La macchina della verità, la recensione


Riflessioni sull'esordio del nuovo programma su rai1 nel day time pomeridiano


 Al centro la macchina della verità, un modello di nuovissima generazione, gestita un esperto che valuta la veridicità delle risposte. Tutto scorre come in una pellicola già vista: non è la prima volta che uno scenario simile appare in tv. Quindi da questo punto di vista novità non ce ne sono. Ma l’aggravante è la messa in onda di un programma simile in fascia oraria protetta. La storia raccontata da Marco Baldini non è edificante per la sua smodata passione per il gioco che lo ha portato a perdere praticamente tutto, la compagna di vita, il suo legame professionale con Rosario Fiorello, la sua dignità come essere umano e artista.

Qui la diretta della prima puntata.

{module Google richiamo interno}Le confessioni di Baldini hanno il sapore del pentimento di un uomo consapevole dei propri errori e deciso a non ripeterli mai più. E questo potrebbe essere il messaggio positivo. Ma subito viene insinuato il dubbio che anche il pentimento potrebbe nascondere una bugia. E le atmosfere diventano ambigue, incerte, come successivamente viene confermato proprio dalla “macchina della verità”.

Il momento del responso della macchina dovrebbe contribuire ad accrescere la suspense con la verifica della veridicità delle risposte. Ma anche questa volta, tutto appare molto scontato e dejà vu. C’è da sottolineare che la storia di Marco Baldini è stata cavalcata innumerevoli volte a Domenica in. Il contenitore festivo di Rai1 ha ospitato Baldini anche come giudice nel talent show Ancora volare che ne rappresentava un segmento. E l’interessato è stato sottoposto a interviste, domande, proprio per catturare l’interesse e la curiosità del pubblico.

A colpire, nel caso di Baldini, è l’atteggiamento di un uomo che avrebbe dovuto farsi aiutare ad uscire dalla sottomissione al gioco e non continuare a sbandierare i suoi errori in tv in cerca di comprensione, ben sapendo che li avrebbe ricommessi.

Monica Leofreddi ha gestito senza eccessivo voyeurismo il programma anche se è apparsa alquanto ingessata, probabilmente per l’emozione dell’esordio.



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