siano scagliati animatamente contro la serie tanto per. Ci sono tante cose da migliorare, ma personalmente io apprezzo lo sforzo di produrre qualcosa di diverso.
    P.s. Spero di non aver offeso nessuno, era solo la mia opinione.

  19. Avatar

    Mari

    2 Novembre 2016 at 23:33

    Questo mio commento è dettato da impressioni e sensazioni personali, quindi non parlerò con competenza…tuttavia, tengo ad esprimerlo per il semplice motivo che potrei dar voce a chi la pensa come me….ed io penso che la serie in questione sia molto bella e profonda…. intrisa di sentimenti nobili e vili allo stesso tempo ,così come deve essere….altrimenti non sarebbero umani i personaggi interpretati. Qualcuno qui ha scritto che Cosimo non ha espressività, non mostra sentimenti…. Ebbene, non concordo: gli occhi dell’attore, che interpreta lo storico personaggio, parlano ed esprimono tutti i sentimenti di un uomo che vorrebbe urlarli al mondo, ma che è schiavo di un’educazione, retaggio dell’epoca, che considera manifestazioni emotive come segno di debolezza. Qualcuno ha scritto che non comprende l’esibizione della nudità di Lorenzo nei riguardi di Contessina. ..Esprimerò la mia personalissima interpretazione: Lorenzo ,verso sua cognata, mostra senso di competizione misto a grande rispetto ( nella realtà storica, darà a sua figlia il nome di Contessina). Nella puntata in questione, Lorenzo si scontra aspramente con Contessina che oppone resistenza alla vendita dei lanifici. Questa conseguente esibizione della sua nudità, io la leggo come stupido tentativo maschile di ricordare alla volitiva cognata che lei è “soltanto” una donna e quindi deve rispettare scelte e decisioni dei maschi della famiglia. E Contessina ( personaggio stupendo) mostra tutto l’attaccamento possibile a questa famiglia, arrivando a mettere da parte , svariate volte, orgoglio e desideri personali. Piero ( Il gottoso, nelle memorie storiche) rispecchia, a mio parere, quello che deve essere stato all’epoca il cagionevole figlio di Cosimo. Per quanto concerne abbigliamento e trucco dell’epoca, documenti di quel secolo, quadri compresi, attestano che non vi è discrepanza tra ciò che era e ciò che viene rappresentato in questa serie. Le musiche della colonna sonora potrebbero apparire un pochino moderne a qualcuno, ma trovo, invece, che diano un tocco di originalità al contesto. Potrei criticare il fatto che Firenze non è perfettamente raffigurata come era realmente in quegli anni, oppure che il secondogenito di Cosimo e Contessina non sia menzionato…o , ancora, che , nella realtà, Giovanni muoia nel mese di febbraio ( di morte naturale)…mese in cui è impossibile trovare uva sulle vigne….ma sapete cosa penso? Penso che , se desiderassi una perfetta rappresentazione storica della saga dei Medici, andrei a cercarmela nelle enciclopedie e di certo non la pretenderei da una fiction. Io mi godo questa serie TV, reinterpretata ( anche la reinterpretazione è forma d’arte,insieme ai milioni di telespettatori che , in barba alle critiche negative ,la seguono ogni martedì sera. Perdonate la lungaggine. …

  20. Avatar

    Pia Esse

    4 Novembre 2016 at 10:38

    I de’ Medici sono stati grandissimi e questo è un fatto. La fiction che li vorrebbe celebrare è imbarazzante tanto è stupida e falsata… a cominciare da Giovanni, che morì serenamente nel suo letto e continuando con Rinaldo degli Albrizzi che non era affatto quel mostro di cattiveria, codardia e scarsa intelligenza che viene rappresentato: al contrario è stato un finissimo, colto e preparatissimo diplomatico oltre al fatto che non è morto ucciso dai sicari di Cosimo ma anche lui, come Giovanni, si è serenamente spento in età, per i tempi, avanzata. E non continuo per carità cristiana…Possibile che per la RAI il popolo italiano sia composto da gente ignorante manipolabile in qualsivoglia modo? Pia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recensioni

Buongiorno mamma recensione della serie con Raoul Bova

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo del protagonista da Raoul Bova.
Marida Caterini

Pubblicato

il

Buongiorno mamma recensione
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Canale 5 sta trasmettendo la serie Buongiorno mamma di cui vi proponiamo la recensione. Protagonisti della storia raccontata sono Guido e Anna Borghi interpretati rispettivamente da Raoul Bova e Maria Chiara Giannetta.

Tutto ruota intorno allo stato di coma profondo in cui è caduta Anna da sette anni.

Buongiorno mamma critica

Buongiorno mamma recensione

La serie è basata su una sceneggiatura che alterna momenti vissuti nel presente a flashback. Tutto per giustificare lo stato di coma profondo nel quale si trova la protagonista, madre di quattro figli. La donna, moglie di Guido Borghi, è stata vittima di una emorragia cerebrale che ha lasciato intatte le funzioni vitali, ma ha compromesso l’attività cerebrale.

Anna Borghi si trova in uno stato di terapia assistita che ricorda molto da vicino casi di cronaca reale. Tra questi l’esempio più calzante sembra essere riferito alla vicenda di Eluana Englaro, che aveva appassionato all’epoca l’opinione pubblica italiana dividendola in due fazioni.

È quello che accade anche nella fiction di Canale 5 in cui la situazione di Anna Borghi viene vista e analizzata secondo l’ottica personale ed individuale di ognuno dei componenti della famiglia. Il marito desidera tenerla ancora a casa dopo sette anni di coma profondo. La madre invece vuole porre fine ad una situazione che ritiene straziante, liberando la figlia dal corpo nel quale è ingabbiata, trasferendola in una clinica per malati terminali.

E poi ci sono le opinioni dei quattro figli di età differente che reagiscono in maniera diversa dinanzi alla madre in coma profondo.

Accanto alla disgrazia viene raccontata anche l’esuberanza giovanile e tutti i problemi dei quattro figli che vivono la loro età e le loro problematiche.

La sceneggiatura è stata difficile da inquadrare ed ha proceduto attraverso troppi flashback, tra l’altro estremamente veloci, soprattutto all’inizio. Ne hanno compromesso la comprensione immediata. Il telespettatore non aveva neppure il tempo di assuefarsi al passato che già si vedeva proiettato nel presente.

Rapidità di immagini, di contenuti e di situazioni si sono alternate senza un lasso temporale che potesse definirle in maniera univoca.

Buongiorno mamma ascolti

Ulteriori considerazioni

La colonna sonora tra l’altro è sottolineata da una musica molto triste e spesso monotona. E contribuisce a dar luogo ad una serie di tempi morti e di lungaggini, incrementati ancora di più da uno scorrere estremamente ritmato e rallentato degli eventi.

La pretesa della serie è di voler coniugare troppi ingredienti. Alla malattia ed alle tematiche giovanili, si unisce anche la linea mystery. A rappresentarla è soprattutto l’infermiera Agata, apparsa misteriosamente nella vita della famiglia Borghi. Intorno alla nuova venuta si sta delineando il solito mix di suspense e thriller che rimanda comunque ad una sorta di soap opera in stile moderno.

Solo sufficiente la prova di recitazione di Raoul Bova. Ovviamente, molto poco può dirsi di Maria Chiara Giannetta. Mentre i quattro figli e i personaggi più anziani, sembrano vivere staccati l’uno dall’altro senza aver mai raggiunto la coralità interpretativa che è alla base della riuscita di ogni racconto televisivo.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere

Recensioni

La Compagnia del Cigno 2 recensione della serie con Alessio Boni e Anna Valle

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo dei protagonisti da Anna Valle e Alessio Boni.
Marida Caterini

Pubblicato

il

La Compagnia del Cigno 2 recensione
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Rai 1 sta trasmettendo La Compagnia del Cigno 2 di cui vi proponiamo la recensione. La serie è interpretata tra gli altri, da Alessio Boni nel ruolo del maestro Luca Marioni e da Anna Valle che si cala nel ruolo di Irene Valeri. Ci sono poi i sette giovani studenti che, adesso stanno per diventare adulti e devono affrontare i problemi della loro esistenza quotidiana.

La Compagnia del Cigno 2 critica

La Compagnia del Cigno 2 recensione

Ideata da Ivan Controneo che ne ha curato la sceneggiatura con Monica Rametta, la seconda stagione della serie pone l’accento in particolare sull’amicizia dei sette studenti. Allievi del conservatorio che adesso hanno raggiunto la maggiore età ma si portano dietro ancora i complessi dell’età adolescenziale.

Sono in una fase di transizione umana e artistica nel corso della quale non riescono a discernere i vari aspetti della loro personalità. Sette storie differenti di vita vissuta e di sacrifici per portare avanti il sogno di diventare musicisti. Setti differenti modi di approccio alle tematiche dell’età giovanile nelle quali Cotroneo è un grande esperto. Il telespettatore under 20 tende a riconoscersi nelle problematiche studentesche, nei primi amori, nelle delusioni, nella malinconia, ma anche nell’euforia che Cotroneo ha dipinto molto bene in ognuno dei sette protagonisti.

Ad inquinare questa atmosfera che, solo apparentemente sembra idilliaca, appare, nella seconda stagione l’elemento di disturbo rappresentato dal direttore e maestro d’orchestra Teomar Kayà. E’ questo il personaggio chiave destinato a modificare l’andamento della sceneggiatura ed a cambiare radicalmente il corso degli eventi. Ed è qui che la serie cade nel patetico e, in qualche modo, nella soap opera. Il nuovo venuto è l’intruso che porta con se rabbia, rancore e vendetta provenienti da un passato che non è stato mai dimenticato. E si riaffaccia dopo 25 anni con tutta la forza di una vendetta tanto attesa.

Il nuovo maestro è il male che attacca il bene e lo inquina. Mandando a rotoli ogni buona intenzione della serie.

La Compagnia del Cigno 2 ascolti

Analisi dei personaggi

Certo, la sceneggiatura vuole puntare, per quanto riguarda i personaggi, soprattutto gli studenti, sul concetto dell’amicizia, una sorta di “Uno per tutti, Tutti per uno” che si concretizza in varie situazioni. Ma non tutte sono credibili. Alcune appaiono troppo spettacolarizzate solo per fini di audience e per catturare il telespettatore.

Al centro della serie c’è la musica colta e questo è sicuramente un pregio del racconto. C’è un percorso artistico che viene ben delineato nelle sue linee essenziali. Ma c’è anche troppa approssimazione nella schematicità delle tante vicende raccontate.

Alessio Boni, il Bastardo maestro Luca Marioni, riesce meno credibile rispetto al passato. Forse la serie poteva concludersi con la prima stagione. La seconda già appare una forzatura per la necessità di pescare nel torbido dei sentimenti umani a fini spettacolari.

Anna Valle non cambia. Cambiano le fiction da lei interpretate, ma resta rinchiusa nel suo schema di immobilismo recitativo. Molti i personaggi di contorno ad ognuno dei quali è affidato il ruolo di rendere al meglio la coralità recitativa. Sono i giovani protagonisti ad aver contribuito maggiormente al tentativo, non sempre riuscito.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere

Recensioni

La fuggitiva recensione della serie tv con Vittoria Puccini

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo della protagonista Arianna, da Vittoria Puccini.
Marida Caterini

Pubblicato

il

La fuggitiva recensione
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Rai 1 sta mandando in onda La fuggitiva serie tv di cui vi proponiamo la recensione. La fiction è interpretata da Vittoria Puccini nel ruolo della protagonista Arianna Comano accusata ingiustamente di aver ucciso il marito, assessore all’urbanistica di un piccolo centro nei pressi di Torino.

La fuggitiva critica

La fuggitiva recensione della serie tv

La fuggitiva è un prodotto che vuole coniugare atmosfere drammatiche e thriller ma con la pretesa di essere una serie d’azione. Misteri, segreti, un passato tragico alle spalle dei protagonisti, mai totalmente elaborato e superato, sono alcuni degli elementi caratteristici della serie.

La prima puntata inizia con flash back che si susseguono ininterrottamente fino alla conclusione. Sono sprazzi della vita della protagonista rapita in tenera età dopo che i genitori erano stati uccisi in seguito ad una rapina. Vi si aggiungano sullo sfondo le atmosfere del conflitto bosniaco e l’addestramento, forse più che militare, a cui la protagonista è stata sottoposta per sopravvivere.

Insomma una vita, quella di Arianna, piena di drammi come solo una serie tv può ricreare. Drammi che ricominciano quando viene accusata dell’omicidio del marito. La sceneggiatura tenta di imprimere allo scorrere degli eventi un ritmo estremamente veloce, più che ansiogeno. Costringendo il telespettatore a non avere un minimo di sosta tra una fuga e l’altra, tra un appostamento ed una aggressione. Ma il tentativo non è riuscito.

Non mancano anche le ingenuità nella costruzione di una trama che, per la maggior parte, si svolge on the road con una dovizia di esterni tra Torino e località limitrofe. Sono, infatti gli esterni urbanistici ad essere sempre in primo piano, fotografati con cura. La pulizia della fotografia, fa troppo spesso da contraltare agli sporchi affari che stanno dietro la morte del marito della protagonista. E ad una vicenda che, più va avanti, più mostra lati oscuri, intrighi, ossessioni mai superate, non solo dalla protagonista. Insomma un guazzabuglio infernale.

In questa mescolanza di ingredienti riesce difficile dare credibilità ad una storia che sembra essere stata costruita, sia pur con le dovute differenze, sul film cult Il fuggitivo con Harrison Ford. Una copia mal riuscita, talvolta anche maldestra nella gestione.

La fuggitiva ascolti

Analisi dei personaggi

Vittoria Puccini non ha ancora lasciato alle spalle la sua Elisa di Rivombrosa nella staticità delle espressioni. Sono trascorsi anni dal personaggio da soap. Ma, ad uno sguardo attento, la credibilità della recitazione resta la medesima. Per tutta la durata del film è una fuggitiva incompresa che spesso non riesce ad esprimere i suoi sentimenti ed a comunicarli al pubblico perché ingabbiata in un limitato schema recitativo. Naturalmente la sceneggiatura procede, soprattutto nei suoi confronti, in maniera fin troppo lineare. Alla fine, si sa, la sua innocenza verrà dimostrata con la scoperta di una rete di loschi affari. Una rete che ha già seminato, fin dall’inizio, molti cadaveri.

Medesima scarsa credibilità per Pina Turco, l’agente Michela che nasconde a sua volta un passato poco chiaro.

Infine: neanche ai cattivi riesce dimostrare fino in fondo la propria malvagità. E il pubblico si accorge che poco o nulla riesce convincente all’interno della serie.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere
Advertisement

Seguici su:

Di tendenza

Maridacaterini.it è una testata giornalistica iscritta al registro della stampa del tribunale di Roma, al numero 187/2015 - P.Iva 05263700659 – Tutti i diritti riservati

Copyright © 2021 www.maridacaterini.it