Così lontani, così vicini, la recensione



 La prima delle quattro puntate è andata in onda il 20 dicembre in prima serata dopo un estenuante cambiamento di date. Abbiamo assistito a quattro storie di persone comuni che cercavano familiari da cui erano stati allontanati a causa di eventi quasi sempre drammatici. Il più frequente è stato l’abbandono di figli da parte di genitori impossibilitati a mantenerli. Bimbi finiti in un orfanatrofio e successivamente dati in adozione. Certo, la ricerca delle proprie origini è stato l’elemento trainante, come è giusto che sia. Ma c’era troppa lentezza nel procedere del programma, ritmi quasi al rallentatore che contrastavano e stridevano con la velocità con cui Cristina Parodi riusciva a trovare le persone alle quali si tentava di arrivare. A rendere quasi sonnolenta la sceneggiatura del programma, una sorta di docu-reality, contribuivano anche le musiche di sottofondo che non cambiavano neppure nel momento solenne del ricongiungimento e dell’abbraccio liberatorio.

In questo modo, dopo la seconda vicenda, sembrava di assistere ad un copione già noto nel quale a cambiare erano solo i partecipanti. Invece il format originale Find my family, che sta andando in onda in seconda serata su La5 e a cui Cosiì vicini, così lontani si ispira, presenta una maggiore vivacità sia nella regia che nell’impaginazione delle immagini regsitrate. E, sotto questo aspetto, si segue con maggiore attenzione.

La sensazione è che gli autori abbiamo voluto evitare la retorica della parola e il falso sentimentalismo, ma abbiamo poi riversato questi ingredienti nella stessa impaginazione del docu- reality, rallentando ogni gesto, ogni azione dei protagonisti, E soffermando la telecamera non solo sui primi piani dei protagonisti ma, questa è la novità, anche  sul paesaggio che faceva da cornice alla storia. Soprattutto nella vicenda di Ever, il ragazzoi brasiliano adottato da una famiglia italiana, si è vista questa tendenza. Va aggiunto anche un altro elemento: in Brasile dove si è recata la Parodi, sono state più volte inquadrate scene di routine quotidiana, persone che si muovevano nella loro povera vita quotidiana in un susseguirsi di immagini che talvolta evocavano persino Pechino Express.

Così come è strutturata, la trasmissione rischia di non interessare il pubblico per quattro lunghe puntate. Probabilmente serve soltanto a “sdoganare” Cristina Parodi dal gossip a cui si è dedicata per anni (attraverso Verissmo su Camale 5 di cui è stata la storica conduttrice). Tentativo per ora non riuscito. Albano, infine, dovrà rassegnarsi: il ruolo del narratore non gli si addice. C’è poi la considerazione che troppo spesso sembrava ancora di vederlo aggirarsi tra i campi profughi di Mission.



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