L’Aquila Grandi speranze serie tv | la recensione


L'Aquila - Grandi speranze serie tv | la recensione. Analisi critica della prima puntata della serie che racconta il terremoto del 6 aprile 2019 dopo un anno e mezzo.


Nel cast, tra gli altri attori, Giorgio Tirabassi, Giorgio Marchesi, Valentina Lodovino. Carlotta Natoli. Rutti e quattro sono riusciti a dare credibilità alla propria recitazione inserendosi in un contesto corale.

La vicenda inizia un anno e mezzo dopo il 6 aprile 2009 quando la prima emergenza post sisma è stata superata, alcuni abitanti hanno riavuto la propria casa ma troppe ferite sanguinano e la ricostruzione è un miraggio.

Al centro della storia raccontata, due nuclei familiari che vivono in maniera differente il dolore di una città distrutta e la sofferenza personale. Su tutto domina il desiderio di non arrendersi e la volontà di continuare a lottare per la ricostruzione che significa il prosieguo della vita. Questo messaggio è affidato ad un gruppo di ragazzini, molti dei quali alla loro prima esperienza su un set: il regista Marco Risi li ha selezionati  personalmente per ricreare uno spaccato de I ragazzi della via Pal all’interno della zona rossa, vietata alle persone ma non alle due giovanissime squadre che, come nel noto romanzo di Ferenc Molnár, si contendono una parte del territorio: in questo caso il Palazzo del Governo.

É’ un espediente narrativo per avvicinare alla serie il pubblico più giovane che si ritrova nelle dinamiche comportamentali dei propri coetanei. I tre giovanissimi attori recitano con convinzione e sono stati ben guidati dal regista che è riuscito ad ottenere da loro il massimo. I tre sono Andrea Pittorino, Gabriele Fiori e Rosa Enginoli. Sono loro a conferire alla serie il quid che ne fa la differenza.

La sceneggiatura, dopo un inizio apparentemente lento, procede successivamente senza intoppi nel rappresentare anche le dinamiche degli adulti. C’è una coppia che, dopo il sisma si accorge della scomparsa della figlioletta Costanza le cui ricerche vengono interrotte da parte delle forze dell’ordine. Un dolore nel dolore la cui conseguenza è la disgregazione della stessa coppia che ha un altro figlio: il ragazzino ha una sua maniera personale di elaborare l’accaduto. C’è il cittadino (Giorgio Tirabassi) che fa di tutto per poter ricostruire L’Aquila e c’è il costruttore (interpretato da Luca Barbareschi) che piomba sulla città per solidarietà ma anche per interessi personali.

E c’è la figlia adolescente Margherita che si trasferisce a l’Aquila ma ha problemi di inserimento: è l’occasione per parlare del disagio giovanile, argomento difficile portato avanti con semplicità e senza retorica.

Marco Risi ha dato continuità al racconto, ha unito le varie storie con un unico filo conduttore: rendere omaggio ad una città distrutta e alle vittime in nome della speranza in un futuro migliore.



One Reply to “L’Aquila Grandi speranze serie tv | la recensione”
  • Avatar

    Felice

    Da Aquilano dico che è una fiction vergognosa, non attinente minimamente alla realtà…bande di ragazzini che si contendono le macerie stile Gomorra, furti nelle case di aquilani da parte di altri aquilani…lasciate perdere, L’Aquila è altro e il terremoto anche.

Lascia un commento

Riempi tutti i campi per lasciare un tuo commento. Il tuo indirizzo non verrà pubblicato

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*