I bastardi di Pizzofalcone seconda stagione | la recensione


I bastardi di Pizzofalcone seconda stagione | la recensione. Analisi critica e riflessioni sulla serie in onda su Rai 1 con Vittorio Gassmann e Carolina Crscentini.


E’ cambiato poco rispetto alla prima stagione della serie andata in onda all’inizio del 2017. I bastardi di Pizzofalcone, nonostante  siano riusciti a conquistare credibilità ed essere stimati dagli abitanti di Napoli per il loro lavoro onesto e puntuale, non sono mutati.

Sono rimasti gli stessi professionisti che si dividono tra la vita del commissariato e la propria esistenza privata. Ognuno con problemi personali, piccole o grandi insoddisfazioni, un passato che torna continuamente ad ostacolare le speranze di un futuro migliore. Sullo sfondo, ma non in posizione secondaria, la capacità del capo del commissariato Lojacono e della sua squadra di fiutare la verità nei casi di cronaca nera con i quali devono scontrarsi quotidianamente.

Lojacono (Alessandro Gassmann) ha ripreso la sua vita televisiva esattamente da dove i telespettatori l’avevano lasciata. Innamorato del Pubblico Ministero Laura Piras (Carlona Crescentini) è un ispettore creato dalla penna di Maurizio De Giovanni al quale Gassmann conferisce ancora una sufficiente credibilità. Ma, rispetto alla serie precedente, si nota una maggiore staticità nell’evoluzione del personaggio. Una lentezza, forse impercettibile ai più, che si è trasferita dalla pagine letterarie alla versione televisiva.

Intorno a lui gli attori della prima stagione coinvolti in una recitazione corale sufficiente e dignitosa, sottolineata, però, da musiche troppo spesso monotone che finiscono per imprimere al racconto una maggiore lentezza.

Il caso di cronaca nera da risolvere si inserisce in tale contesto come l’ingranaggio di un meccanismo che così trova il perfetto funzionamento. Per questo motivo l’aderenza della trasposizione televisiva al romanzo è molto stretta. Gli sceneggiatori hanno capito che dovevano apporre poche modifiche. Ma non hanno potuto evitare alcune ingenuità proprie del classico poliziesco come il salvataggio dell’ispettore Lojacono da parte della Piras mentre subiva un tentativo di strangolamento.

Co- protagonista è la città di Napoli dove si trova il commissariato di Pizzofalcone. Anche in questa seconda stagione gli esterni hanno un ruolo fondamentale. Napoli è pennellata in molte delle sue caratteristiche peculiari: i vicoli, la piccola delinquenza, il mare, le varie location tra cui le belle ed opulente abitazioni che già avevamo visto nella precedente stagione. Abbiamo notato, in particolare, la presenza più massiccia delle terrazze che affacciano su panorami di grande bellezza come il golfo di Napoli.

Il ricordo va alla terrazza del Commissario Montalbano che tanta importanza ha avuto per il successo della serie.Insomma il telespettatore assiste alla fotografia di una Napoli dal doppio volto: da una parte la città dell’alta borghesia chiusa in dimore ricche, dall’altra la città dei poveri e dei miserabili alla ricerca di un futuro migliore.

Anche in questa edizione viene mantenuta la love story omosessuale al femminile con la quale la serie vuole inviare un messaggio di modernità senza pregiudizi.

Infine i casi di cronaca affrontati sono aderenti alla più stretta attualità. Affrontano problematiche legate ad extracomunitari provenienti soprattutto dai paesi dell’Est. Un segnale della grande disponibilità partenopea all’accoglienza.

Last but not least: le interruzioni pubblicitarie sono state meno frequenti rispetto alla norma, posizionate in maniera da non interrompere la continuità del racconto. Un segno evidente di rispetto per il prodotto in onda.



4 Replies to “I bastardi di Pizzofalcone seconda stagione | la recensione”

  • mario

    temo lei abbia visto un altra serie. la seconda non ha nulla a che vedere con la prima. girata male e recitata peggio ha dialoghi surreali ed il carattere dei personaggi è scomparso. la Napoli surreale e futurista è sparita per far posto ad immagini senza carattere illuminate che peggio non si può. e gli attori sono diretti talmente male che non stanno nella parte. neppure Gassman, che pare esser lì per caso. quando si cambia la squadra si fallisce sempre ed infatti oltre un milione di spettatori in meno….

  • Marrone

    Sono d’accordo .Ci si aspettava qualcosa di diverso ed invece la bruttissima copia della prima serie. Non esiste paragone. Pessima musica, pessimi colori, pessima recitazione ma ……….. ascolti perché in TV non c’era nulla che facesse concorrenza e poi e’ stata tutta curiosità. Se c’è di meglio non vedremo le altre puntate.

  • Carlo

    Sono completamente d’accordo con chi mi ha preceduto. Gassman è fuori ruolo o almeno sembra poco convinto del suo personaggio.Gli altri sembra che si diano da fare per ripercorrere in fretta la strada dei protagonisti di Montalbano: non più personaggi, ma macchiette sempre uguali, sempre con gli stessi problemi e sempre con le medesime, prevedibili, reazioni.Mi permetto un’uleriore lamentela, riguardante la regia. Quando la faranno finita con le inquadrature in campo lungo oppure con il grandangolo, oppure dall’alto, come accadeva nei film del terrore di Roger Corman o di Mario Bava. Qui che c’entrano?
    La colonna sonora, poi, non potrebbe essere più noiosa. Queste serie non dovrebbero essere più veloci, per tenere lo spettatore davanti allo schermo fino alla fine? Per quanto poco possa valere il mio caso, non ho resistito sini alla fine. Forse starò invecchiando.
    Speriamo che arrivi qualcosa di meglio…Ciao

  • Maurizio

    Sinceramente questa non è una critica: da chi ha scritto per tanti anni di tv, mi aspetto ben altro: “I bastardi di Pizzofalcone 2” è piatto; banale; inverosimile (si pensi alla contraddizione del finale della prima puntata), con personaggi sbadati e confessioni stile “Don Matteo”, senza aggiungere nulla alla prima stagione (?). Peraltro sciatta, con monitor di pc spenti nell’ufficio di polizia o la stessa “home page” davanti cui i poliziotti si fissano per ore, sinonimo di “ditemi cosa devo fare”, ma che nessuno ha detto. Tralasciamo le musiche sbagliate, le inquadrature tradizionali non necessarie, le caratterizzazioni nulle dei comprimari e chiediamoci: alla regia c’è D’Alatri. Ma è solo un lavoro alimentare?….

Lascia un commento

Riempi tutti i campi per lasciare un tuo commento. Il tuo indirizzo non verrà pubblicato

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*