Prima della Scala Attila di Giuseppe Verdi | la recensione


Prima della Scala Attila di Giuseppe Verdi | la recensione. Riflessioni e analisi sulla resa televisiva dell'opera rappresentata nel prestigioso teatro milanese nel giorno di Sant'Ambrogio.


Il Teatro alla Scala di Milano ha scelto per l’inaugurazione della stagione 2018- 2019, un’opera giovanile di Giuseppe Verdi: Attila che risale al 1846. Siamo in piena epoca risorgimentale e la rappresentazione assumeva un significato patriottico per la lotta degli Unni e del loro capo Attila, contro i Romani.

In effetti l’opera simboleggiava la volontà di riscatto del popolo italiano nei confronti dell’oppressore austriaco.

Rai 1, come sempre, ha trasmesso la diretta televisiva dell’evento che si è svolto alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. A spiegare quanto accadeva c’erano Milly Carlucci come lo scorso anno e Antonio Di Bella: i due hanno accompagnato i telespettatori dal prologo dell’opera fino alla conclusione. Ed hanno intervistato molti dei personaggi presenti, tra i quali Roberto Bolle.

Il Presidente è stato accolto con lunghi applausi e tutta la platea ha intonato l’inno d’Italia in omaggio a Mattarella che mancava dal teatro alla Scala da tre anni.

Come vi abbiamo anticipato, la collocazione temporale è stata spostata con un balzo in avanti, in un periodo indefinito, compreso fra le due grandi guerre del Novecento.

Spettacolare la scenografia che, sotto molti aspetti, evocava il Guernica di Picasso, il famoso quadro sulla distruzione di Guernica, sia per le tinte scelte, il grigio e il nero in predominanza, sia per l’immagine della devastazione provocata dai bombardamenti delle guerre del Novecento.

Particolarmente curati i costumi con prevalenza delle divise militari e con personaggi che ricordavano molto da vicino il nazismo ed il fascismo, ovvero le due ideologie dittatoriali che, in un connubio virtuale rimandavano alla violenza devastatrice del Re degli Unni. Il tutto visto in una chiave moderna che è stata estremamente suggestiva.

Moltissimi i riferimenti cinematografici con personaggi che avevano attinenza a pellicole come Il portiere di notte di Liliana Cavani. Le centinaia di figuranti sullo sfondo, rappresentavano una poliedrica fantasia che spaziava dai telefoni bianchi alla Belle époque.

Interessante, sempre nella scenografia, l’impiego delle moderne tecniche con effetti televisivi di grande suggestione. Sono stati utilizzati elementi modernissimi grazie ai quali sono stati allestiti fondali che rimandavano immagini diverse a seconda dello svolgersi degli avvenimenti drammaturgici.

Da sottolineare anche il grande impegno delle maestranze del Teatro alla Scala che hanno consentito la realizzazione di macchine e strutture per i cambi delle scene: pur essendo molto laboriosi  sono stati effettuati in tempi brevissimi.

I telespettatori hanno potuto seguirli con dovizia di particolari grazie a telecamere disposte in alto che hanno dato una visione totalizzante della scena non consentita al pubblico in sala.

La resa televisiva è stata perfetta.

In primo piano la bravura del maestro Chailly che è riuscito a leggere l’opera verdiana mettendo in evidenza elementi, sotto molti aspetti, innovativi. Il tutto grazie alla sua quarantennale esperienza proprio alla Scala di Milano,

La parte principale di Attila è stata affidata al basso russo  Ildar Abdrazakov: l’artista ha rivelato tutta la propria potenza espressiva muovendosi anche con ritmi televisivi che hanno giovato alla fruizione dell’opera.

Accanto a lui, altrettanto valida la protagonista femminile Saioa Herandez nel ruolo di Odabella: è riuscita ad evidenziare bene la forte passione vendicatrice nei confronti di Attila che le aveva ucciso il padre.

Infine: l’opera è stata accolta favorevolmente senza le contestazioni degli appassionati loggionisti della Scala che spesso hanno contestato ogni tentativo di innovazione.



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