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Leonardo: recensione della serie evento di Rai 1

Analisi e riflessioni critiche della serie tv evento trasmessa da Rai 1 in quattro puntate.
Marida Caterini

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Leonardo serie tv recensione
Analisi e riflessioni critiche della serie tv evento trasmessa da Rai 1 in quattro puntate.
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Rai 1 ha trasmesso la prima puntata della serie tv Leonardo di cui vi proponiamo la recensione. Nel ruolo del protagonista i telespettatori hanno incontrato l’attore Aidan Turner, mentre nel cast, tra gli interpreti italiani Giancarlo Giannini (Andrea Del Verrocchio) e Matilda De Angelis (Caterina da Cremona).

Leonardo serie tv recensione critica

Leonardo serie tv la recensione

La serie televisiva presenta molti aspetti radicalmente inventati dagli sceneggiatori. Tra questi tutta la vicenda che riguarda il personaggio di Caterina da Cremona. Una rappresentazione completamente fantasiosa che finisce per spiazzare il telespettatore e gettare una luce di incertezza sulla credibilità di quanto raccontato. É come se la sceneggiatura si fosse impadronita di Leonardo Da Vinci e lo avesse trasformato nel protagonista di una soap opera immergendolo in un mondo irreale in cui si avverte molta fragilità strutturale.

A contribuire alla sensazione di scarsa aderenza alla realtà storica anche altri eventi che sono stati romanzati rimandando la sensazione di poca credibilità. Tutto è troppo superficiale nella resa spettacolare e recitativa, immerso in un mondo dove la luce, che è una delle caratteristiche di tutta l’arte di Leonardo, viene invece trascurata. Nonostante l’impegno mastodontico per la ricostruzione delle città di Milano e Firenze, nonostante la notevolissima opera di ricerca delle fonti storiche e biografiche, molto della vita di Leonardo ci viene riconsegnato in tv sotto forma di una sorta di feuilleton medievale.

Peccato. E’ stata persa un’occasione per veicolare un messaggio di cultura italiana nel mondo. Ovvero l’approccio di Leonardo ad un pubblico internazionale che già conosceva l’artista grazie alle sue opere disseminate in tutto il mondo. Se è vero che Leonardo appartiene all’umanità, è anche vero che la sua figura deve essere inserita in un contesto reale e non immaginario. Su questo substrato da telenovela si inserisce una realizzazione altrettanto fantasiosa a cui contribuiscono anche le performance degli attori.

Analisi dei personaggi

Aidan Turner nel ruolo di Leonardo Da Vinci è un artista che non ha nulla del vero personaggio. É un attore moderno che vive nella sua modernità e non riesce mai a raggiungere credibilmente la biografia che ci ha consegnato la storia. Appena sufficiente la sua performance. Certamente un attore italiano avrebbe reso maggiormente, magari con un trucco che evocasse i tratti personali del genio Da Vinci.

Buona la resa recitativa di Matilda De Angelis che riesce a dare al suo personaggio di Caterina da Cremona, molto di fantasia, una sorta di impalpabile credibilità. Ma non basta. Riuscita anche la prova di Giancarlo Giannini nel ruolo di Andrea Del Verrocchio, il primo maestro di Leonardo. Per il resto del cast: si è cercata una coralità recitativa che solo a tratti è stata accettabile.

Infine, si è aggiunta al racconto una atmosfera tra il giallo e il poliziesco. Lo si è fatto con l’indagine su un omicidio in cui viene coinvolto lo stesso Leonardo. Un ulteriore espediente strappa audience con poca, pochissima resa.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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5 Comments

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  1. Avatar

    daisy lazzeri

    24 Marzo 2021 at 10:11

    sono d’accordo con la caterini ma mi spingo oltre nella critica.L’identita’ di soap opera spicca inesorabilmente su tutta la proiezione.La delusione arriva quando nell’attesa di un prodotto di alto contenuto di regia,sceneggiatura e recitazione ti vedi arrivare un racconto che,anche se ha tratti di veridicita’,ha l’aria di un mieloso polpettone in cui l’unica figura credibile è quella del verrocchio,recitata per altro da uin attore di un livello che nulla ha a che spartire con le altre mediocri figure presenti.INsomma,un prodotto di spessore bassissimo,in tutte le sue sfaccettature,che puo’ andar bene come serial per rete 4 ma non puo’ avere le ambizioni che dichiara.

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    Cucciolo

    25 Marzo 2021 at 14:50

    Assolutamente d’accordo con Marida Caterini e Daisy Lazzeri, aggiungo che Leonardo è stato apprendista del Verrocchio a circa 17 anni e l’unica Caterina nella storia del protagonista era la madre. Quindi si tratta solamente di una “Soap opera” “fake news” ove il nome del genio Da Vinci serve solamente per attirare telespettatori.

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    giovanni fioravanti

    25 Marzo 2021 at 18:38

    Critica acuta e condivisibile, ma troppo benevola. Aggiungerei che al protagonista manca solo cavallo e fucile per essere un cowboy di spaghetti-western: Giannini – unico grande attore presente – ci presenta un Verrocchio gustoso e divertente, ma più una macchietta che un grande artista. Dissento poi totalmente sul giudizio positivo della giovane protagonista: il personaggio – in pratica inventato di sana pianta – non regge, visto che sembra importato direttamente da “un posto al sole”; l’attrice, poverina, non è dissimile da tante graziose commesse dei supermercati, nonostante gli sforzi erculei di costumisti e truccatori. Molti decenni fa ci fu un “Leonardo” con Philippe Leroy: sarà per la bellissima sigla cantata da Ornella vanoni su testo di Leonardo stesso, ma… veramente un’altra cosa.

  4. Avatar

    Brigitte

    31 Marzo 2021 at 13:52

    Mi dispiace ma è un disastro ! Leonardo da Vinci, genio del Rinascimento meritava di meglio di questa serie ridicola e per niente credibile che riempe tutte le caselle del politicamente corretto . Si scopre anche che il maestro era vegetariano… Tutto suona falso, la musa ispiratrice Caterina da Cremona sembra uscita da un reality show … Così come i dialoghi, come ad esempio quando Caterina dichiara quando Leonardo la accompagna «credi che mi faccia costruire una villa in riva al mare?»…..?! A troppo voler entrare in risonanza con le tematiche attuali, il regista si è allontanato troppo dalla realtà storica e ci annoia profondamente.

  5. Avatar

    Brigitte

    31 Marzo 2021 at 13:55

    Leonardo da Vinci, genio del Rinascimento meritava di meglio di questa serie ridicola e per niente cridibile che riempe tutte le caselle del politicamente corretto . Si scopre anche che il maestro era vegetariano… Tutto suona falso, la musa ispiratrice Caterina da Cremona sembra uscita da un reality show … l’attrice e simpatica ma non adatta à una serie di grande Così come i dialoghi, come ad esempio quando Caterina dichiara quando Leonardo la accompagna «credi che mi faccia costruire una villa in riva al mare?». A troppo voler entrare in risonanza con le tematiche attuali, il regista si è allontanato troppo dalla realtà storica e ci annoia profondamente.

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La Compagnia del Cigno 2 recensione della serie con Alessio Boni e Anna Valle

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo dei protagonisti da Anna Valle e Alessio Boni.
Marida Caterini

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La Compagnia del Cigno 2 recensione
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Rai 1 sta trasmettendo La Compagnia del Cigno 2 di cui vi proponiamo la recensione. La serie è interpretata tra gli altri, da Alessio Boni nel ruolo del maestro Luca Marioni e da Anna Valle che si cala nel ruolo di Irene Valeri. Ci sono poi i sette giovani studenti che, adesso stanno per diventare adulti e devono affrontare i problemi della loro esistenza quotidiana.

La Compagnia del Cigno 2 critica

La Compagnia del Cigno 2 recensione

Ideata da Ivan Controneo che ne ha curato la sceneggiatura con Monica Rametta, la seconda stagione della serie pone l’accento in particolare sull’amicizia dei sette studenti. Allievi del conservatorio che adesso hanno raggiunto la maggiore età ma si portano dietro ancora i complessi dell’età adolescenziale.

Sono in una fase di transizione umana e artistica nel corso della quale non riescono a discernere i vari aspetti della loro personalità. Sette storie differenti di vita vissuta e di sacrifici per portare avanti il sogno di diventare musicisti. Setti differenti modi di approccio alle tematiche dell’età giovanile nelle quali Cotroneo è un grande esperto. Il telespettatore under 20 tende a riconoscersi nelle problematiche studentesche, nei primi amori, nelle delusioni, nella malinconia, ma anche nell’euforia che Cotroneo ha dipinto molto bene in ognuno dei sette protagonisti.

Ad inquinare questa atmosfera che, solo apparentemente sembra idilliaca, appare, nella seconda stagione l’elemento di disturbo rappresentato dal direttore e maestro d’orchestra Teomar Kayà. E’ questo il personaggio chiave destinato a modificare l’andamento della sceneggiatura ed a cambiare radicalmente il corso degli eventi. Ed è qui che la serie cade nel patetico e, in qualche modo, nella soap opera. Il nuovo venuto è l’intruso che porta con se rabbia, rancore e vendetta provenienti da un passato che non è stato mai dimenticato. E si riaffaccia dopo 25 anni con tutta la forza di una vendetta tanto attesa.

Il nuovo maestro è il male che attacca il bene e lo inquina. Mandando a rotoli ogni buona intenzione della serie.

La Compagnia del Cigno 2 ascolti

Analisi dei personaggi

Certo, la sceneggiatura vuole puntare, per quanto riguarda i personaggi, soprattutto gli studenti, sul concetto dell’amicizia, una sorta di “Uno per tutti, Tutti per uno” che si concretizza in varie situazioni. Ma non tutte sono credibili. Alcune appaiono troppo spettacolarizzate solo per fini di audience e per catturare il telespettatore.

Al centro della serie c’è la musica colta e questo è sicuramente un pregio del racconto. C’è un percorso artistico che viene ben delineato nelle sue linee essenziali. Ma c’è anche troppa approssimazione nella schematicità delle tante vicende raccontate.

Alessio Boni, il Bastardo maestro Luca Marioni, riesce meno credibile rispetto al passato. Forse la serie poteva concludersi con la prima stagione. La seconda già appare una forzatura per la necessità di pescare nel torbido dei sentimenti umani a fini spettacolari.

Anna Valle non cambia. Cambiano le fiction da lei interpretate, ma resta rinchiusa nel suo schema di immobilismo recitativo. Molti i personaggi di contorno ad ognuno dei quali è affidato il ruolo di rendere al meglio la coralità recitativa. Sono i giovani protagonisti ad aver contribuito maggiormente al tentativo, non sempre riuscito.


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La fuggitiva recensione della serie tv con Vittoria Puccini

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo della protagonista Arianna, da Vittoria Puccini.
Marida Caterini

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La fuggitiva recensione
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Rai 1 sta mandando in onda La fuggitiva serie tv di cui vi proponiamo la recensione. La fiction è interpretata da Vittoria Puccini nel ruolo della protagonista Arianna Comano accusata ingiustamente di aver ucciso il marito, assessore all’urbanistica di un piccolo centro nei pressi di Torino.

La fuggitiva critica

La fuggitiva recensione della serie tv

La fuggitiva è un prodotto che vuole coniugare atmosfere drammatiche e thriller ma con la pretesa di essere una serie d’azione. Misteri, segreti, un passato tragico alle spalle dei protagonisti, mai totalmente elaborato e superato, sono alcuni degli elementi caratteristici della serie.

La prima puntata inizia con flash back che si susseguono ininterrottamente fino alla conclusione. Sono sprazzi della vita della protagonista rapita in tenera età dopo che i genitori erano stati uccisi in seguito ad una rapina. Vi si aggiungano sullo sfondo le atmosfere del conflitto bosniaco e l’addestramento, forse più che militare, a cui la protagonista è stata sottoposta per sopravvivere.

Insomma una vita, quella di Arianna, piena di drammi come solo una serie tv può ricreare. Drammi che ricominciano quando viene accusata dell’omicidio del marito. La sceneggiatura tenta di imprimere allo scorrere degli eventi un ritmo estremamente veloce, più che ansiogeno. Costringendo il telespettatore a non avere un minimo di sosta tra una fuga e l’altra, tra un appostamento ed una aggressione. Ma il tentativo non è riuscito.

Non mancano anche le ingenuità nella costruzione di una trama che, per la maggior parte, si svolge on the road con una dovizia di esterni tra Torino e località limitrofe. Sono, infatti gli esterni urbanistici ad essere sempre in primo piano, fotografati con cura. La pulizia della fotografia, fa troppo spesso da contraltare agli sporchi affari che stanno dietro la morte del marito della protagonista. E ad una vicenda che, più va avanti, più mostra lati oscuri, intrighi, ossessioni mai superate, non solo dalla protagonista. Insomma un guazzabuglio infernale.

In questa mescolanza di ingredienti riesce difficile dare credibilità ad una storia che sembra essere stata costruita, sia pur con le dovute differenze, sul film cult Il fuggitivo con Harrison Ford. Una copia mal riuscita, talvolta anche maldestra nella gestione.

La fuggitiva ascolti

Analisi dei personaggi

Vittoria Puccini non ha ancora lasciato alle spalle la sua Elisa di Rivombrosa nella staticità delle espressioni. Sono trascorsi anni dal personaggio da soap. Ma, ad uno sguardo attento, la credibilità della recitazione resta la medesima. Per tutta la durata del film è una fuggitiva incompresa che spesso non riesce ad esprimere i suoi sentimenti ed a comunicarli al pubblico perché ingabbiata in un limitato schema recitativo. Naturalmente la sceneggiatura procede, soprattutto nei suoi confronti, in maniera fin troppo lineare. Alla fine, si sa, la sua innocenza verrà dimostrata con la scoperta di una rete di loschi affari. Una rete che ha già seminato, fin dall’inizio, molti cadaveri.

Medesima scarsa credibilità per Pina Turco, l’agente Michela che nasconde a sua volta un passato poco chiaro.

Infine: neanche ai cattivi riesce dimostrare fino in fondo la propria malvagità. E il pubblico si accorge che poco o nulla riesce convincente all’interno della serie.


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Un passo dal cielo 6: i guardiani la recensione della serie con protagonista Daniele Liotti

Analisi e riflessioni critiche sulla serie interpretata nel ruolo del protagonista da Daniele Liotti.
Marida Caterini

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Un passo dal cielo 6 recensione
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Rai 1 sta trasmettendo Un passo dal cielo 6: i guardiani di cui vi proponiamo la recensione.

La sesta stagione della serie ha confermato i personaggi principali tra i quali il protagonista Francesco Neri interpretato da Daniele Liotti. L’attore è alla sua terza esperienza nella serie che prevede molte new entry tra cui Giusy Buscemi. Inoltre la fiction ha cambiato location.

Un passo dal cielo 6 critica

Un passo dal cielo 6 – recensione

Francesco Neri è di nuovo protagonista di una storia che coniuga atmosfere da commedia con ingredienti misteriosi e una trama che si sviluppa orizzontalmente sugli eventi personali dello stesso comandante della Forestale.

La serie si è trasferita dall’Alto Adige al Veneto. Punto forte ancora una volta è la bellezza mozzafiato dei paesaggi. Il fascino spettacolare dell’ambiente circostante e delle montagne rappresentano il vero e proprio coprotagonista degli eventi raccontati.

Eventi il più delle volte drammatici all’interno dei quali si mescola una vena di sano buonismo. La trama in queste puntate rappresenta un vero e proprio spartiacque con il passato. Ma anche questa volta si fa affidamento su eventi di cronaca nera e di misteri come già era accaduto precedentemente.

La novità rispetto alle serie andate in onda è una sensazione di minore tormento nel quale si dibatte il protagonista. Demoni e rimorsi che lo hanno tenuto prigioniero dalla quarta serie in poi sembrano, solo momentaneamente, stemperati in una atmosfera che aggiunge agli altri ingredienti anche la pura commedia.

È proprio la bellezza straripante dei paesaggi a fare da contraltare alla drammaticità delle situazioni. Più il cielo è splendente, più il dramma incombe sui personaggi. La linea orizzontale del racconto è caratterizzata anche da una vicenda che ha un inizio con la prima puntata ed una fine con l’ultima. All’interno altri casi di cronaca di cui Francesco Neri si occupa insieme al suo assistente Vincenzo Nappi. Ed è proprio da questo personaggio che vengono i principali elementi da commedia e i toni più leggeri che caratterizzano le varie situazioni.

Certo Daniele Liotti parla più con il suo fisico che con la recitazione. Ed è questo un elemento di sicuro appeal per il pubblico trasversale della rete.

Un passo dal cielo 6 ascolti

Regia e recitazione

Per ovviare ad una recitazione sicuramente non ottimale, la regia punta soprattutto sul paesaggio. Le più suggestive località delle Dolomiti fanno da cornice alle vicende del comandante della Forestale Francesco Neri e riescono ad impressionare in maniera così favorevole il telespettatore da incentivarlo a non cambiare canale.

Tutto si regge dunque su una regia attenta ed oculata che riesce a salvare la mediocrità della fiction. Ci riferiamo in particolare alla recitazione ed anche alla sceneggiatura che, tra l’altro, ripropone quasi pedissequamente gli schemi del passato. Tutto questo nonostante Rai Fiction abbia voluto dare alla serie una ventata di nuova vitalità cambiandone il titolo ne Un passo dal cielo 6: I guardiani.

Infine non è secondario, oltre l’aspetto paesaggistico, quello ambientale. La salvaguardia dell’ambiente infatti è uno dei pilastri della serie fin dagli esordi.


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