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Cucine da incubo: bilancio dopo la settima puntata

Riflessioni sul cooking show di Fox Life in onda il mercoledì in prime time

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Riflessioni sul cooking show di Fox Life in onda il mercoledì in prime time
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 Lo spirito del programma è risollevare le sorti di Ristoranti e Trattorie caduti momentaneamente in disgrazia per imperizia del personale che li gestisce. Il duro compito è affidato allo chef Cannavacciuolo, napoletano pluristellato che entra nei locali in punta di…forchetta e ne esce convinto di aver dato una sterzata positiva all’andamento generale. Ma sarà proprio così?

Innanzitutto c’è da sottolineare l’atteggiamento sicuro, da burbero benefico, di Cannavacciuolo che dirige, gestisce, giudica, condanna ferocemente, ma mai con toni alti. In maniera controllata esprime i giudizi più severi, colpisce ferocemente l’inettitudine degli addetti alle cucine. Lo fa utilizzando frasi dure e gesti plateali come il rifiuto del cibo proposto e già in bocca, attarverso toni di voce bassi. Parla con il volto e con gli occhi,  con l’espressione truce ma mette in evidenza le proprie capacità. E non per questo si mostra meno duro dei suoi tre colleghi di MasterChef. Semplicemente sono differenti le modalità della cattiveria.

Certo, il programma è realizzato in funzione delle telecamere che ne condizionano il ritmo, i passaggi e le inquadrature. E spesso qualche esagerazione è dietro l’angolo. Ad esempio, nella settima puntata, a colpire è stata l’enorme pila di piatti sporchi presente nelle cucine del Ristorante che Cannavacciuolo doveva riportare sulla retta via. Immagini non edificanti per il buon nome di qualsiasi trattoria ma giudicate necessarie per l’economia dello show. Servivano, insomma, a sottolineare maggiormente il disastroso andamento del locale prima dell’avvento dello Chef stellato e la perfezione riconquistata dopo la “cura”.

In quest’ottica riveste un ruolo significativo anche l’andamento  delle dinamiche familiari che appaiono all’inizio fin troppo negative, salvo poi rientrare nella normalità in seguito all’intervento di Cannavacciuolo. Insomma lo Chef sembra una sorta di “deus ex machina” che risolve positivamente le situazioni più ingarbugliate.

O forse, il suo arrivo e la sua partenza assomigliano agli interventi della mitica Mary Poppins che, una volta risolte le incomprensioni familiari tra genitori e figli, spicca il volo e se ne torna da dove è arrivata. Tutto sommato Cucine da incubo è guardabile, e spesso è più accettabile di tanti altri programmi da incubo che vagano nell’etere. Cannavacciuolo è credibile come Chef, un po’ meno quando propone frasi che dovrebbero appianare le tensioni. Un esempio? nell’ultima puntata accomiatandosi dalla famiglia che gestisce il Ristorante dice “vi auguro un futuro degno del vostro passato”. E ancora: “una camomilla al padre ansioso, un caffè al figlio imbambolato e l’incubo è passato. Adios”. Meglio che torni ai fornelli.

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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