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Il collegio la recensione

Riflessioni sulla prima puntata del docu-reality in onda su Rai 2 che riporta indietro, nella scuola degli anni '60, 18 studenti di oggi
Marida Caterini

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Riflessioni sulla prima puntata del docu-reality in onda su Rai 2 che riporta indietro, nella scuola degli anni '60, 18 studenti di oggi
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Sbandierato come un evento unico ed eccezionale dalla rete diretta da Ilaria Dallatana, il Collegio ha mostrato subito l’assenza di una pur minima credibilità. Programma maldestro, basato su un copione discutibile per le modalità con cui è stato scritto, non ha rivelato nulla di originale se non la presunzione della rete di rincorrere un pubblico giovane che non si riconosce in nessuna delle sue proposte. Tanto meno in questa.

 I giovanissimi protagonisti per fisicità, comportamenti, modi di porsi e di studiare, non hanno nulla in comune con i colleghi di un’epoca così lontana. E dimostrano tutta la propria insofferenza per regole che non appartengono alla loro generazione.

Insomma la sensazione è di trovarsi dinanzi ad una recita scolastica (con tutto il rispetto per questo genere) mal riuscita, guardata con malinconia e persino con irritazione da un pubblico che si aspettava molto di più. Inoltre, il tentativo di ricreare l’ambientazione e la severità educativa del 1960, si è scontrato con il montaggio poco efficace e scialbo e con il succedersi di filmati d’epoca che avrebbero dovuto essere esplicativi. Invece riescono a rendere ancora più monotona tutta la successione dei giorni in classe dei ragazzi.

Come in ogni docu- reality c’è la voce narrante: nel caso de Il collegio ci pensa Giancarlo Magalli a spiegare quanto accade ed a cercare un fil rouge tra il passato e il presente raccontato. Dovrebbe essereci ironia nella narrazione del povero Magalli che, purtroppo, contribuisce, chissà quanto consapevolmente, a rafforzare il senso di inadeguatezza della scrittura dei testi. Si avverte subito che sono vani gli sforzi per far rispettare le regole agli studenti in tutte le fasi della vita del Collegio. Dai cosiddetti sorveglianti ai docenti, impacciati e fuori luogo oltre che fuori epoca, tutto è forzatamente costruito e irreale.

Non ha funzionato la costosa macchina del tempo costruita da Rai2 in un inutile sussulto di originalità.

Naturalmente è rispettato il decalogo del docu-reality o peggio del reality i cui protagonisti sono tra l’altro minorenni. Ognuno degli studenti, infatti, fa le proprie considerazioni, esprime le proprie impressioni al punto che, spesso, sembra di essere precipitati nelle cucine di qualche talent dedicato agli under 16. 

Il Collegio segue le varie lezioni degli studenti e, quel che viene messo in evidenza in maniera purtroppo chiara, è il senso di impreparazione degli stessi e le risposte assurde, persino divertenti, che hanno fornito ad alcune domande degli insegnanti. Sembrava di essere ad Avanti un altro! oppure a La pupa e il secchione. Mancava solo Francesca Cipriani ingabbiata in una divisa studentesca con il suo strabordante décolleté.

Infine arrivano, puntuali, il crollo dei ragazzi e le telefonate disperate ai genitori all’insegna del “non ce la faccio più”. Da non sottovalutare la lunga durata del docu-reality che ha contribuito ad affossare definitivamente l’inutile prodotto.

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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3 Comments

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  1. Avatar

    Gianni Beltrame

    3 Gennaio 2017 at 14:57

    Ma davvero la Signora Caterini vanta quei titoli di critica che sono elencati nel suo profilo ?
    Ovviamente un programma può piacere o non piacere, può essere ben impostato o meno, può essere definito bello o brutto, ma quanto scritto dalla Signora Caterini nella sua critica, a mio parere è solo un modo per uscire dal coro e dire: io vedo cose che voi umani ecc….
    E’ ovvio che un pubblico giovane non si riconosce in questa proposta (non credo di dover spiegare il perchè).
    Come può affermare :” guardata con malinconia e persino con irritazione da un pubblico che si aspettava molto di più”. Su quali basi scrive questo ? Lei si definisce “IL PUBBLICO” ? La prima puntata è stata trasmessa ieri sera e Lei si fa portavoce di tutto il pubblico che vi ha assistito? A quante persone ha chiesto il parere ?
    Altra sua frase:”Dai cosiddetti sorveglianti ai docenti, impacciati e fuori luogo oltre che fuori epoca, tutto è forzatamente costruito e irreale.” Forse la Signora non ha ben capito che i ragazzi non sono stati REALMENTE trasportati indietro nel tempo, ma stanno RIVIVENDO le realtà (e confermo che era proprio così) dei loro coetanei dell’epoca.
    Per quanto riguarda il format del reality, mi sembra evidente che la presenza a noi nascosta delle telecamere sia ben visibile ai ragazzi e ne influenzi in parte i comportamenti, che, comunque, mi sembrano abbastanza veritieri.
    Quel che io leggo in questa trasmissione è il baratro di cultura, di educazione, di rispetto per le regole e per il prossimo che emerge tra la società di quel tempo e quella dei giorni nostri, ma anche il fatto che i ragazzi, se ben seguiti, in primis dai genitori (piercings, tatuaggi, costosi smartphon, shopping selvaggio, a 14 anni ???) e poi dalla scuola (come si fa a promuovere tanta ignoranza???), sono per lo più disponibili ad accogliere, o quantomeno a valutare, i valori sopra indicati.
    Gentile Signora Caterini, la invito a ripensare con uno spirito un po’ più sereno a quello che è stata l’intenzione degli autori del programma, che, a mio modesto parere, non da critico televisivo, ma da persona che ha vissuto gli anni 60 e sta vivendo l’oggi, credo abbia aperto una nuova finestra, e, forse, qualcuno vedrà una nuova luce.

    Con cordialità.

  2. Avatar

    Roberto Grandis

    24 Gennaio 2017 at 12:19

    Quanto mi sento distante dalla recensione di Marida Caterini! A chi ha avuto la fortuna, nella vita, di vivere situazioni similari, IL COLLEGIO è sembrato invece un grande capolavoro, capace di fare riflettere seriamente sul crollo di certa pedagogia giovanilistica oggi molto frequentata. Ho trovato il reality ben fatto ed anche originale, capace di trasmettere luci ed ombre di una scuola (quella attuale) totalmente impoverita rispetto al passato e di una educazione che, purtroppo, fa acqua da molte parti.

  3. Avatar

    Ornella

    24 Ottobre 2019 at 16:35

    Sono anch’io d’accordo con i due commenti precedenti che sono in contrasto con quanto scritto dalla giornalista Caterini.
    Per ragazzi e ragazzi che si trovano nell’età 13-16 anni e che vivono la scuola di oggi, i comportamenti dei coetanei, il bullismo, la mancanza di attenzione a volte della famiglia e spesso lo scarso impegno e a volte la prepotenza e la vessazione di alcuni docenti l’assistere ad una scuola ed a metodi educativi severi si ma appunto volti a far capire l’importanza dei divieti o dei sacrifici imposti ai ragazzi puo’ essere un modo per creare in loro una possibilità di riscatto da certe mancanze all’interno del corpo docente e comunque da parte di chi li dovrebbe seguire ed educare. Si crea penso un momento di riflessione che certamente ha una sua valenza.

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Recensioni

La Compagnia del Cigno 2 recensione della serie con Alessio Boni e Anna Valle

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo dei protagonisti da Anna Valle e Alessio Boni.
Marida Caterini

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La Compagnia del Cigno 2 recensione
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Rai 1 sta trasmettendo La Compagnia del Cigno 2 di cui vi proponiamo la recensione. La serie è interpretata tra gli altri, da Alessio Boni nel ruolo del maestro Luca Marioni e da Anna Valle che si cala nel ruolo di Irene Valeri. Ci sono poi i sette giovani studenti che, adesso stanno per diventare adulti e devono affrontare i problemi della loro esistenza quotidiana.

La Compagnia del Cigno 2 critica

La Compagnia del Cigno 2 recensione

Ideata da Ivan Controneo che ne ha curato la sceneggiatura con Monica Rametta, la seconda stagione della serie pone l’accento in particolare sull’amicizia dei sette studenti. Allievi del conservatorio che adesso hanno raggiunto la maggiore età ma si portano dietro ancora i complessi dell’età adolescenziale.

Sono in una fase di transizione umana e artistica nel corso della quale non riescono a discernere i vari aspetti della loro personalità. Sette storie differenti di vita vissuta e di sacrifici per portare avanti il sogno di diventare musicisti. Setti differenti modi di approccio alle tematiche dell’età giovanile nelle quali Cotroneo è un grande esperto. Il telespettatore under 20 tende a riconoscersi nelle problematiche studentesche, nei primi amori, nelle delusioni, nella malinconia, ma anche nell’euforia che Cotroneo ha dipinto molto bene in ognuno dei sette protagonisti.

Ad inquinare questa atmosfera che, solo apparentemente sembra idilliaca, appare, nella seconda stagione l’elemento di disturbo rappresentato dal direttore e maestro d’orchestra Teomar Kayà. E’ questo il personaggio chiave destinato a modificare l’andamento della sceneggiatura ed a cambiare radicalmente il corso degli eventi. Ed è qui che la serie cade nel patetico e, in qualche modo, nella soap opera. Il nuovo venuto è l’intruso che porta con se rabbia, rancore e vendetta provenienti da un passato che non è stato mai dimenticato. E si riaffaccia dopo 25 anni con tutta la forza di una vendetta tanto attesa.

Il nuovo maestro è il male che attacca il bene e lo inquina. Mandando a rotoli ogni buona intenzione della serie.

La Compagnia del Cigno 2 ascolti

Analisi dei personaggi

Certo, la sceneggiatura vuole puntare, per quanto riguarda i personaggi, soprattutto gli studenti, sul concetto dell’amicizia, una sorta di “Uno per tutti, Tutti per uno” che si concretizza in varie situazioni. Ma non tutte sono credibili. Alcune appaiono troppo spettacolarizzate solo per fini di audience e per catturare il telespettatore.

Al centro della serie c’è la musica colta e questo è sicuramente un pregio del racconto. C’è un percorso artistico che viene ben delineato nelle sue linee essenziali. Ma c’è anche troppa approssimazione nella schematicità delle tante vicende raccontate.

Alessio Boni, il Bastardo maestro Luca Marioni, riesce meno credibile rispetto al passato. Forse la serie poteva concludersi con la prima stagione. La seconda già appare una forzatura per la necessità di pescare nel torbido dei sentimenti umani a fini spettacolari.

Anna Valle non cambia. Cambiano le fiction da lei interpretate, ma resta rinchiusa nel suo schema di immobilismo recitativo. Molti i personaggi di contorno ad ognuno dei quali è affidato il ruolo di rendere al meglio la coralità recitativa. Sono i giovani protagonisti ad aver contribuito maggiormente al tentativo, non sempre riuscito.


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La fuggitiva recensione della serie tv con Vittoria Puccini

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo della protagonista Arianna, da Vittoria Puccini.
Marida Caterini

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La fuggitiva recensione
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Rai 1 sta mandando in onda La fuggitiva serie tv di cui vi proponiamo la recensione. La fiction è interpretata da Vittoria Puccini nel ruolo della protagonista Arianna Comano accusata ingiustamente di aver ucciso il marito, assessore all’urbanistica di un piccolo centro nei pressi di Torino.

La fuggitiva critica

La fuggitiva recensione della serie tv

La fuggitiva è un prodotto che vuole coniugare atmosfere drammatiche e thriller ma con la pretesa di essere una serie d’azione. Misteri, segreti, un passato tragico alle spalle dei protagonisti, mai totalmente elaborato e superato, sono alcuni degli elementi caratteristici della serie.

La prima puntata inizia con flash back che si susseguono ininterrottamente fino alla conclusione. Sono sprazzi della vita della protagonista rapita in tenera età dopo che i genitori erano stati uccisi in seguito ad una rapina. Vi si aggiungano sullo sfondo le atmosfere del conflitto bosniaco e l’addestramento, forse più che militare, a cui la protagonista è stata sottoposta per sopravvivere.

Insomma una vita, quella di Arianna, piena di drammi come solo una serie tv può ricreare. Drammi che ricominciano quando viene accusata dell’omicidio del marito. La sceneggiatura tenta di imprimere allo scorrere degli eventi un ritmo estremamente veloce, più che ansiogeno. Costringendo il telespettatore a non avere un minimo di sosta tra una fuga e l’altra, tra un appostamento ed una aggressione. Ma il tentativo non è riuscito.

Non mancano anche le ingenuità nella costruzione di una trama che, per la maggior parte, si svolge on the road con una dovizia di esterni tra Torino e località limitrofe. Sono, infatti gli esterni urbanistici ad essere sempre in primo piano, fotografati con cura. La pulizia della fotografia, fa troppo spesso da contraltare agli sporchi affari che stanno dietro la morte del marito della protagonista. E ad una vicenda che, più va avanti, più mostra lati oscuri, intrighi, ossessioni mai superate, non solo dalla protagonista. Insomma un guazzabuglio infernale.

In questa mescolanza di ingredienti riesce difficile dare credibilità ad una storia che sembra essere stata costruita, sia pur con le dovute differenze, sul film cult Il fuggitivo con Harrison Ford. Una copia mal riuscita, talvolta anche maldestra nella gestione.

La fuggitiva ascolti

Analisi dei personaggi

Vittoria Puccini non ha ancora lasciato alle spalle la sua Elisa di Rivombrosa nella staticità delle espressioni. Sono trascorsi anni dal personaggio da soap. Ma, ad uno sguardo attento, la credibilità della recitazione resta la medesima. Per tutta la durata del film è una fuggitiva incompresa che spesso non riesce ad esprimere i suoi sentimenti ed a comunicarli al pubblico perché ingabbiata in un limitato schema recitativo. Naturalmente la sceneggiatura procede, soprattutto nei suoi confronti, in maniera fin troppo lineare. Alla fine, si sa, la sua innocenza verrà dimostrata con la scoperta di una rete di loschi affari. Una rete che ha già seminato, fin dall’inizio, molti cadaveri.

Medesima scarsa credibilità per Pina Turco, l’agente Michela che nasconde a sua volta un passato poco chiaro.

Infine: neanche ai cattivi riesce dimostrare fino in fondo la propria malvagità. E il pubblico si accorge che poco o nulla riesce convincente all’interno della serie.


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Recensioni

Un passo dal cielo 6: i guardiani la recensione della serie con protagonista Daniele Liotti

Analisi e riflessioni critiche sulla serie interpretata nel ruolo del protagonista da Daniele Liotti.
Marida Caterini

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Un passo dal cielo 6 recensione
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Rai 1 sta trasmettendo Un passo dal cielo 6: i guardiani di cui vi proponiamo la recensione.

La sesta stagione della serie ha confermato i personaggi principali tra i quali il protagonista Francesco Neri interpretato da Daniele Liotti. L’attore è alla sua terza esperienza nella serie che prevede molte new entry tra cui Giusy Buscemi. Inoltre la fiction ha cambiato location.

Un passo dal cielo 6 critica

Un passo dal cielo 6 – recensione

Francesco Neri è di nuovo protagonista di una storia che coniuga atmosfere da commedia con ingredienti misteriosi e una trama che si sviluppa orizzontalmente sugli eventi personali dello stesso comandante della Forestale.

La serie si è trasferita dall’Alto Adige al Veneto. Punto forte ancora una volta è la bellezza mozzafiato dei paesaggi. Il fascino spettacolare dell’ambiente circostante e delle montagne rappresentano il vero e proprio coprotagonista degli eventi raccontati.

Eventi il più delle volte drammatici all’interno dei quali si mescola una vena di sano buonismo. La trama in queste puntate rappresenta un vero e proprio spartiacque con il passato. Ma anche questa volta si fa affidamento su eventi di cronaca nera e di misteri come già era accaduto precedentemente.

La novità rispetto alle serie andate in onda è una sensazione di minore tormento nel quale si dibatte il protagonista. Demoni e rimorsi che lo hanno tenuto prigioniero dalla quarta serie in poi sembrano, solo momentaneamente, stemperati in una atmosfera che aggiunge agli altri ingredienti anche la pura commedia.

È proprio la bellezza straripante dei paesaggi a fare da contraltare alla drammaticità delle situazioni. Più il cielo è splendente, più il dramma incombe sui personaggi. La linea orizzontale del racconto è caratterizzata anche da una vicenda che ha un inizio con la prima puntata ed una fine con l’ultima. All’interno altri casi di cronaca di cui Francesco Neri si occupa insieme al suo assistente Vincenzo Nappi. Ed è proprio da questo personaggio che vengono i principali elementi da commedia e i toni più leggeri che caratterizzano le varie situazioni.

Certo Daniele Liotti parla più con il suo fisico che con la recitazione. Ed è questo un elemento di sicuro appeal per il pubblico trasversale della rete.

Un passo dal cielo 6 ascolti

Regia e recitazione

Per ovviare ad una recitazione sicuramente non ottimale, la regia punta soprattutto sul paesaggio. Le più suggestive località delle Dolomiti fanno da cornice alle vicende del comandante della Forestale Francesco Neri e riescono ad impressionare in maniera così favorevole il telespettatore da incentivarlo a non cambiare canale.

Tutto si regge dunque su una regia attenta ed oculata che riesce a salvare la mediocrità della fiction. Ci riferiamo in particolare alla recitazione ed anche alla sceneggiatura che, tra l’altro, ripropone quasi pedissequamente gli schemi del passato. Tutto questo nonostante Rai Fiction abbia voluto dare alla serie una ventata di nuova vitalità cambiandone il titolo ne Un passo dal cielo 6: I guardiani.

Infine non è secondario, oltre l’aspetto paesaggistico, quello ambientale. La salvaguardia dell’ambiente infatti è uno dei pilastri della serie fin dagli esordi.


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