Sanremo 2018 | la recensione della quinta puntata 10 febbraio


Sanremo 2018| la recensione della quinta serata | 10 febbraio. Riflessioni e analisi dell'ultimo appuntamento con il festival della canzone italiana andato in onda su Rai1


Sanremo 2018 si è concluso così come si era aperto: con l’intervento di Rosario Fiorello.Questa volta, nella serata conclusiva, lo show man si è collegato telefonicamente proprio durante la presenza sul palcoscenico di Laura Pausini. La cantante, che avrebbe dovuto partecipare come ospite martedì 6 febbraio, è stata impedita da una laringite. Ed è arrivata per i saluti finali. Immancabile il duetto con il conduttore, direttore artistico e factotum Claudio Baglioni.

L’ultimo rendez vous sul palcoscenico dell’Ariston è stato caratterizzato dai soliti ospiti in promozione: dalla stessa Puisini che, per reclamizzare la sua ultima fatica musicale è persino uscita fuori dal teatro, ad Antonella Clerici in promozione aziendale con SanremoYong, passando per Fiorella Mannoia mancata vincitrice del 2017.

I tre condottieri hanno proseguito sul trend inaugurato lo scorso martedì: musica si, ma anche molte chiacchiere tra di loro, in una sorta di gioco d’insieme goliardico e spesso anche alquanto pretenzioso. Alla base la convinzione che Sanremo 2018 è oramai un successo conclamato: aver superato, in un’impresa memorabile, il trittico sanremese di Carlo Conti, ha conferito a Baglioni- Hunziker- Favino una serie di marce in più. Baglioni ha persino osato calarsi nei panni di un suo ipotetico sosia di professione che, dopo aver seguito il Festival ha deciso di prenderne le distanze facendosi crescere i baffi. Non solo, ma c’è stata persino la presenza di Mina anche se virtualmente in 3D. E, per non farsi mancare nulla, sono passati infinite volte gli spot che annunciavano la fiction Fabrizio de Andrè Principe libero. A interpretare “La canzone di Marinella” era sempre Mina.

Claudio Baglioni e Laura Pausini durante la telefonata di Fiorello

Ciononostante, in molti tratti, si è riscontrata una certa noia dovuta non solo al dilatarsi dei tempi, ma soprattutto alla ripetizione di schemi ed al susseguirsi di giochetti dei tre padroni di casa. In effetti Baglioni ha rispettato la liturgia sanremese, portando di nuovo al centro della kermesse la musica. Ma si è avuta la sensazione che ci sia stato un abuso di ugole spiegate anche quando non se ne sentiva il bisogno. Inoltre si è cercato di impegnare Pierfrancesco Favino dappertutto. Con il rischio di trasformarlo in una sorta di impiegato tuttofare: suona, canta, presenta, parla in inglese, si trasforma in barman e porta il panino alla moglie, fa persino il comico. E si mette alla prova in momenti culturali, spaziando dal Despacido delle sere precedenti al monologo di un immaginario immigrato che urla al mondo la sua triste storia.

Michelle Hunziker ha avuto il palcoscenico tutto per sè: unica primadonna dagli infiniti sorrisi senz’anima già sperimentati sul bancone di Striscia la notizia ma riadattati per la liturgia sanremese in chiave meno goliardica e più familiare.



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