Sanremo 2018 | recensione della seconda serata | 7 febbraio


Sanremo 2018 | recensione della seconda serata | 7 febbraio. Osservazioni sul secondo appuntamento della kermesse canora in cui, tra gli ospiti, ci sono stati Pippo Baudo e Biagio Antonacci


La seconda serata del Festival è sempre la più difficile e la più incerta. Dovrebbe confermare il trend dell’esordio ma risente inevitabilmente di un calo fisiologico di qualità e di quantità. Non è sfuggito alla tradizione neppure Carlo Conti nei suoi tre anni di regno. Quest’anno in più, c’è stato l’elemento scatenante della presenza di Fiorello che ha trascinato il kick off festivaliero.

Perciò era ancor più indispensabile che il mercoledì della settimana sanremese venisse infarcito di ospiti. E così è stato. Ieri sera, sono saliti sul palcoscenico dell’Ariston, Sting, Biagio Antonacci, Franca Leosini, il Volo, Roberto Vecchioni, Pippo Baudo. E ci sono stati numerosi segmenti spettacolari nei quali il filo conduttore è stato quasi sempre la musica. Persino la regina delle Storie maledette della cronaca nera, la Leosini si è prestata ad incalzare, alla sua maniera, i versi di “Questo piccolo grande amore” mentre Claudio Baglioni, soprannominato “il dittatore artistico” cercava di cantarli accompagnandosi al pianoforte.Un momento diverso, in cui l’ospite viene valorizzato nel settore di competenza.

Michelle Hunziker balla con Pierfrancesco Favino

Bisogna riconoscere al cantore di “quella tua maglietta fina” di aver riportato la musica in primo piano sul palcoscenico dell’Ariston. Persino Sting, in cambio della scontata promozione, è stato costretto a cantare in italiano. Ma Biagio Antonacci è stato al di sotto delle aspettative. E Pippo Baudo, approdato per la prima volta al Festival come conduttore nel 1968, ha avuto uno spazio inadatto alla sua statura professionale ed a quello che ha rappresentato per la kernesse canora da lui gestita per tredici edizioni. L’uomo che si è identificato con la televisione, ha letto una semplice letterina indirizzata al festival in cui evocava tutte le sue apparizioni ed i personaggi da lui scoperti. Lo si è liquidato in maniera inadeguata, laddove avrebbe potuto interagire in maniera più coinvolgente. La letterina aveva un sapore quasi amaro, una sorta di auto- commemorazione. Baudo avrebbe ancora tanto da dire e soprattutto da fare in tv.

In alcuni momenti, purtroppo, i ritmi si sono rallentati ed è precipitato in giù il tasso di goliardia presente ieri sera con la verve di Fiorello.Rimediare alla sua assenza è stato il chiodo fisso degli autori. Hanno cercato di impegnare maggiormente i tre padroni di casa. Baglioni ha trasformato il proprio repertorio nel leit motiv della serata. Entrava in scena con brani che scatenano inevitabilmente  amarcord e ricordi nel pubblico più in età, zoccolo duro della rete e fedelissimo all’appuntamento festivaliero. Ed ha duettato con quasi tutti gli ospiti musicali.

E’ mancata la comicità come era rappresentata nelle edizioni passate. Colpa, certamente, dell’appuntamento elettorale del 4 marzo che ha intimorito i vertici Rai. Meglio dare spazio alla musica. Meglio le ugole spiegate per cantare nel senso più tradizionale del termine. Ma per quale motivo invitare Mago Forest con la banalità più becera delle sue battute? Un segmento sul quale stendere un velo pietoso. Una scelta difficile da accettare.

Michelle Hunziker, oltre che sfoggiare abiti, questa sera ha cercato di far dimenticare le incertezze della prima serata, ha ballato, ha interagito con i compagni di viaggio. Spigliata, ma fredda.

Pierfrancesco Favino ha voluto strafare: spesso, fortunatamente, non vi è riuscito. Discutibili sono apparsi, infatti, i “momenti culturali”.

Anche questa volta disattese le promesse di chiudere in tempi decenti: il sipario è calato esattamente all’una e sette minuti.



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