Non è mai troppo tardi, la recensione


Riflessioni sulla miniserie interpretata da Claudio Santamaria


 La miniserie Non è mai troppo tardi,di cui è andata in onda la prima puntata lunedì 24 febbraio, ha tentato di far conoscere anche ai telespettatori più giovani il concetto di missione educativa che il maestro d’Italia aveva dell’insegnamento. Soprattutto se gli studenti sono ragazzi disadattati, con un passato difficile alle spalle e un futuro ancor più incerto in prospettiva. Avere dell’insegnamento una visione così elevata è certamente un messaggio postivo in una società e soprattutto in una scuola che non ha più valori di riferimento.

Dunque un aspetto positivo la miniserie diretta da Giacomo Campiotti l’ha mostrato. Ma la sceneggiatura e lo svolgimento degli eventi raccontati erano immersi in una tale atmosfera di buonismo, spesso melodrammatico, da evocare il famoso libro Cuore di De Amicis.

Certo, i ragazzi carcerati ai quali Alberto Manzi ha insegnato, erano abbastanza ben delineati in alcuni tratti. Raifiction sta dimostrando di saper dare spazio agli under venti, purtroppo, però, anche l’evoluzione del comportamento dei giovani dietro le sbarre segue un clichè scontato e prevedibile. Abbiamo riconosciuto, tra i volti dei piccoli carcerati, quello di Rocco, “l’impresciindibile” che si trova in coma nella serie Braccialetti rossi, interpretato dall’attore Lorenzo Guidi.

Ma lo scorrere di ogni pur piccolo evento verso una conclusione positiva del bene che vince sempre sul male, è apparsa troppo superficiale e approssimata. Insomma, con tutto l’affetto che gli italiani dell’epoca hanno avuto per Alberto Manzi, il maestro è stato pur sempre un essere umano non un “santino” come, invece, la fiction ha voluto presentarlo.

Claudio Santamaria, nel ruolo del protagonista fa il suo meglio e riesce a dare qualche credibilità al personaggio. Un compito difficile da affrontare in quanto il maestro è divento una vera e propria icona dell’insegnamento in tv. Nicole Grimaudo, nel ruolo di Ida, la moglie, è appena passabile.

Intorno a tutta la vicenda ruota una ricostruzione molto approssimativa: esterni inesistenti, grossolani e ripresi a distanza ravvicinata per esigenze di spending review. Una confezione molto scarna, quasi l’involucro in cui la figura del maestro è contenuta, non avesse alcuna importanza. Non basta qualche bicicletta, una vecchia auto dell’epoca e sporadici passanti per caratterizzare un periodo storico. E infatti la sensazione finale è stata di una fiction realizzata in maniera artigianale ma molto superficiale, che non fa onore a Barbagallo, produttore della serie.  Si è avuta netta la sensazione che si puntasse solo sulla forza del maestro e tutto il resto fosse considerto solo un inutile contorno.



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