Carlotta Natoli: dopo Laura, vorrei interpretare un western



In conferenza lei ha parlato di un personaggio ispirato a Miss Marple e Bridget Jones, ma chi è stata la sua vera ispirazione?
È una donna normale con famiglia e lavoro, perciò ho attinto molto al mio privato, alle situazioni in cui vai di corsa e devi far funzionare tutto. Le caratteristiche dell’indagine le ho prese soprattutto da Colombo, specie quando mi hanno detto che per tutta la serie avrei avuto addosso un trench: l’unico che ricordo con un trench per tutta la serie infatti, è lui.
Diciamo che è un po’ come se facessi la nipote del tenente Colombo.

Un ruolo da protagonista assoluta finalmente, che cosa si aspetta da questa serie?
Spero che vada bene, ma non mi aspetto niente perché sono abituata così: le aspettative non vanno bene. Abbiamo fatto il possibile, quindi…

Però in conferenza, da come ne parlavate, sembrava puntaste molto su questa serie
Sicuramente Mediaset ci punta, i produttori pure; io l’ho fatta mettendoci tutto l’impegno possibile, per cui chiaramente mi auguro che vada bene.
È una serie che possono vedere i bambini come i nonni: riuscire a prendere una fascia larga di pubblico, una famiglia che può sedersi sul divano e vederla tutti insieme, ecco, è una cosa carina.

Come ha ottenuto il ruolo di Laura?
Ho combattuto molto per riuscire ad essere la protagonista della serie. Ho affrontato due lunghissimi provini di due e tre ore, recitando scene e monologhi. Poi finalmente sono stata scelta.

Qual è l’approccio di Laura al mestiere della detective?
Il suo è un approccio tipicamente italiano, pieno di ironia e leggerezza. Laura infatti, con molta nonchalance, porta i bambini a scuola e subito dopo va all’obitorio ad analizzare un cadavere.

Cosa avete in comune, lei e il suo personaggio?
Io nella vita sono molto più pesante, Laura invece non parla mai della sua intimità. Quest’ultimo tratto ci rende simili.

Che pensa delle donne detective in tv?
Credo che si dividano in due categorie: quelle belle e avvenenti, e quelle che hanno polso. Penso ad esempio a Veronica Pivetti, una donna molto intraprendente e di grande intuito. Laura invece, vuole distinguersi per essere un po’ svagata.

Si riconosce di più in Laura o nella dottoressa Lisandri di Braccialetti Rossi?
Sono due personaggi completamente diversi. La Lisandri ha una ferrea etica di lavoro, è molto rigida sulle scelte da fare e non ama le convenzioni.

Ha altri progetti?
A marzo, al Teatro Argentina, porterò in scena Con tante facce nella memoria, uno spettacolo di Francesca Comencini sul tema delle Fosse Ardeatine. È un insieme di testimonianze che si susseguiranno sul palcoscenico. A leggerle e a interpretare i vai ruoli previsti, ci sono Lunetta Savino, Simonetta Solder, Bianca Nappi, Chiara Tomarelli, Mia Benedetta.

C’è un personaggio che amerebbe interpretare in futuro?
Si, mi piacerebbe essere la protagonista di un western. Magari con il doppio ruolo di donna e mamma.



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