Nero a metà serie tv | la recensione


Nero a metà serie tv | la recensione. Analisi e riflessioni sulla prima puntata della serie poliziesca interpretata da Claudio Amendola e in onda su Rai1.


Ancora un poliziesco nella prima serata di Rai1. Nero a metà ha esordito il 19 novembre sulla prima rete ed ha sostituito I bastardi di Pizzofalcone. Dopo Alessandro Gassmann- ispettore Lojacono, è arrivato Claudio Amendola nel ruolo del poliziotto Carlo Guerrieri.

La scena si è spostata da Napoli a Roma. E’ qui che si svolgono le indagini di Guerrieri, in una Capitale che cerca di essere protagonista il più possibile con i quartieri popolari come L’Esquilino e Piazza Vittorio, un coacervo di razze, un universo multietnico nel quale si nascondono spaccio e malaffare.

Si è portato in video un nuovo poliziesco col fine di sottolineare una romanità esistente solo nella sceneggiatura ma che non è stata in grado di estrinsecarsi completamente. Manca, forse il crisma della letteratura: Nero a metà non è ispirato a nessun romanzo, nasce dall’idea di rappresentare una società multirazziale nella quale viene addirittura prevista la presenza di un poliziotto “italiano fino al midollo” ma dal colore scuro della pelle: Malik Soprani.

Un messaggio di integrazione in un momento in cui il divario con “il diverso” sta raggiungendo proporzioni gigantesche. Se l’obiettivo a cui mira la serie poteva essere credibile, la realizzazione, invece, ha mostrato i limiti del dejà vu, delle vicende di cronaca nera che poggiano perennemente sui medesimi temi e non sono in grado di esprimere originalità.

Amendola nel suo ruolo tenta di essere il più possibile credibile, ma non esita a far uso di termini politicamente scorretti come “negro” riferendosi al giovane poliziotto Malik arrivato nel commissariato per dare un valido contributo ma che alla fine gli porterà via l’unico oggetto del suo amore: la figlia Alba, anatomopatologa che del “negro” si innamorerà.

Tutti i personaggi del cast sono costruiti a tavolino, ognuno con un ruolo ben specifico: Guerrieri con il suo segreto inconfessabile ha la grinta dolente di un poliziotto apparentemente senza confini.

Fortunato Cerlino è il suo braccio destro: un riscatto per l’ex Don Pietro Savastano di Gomorra che, nella fiction, è passato dall’illegalità alla legalità.

La giovane Alba, figlia di Guerrieri, incarna il trend dell’attuale fiction made in Italy: la professione dell’anatomopatoga al femminile, un ruolo che, dopo Body of proof ha invaso la serialità ma che era stata già sdoganata nella fiction italiana da Claudia Koll nella serie Valeria medico legale andata in onda nel 2002 e 2003. Il trend ha avuto poi la consacrazione con L’Allieva, attualmente in onda con Alessandra Mastronardi

Malik il poliziotto italiano è rappresentato con coraggio e determinazione: vuole restituire all’Italia tutto ciò che il Paese gli ha dato consentendogli di avere una vita migliore.

Da questo momento però, tutto appare scontato e prevedibile: il telespettatore sa dove la sceneggiatura mira e dove arriverà: all’amore che scoppia tra Malik e Alba, alla rabbia iniziale di Guerrieri ed alla sua successiva capitolazione.

Il racconto è reso in maniera superficiale, non supportato dalla recitazione che fa ricorso ad un’ironia altrettanto scontata soprattutto sulla differenza razziale.

Purtroppo è il limite della serialità made in Italy: tutte le buone intenzioni si scontrano con la sceneggiatura che utilizza canoni standardizzati e obsoleti.



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