Aldo Moro. Il Professore | la recensione


Aldo Moro. Il Professore | la recensione. Osservazioni critiche e riflessioni sulla docu-fiction che ricorda l'agguato allo statista democristiano da parte delle Brigate Rosse avvenuto il 16 marzo del 1978. Il corpo fu ritrovato 55 giorni dopo in una Renault rossa.


Questa sera su Raiuno alle 21:20 è andata in onda la docu-fiction Aldo Moro. Il Professore. Protagonista nel ruolo dello statista democristiano e 5 volte presidente del consiglio è l’attore Sergio Castellitto. Queste le nostre valutazioni.

Il prodotto si sofferma su un aspetto particolare di Aldo Moro: il suo rapporto con gli studenti. Infatti Moro ha insegnato Istituzioni di diritto e procedura penale all’Università La Sapienza di Roma. Il racconto televisivo è incentrato su quattro dei suoi allievi che oltre a seguirne le lezioni, ricevono anche insegnamenti per il loro futuro professionale. Qualcuno, come ad esempio Lucia (Valentina Romani), lo ha, all’inizio, fortemente contestato. Gli altri invece lo hanno seguito spronati dai suoi consigli. Nella docu-fiction gli allievi oltre Lucia, sono Emilio (Andrea Arcangeli), Francesca (Sara Cardinaletti) e Riccardo (Filippo Tirabassi).

Il racconto televisivo procede attraverso due fasi che sono miscelate tra di loro. Da una parte c’è la ricostruzione della vita universitaria di Aldo Moro, dall’altra l’inserimento di filmati originali che riguardano soprattutto la parte dell’attentato, di alcuni discorsi fatti in Parlamento e del ritrovamento del corpo nella Renault 4 rossa il 9 maggio del 1978.

Nel racconto televisivo vengono raccolte le testimonianze dei veri allievi dello statista. Tra questi Fiammetta Rossi, Giorgio Balzoni e Valter Mainetti.

A ricordare quanto accadeva subito dopo il rapimento ci sono Emanuele Macaluso, ex senatore del Partito Comunista Italiano, Giuseppe Fioroni presidente della commissione Aldo Moro, Marco Follini ex segretario della Democrazia Cristiana, Giorgio Benvenuto allora segretario della UIL. Lo storico che ripercorre gli eventi dell’epoca è Miguel Gotor che parla di una spietata e cinica lotta del potere politico effettuata sulla pelle di Moro. Sono interpellati anche Claudio Signorile e Guido Bodrato esponenti rispettivamente dell’allora Partito Socialista Italiano e dell’ex Democrazia Cristiana.

A suscitare molte perplessità è l’interpretazione di Sergio Castellitto. L’attore si è calato in troppi personaggi famosi come Fausto Coppi, Don Lorenzo Milani, Padre Pio, Enzo Ferrari, Angelo Vassallo e recentemente Rocco Chinnici. Ha un volto troppo noto e sfruttato dalla fiction televisiva per riuscire credibile nel ruolo dell’ex segretario della Democrazia Cristiana. Tra l’altro non esiste una pur minima somiglianza tra l’interprete della fiction e il personaggio reale. Tutto questo spiazza il telespettatore che ha bisogno di credere nella identificazione dell’attore con il personaggio interpretato.

Ci è parso anche che Castellitto reciti con una certa sufficienza, quasi non credesse lui stesso nel ruolo che gli è stato assegnato.

Se la cavano meglio i quattro allievi che, pur nella superficialità della sceneggiatura e dei dialoghi, comunicano un messaggio più credibile.

Naturalmente le parti migliori sono quelle originali. Forse sarebbe stato meglio ricostruire tutta l’attività politica di Aldo Moro attraverso il prezioso contributo delle Teche Rai. Si poteva integrare questo materiale con le testimonianze delle persone che sono poi intervenute nella docu-fiction.

Alla fine vincono però l’omaggio e il ricordo di un personaggio che ha scritto la storia dell’ex Democrazia Cristiana e della politica antecedente gli anni ’80. Ed è proprio con questi sentimenti, con uno sforzo razionale, che si cerca di assolvere la docu-fiction realizzata da Aurora TV in collaborazione con la Rai.



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