Adrian – Serie tv di Adriano Celentano | Quarta puntata 4 febbraio 2019 | Diretta


Adrian - Serie tv di Adriano Celentano | Quarta puntata 4 febbraio 2019 | Diretta. Nuovo appuntamento per il graphic novel di Canael 5. L'orologiaio continua la sua lotta contro il regime, mentre a Mediaset si interrogano sul futuro del cartoon


Il problema è che ciò non si è ancora tramutata in un cambio di marcia per Adrian. La quarta puntata sarà il banco di prova definitivo: dalle parti di Mediaset sono molto preoccupati dei risultati portati a casa finora e stanno valutando tutte le possibile soluzioni per salvare l’investimento cospicuo.

Per ora, è stato deciso uno spostamento al martedì nelle prossime due settimane, con l’obiettivo di evitare la lotta ìmpari con Il Commissario Montalbano. Tuttavia, se la performance di Adrian dovesse continuare sui livelli attuali, potrebbe essere presa in considerazione addirittura la sospensione.

Nello spettacolo in anteprima di questa sera, intanto, al Teatro Camploy di Verona vedremo protagonista Max Tortora. Come da consuetudine, nulla è dato sapere su quanto abbia in mente Adriano Celentano.

Seguiamo insieme la diretta della quarta puntata.

L’assistente di Frate Frassica, per l’occasione, è Max Tortora.

Tornano anche Giovanni Storti e Natalino Balasso, subito protagonisti di uno sketch. Come due uomini della strada, inscenano una di quelle conversazioni sull’attualità e i problemi del mondo, le cui soluzioni finiscono per essere figlie di teorie strampalate, in grado di creare contrapposizione e poco altro.
Mentre Nino Frassica e Francesco Scali ricominciano le selezioni degli indivisui da portare sull’arca, Max Tortora di prepara per quella che sembra l’imitazione di Adriano Celentano.
In effetti, Tortora-Celentano entra e si propone per la selezione. Dice ai due frati: “Fatemi entrare sulll’arca, è mia. Qui è tutto mio”.
Dopo una conversazione improbabile con i due religiosi, il finto Celentano intona “Straordinariamente” per convincerli a farlo salire.
Poi un altro numero con Giovanni Storti e Ilenia Pastorelli. Tramite un altro confronto apparentemente quotidiano, parlano del continuo scioglimento dei ghiacci e delle alterazioni climatiche sempre più evidenti.
Interviene anche Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace Italia. Spiega l’enorme disastro a cui sta andando incontro il nostro ecosistema. “È come se ci fossimo accomodati in un pentolone posto sulle fiamme di un fuoco acceso e che noi stessi alimentiamo”, dice. Conclude ricordando che abbiamo solo dieci anni per limitare i danni ed evitare l’estinzione nel giro di tempi relativamente brevi (in questo caso, la brevità è sempre relativa ai tempi dell’evoluzione umana).
Riprende il discorso Natalino Balasso, che però vira subito sull’attualità socio-politica e la dura vita di molti poveri. E chiude con un affondo contro il Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini: “Salvini è dagli anni ’90 che prende decine di migliaia di euro al mese eh”.
Sergei Polunin, subito dopo, balla sulle note di “Fuoco nel vento” di Adriano Celentano. È un giovane ballerino classico ucraino. Sul petto ha un vistoso tatuaggio che raffigura la faccia di Valdimir Putin.
Nella breve intervista successiva alla performance, dice di essere considerato un ribelle e di essersi innamorato Celentano da bambino, quando guardava i suoi film. Intanto, se la prende con i ballerini “en pointe”, probabilmente consideranto siano poco virili. Non aveva, di fatto, molto da dire e non si capisce perché abbiano deciso di inscenare questa intervista.
Subito dopo riprendono le selezioni di Frate Frassica. Riprova a salire Celentano imitato da Max Tortora nei panni di Rugantino.
Prova a giocarsi le sue carte cantando “Roma nun fa la stupida stasera”, di Lando Fiorini.
Terminata la canzone, inizia la quarta puntata della serie tv animata Adrian. In  apertura, un riassunto della storia andata in onda finora.

Darian è in una limousine che lo sta portando in tv e un manager gli propone un programma televisivo: una fascia quotidiana nel periodo di massimo ascolto. Lui, inizialmente, non si espone.
Il manager, ovviamente, è un emissario del regime. Nelle riunioni dei servizi di sicurezza del governo, qualcuno propone di eliminare Darian. Ma la linea scelta, alla fine, è quella di mandarlo in televisione, per dare un volto tollerante alla politica ed evitare che il grande seguito dell’orologiaio possa provocare tumulti nella popolazione in caso di scomparsa.
Darian, dal canto suo, accetta la proposta, deludendo molti dei suoi sostenitori: in tanti iniziano a considerarlo un venduto al denaro.
Ma Darian ha tutta l’aria di chi vuole giocare un brutto scherzo a chi l’ha voluto in tv.
Al momento dell’inizio della diretta, l’orologiaio scompare e lascia la sua sedia vuota.
Il pubblico commenta entusiasta: “Ha spiazzato tutti. Geniale!”.

All’improvviso, compare in diretta su un altro canale, ma non da uno studio televisivo bensì dalle strade cittadine e, infine, da un locale. Dopo un lungo silenzio, dice “Una birra fresca, grazie!”.
Gli chiedono: “E adesso cosa succederà?”. Darian risponde: “Dipende da voi. Voi e soltanto voi potete riallacciare i fili spezzati delle coscienze. L’uomo ha smesso di parlare non solo con i propri simili, ma anche con se stesso. L’uomo non sa più chi è”.

Tornano in onda le immagini degli eventi più crudi della storia dell’uomo, accaduti, appunto, a causa dello smarrimento.
Adrian è ruscito ad assestare un altro colpo all’apatia della popolazione.
È palese come Celentano abbia proiettato tutto se stesso nei lunghi silenzi, nell’imprevedibilità, nelle risposte apparentemente strambe di Adrian. A giudicare da quanto viene idolatrato nel cartoon, probabilmente pensa che il suo modo di fare, nella realtà, sia altrettanto geniale e possa avere un impatto quantomeno paragonabile sul mondo.

Lo spietato Dranghestein, contemporaneamente, convoca i più alti prelati della città per comunicargli che vuole demolire l’antico Duomo.
Dice di volerlo fare per costruire un asilo moderno per i bambini poveri, ma in realtà è solo un gioco di potere a cui i Vescovi devono sottostare e l’obiettivo vero è qeullo di cancellare la storia per mettere in piedi nuove costruzioni sponsorizzate da “Mafia International”.
Una scolaresca che doveva andare in visita al Duomo, viene portata in un enorme centro commerciale. Una scelta simbolica per testimoniare come i saperi e la storia (in questo caso rappresentati del Duomo) vengono spazzati via in favore del consumismo (rappresentato dal centro commerciale).
La speranza, in tutto questo, è rappresentata da un bambino che, invitato a cantare l’inno, intona “I want to know”, la canzone con ui l’orologiaio ha iniziato ad agitare le coscienze delle persone.

Il Duomo è stato soppiantato in un batter d’occhio da un enorme edificio adibito al commercio, completamente ricoperto di schermi publicitari.
Ma è Adrian che dapprima intercetta i bambini e li porta a scoprire i resti del vecchio edificio.
Poi si trasforma in una vera e propria guida seguita da centinaia di persone che insieme a lui scoprono l’arte.
Ed è alla fine che succede l’incredibile: l’edificio si affloscia e ne esce un nuovo Duomo, del tutto identico all’attuale Duomo di Milano.

Quando la polizia cerca i responsabili dell’accaduto, Adrian si autoaccusa, ma poi è seguito da tutti i presenti, bambini compresi, fino ad alimentare una vera rivolta che si propaga ache nelle altre città italiane.
Al regime non resta che inventare una contromanifestazione violenta alimentando scontri tra la popolazione, in modo da distruggere il suo mito, dando la colap della sua organizzazione a Darian.

Questo non sarebbe un problema per Adrian, non fosse che quasi per caso in tv vengono recuperate le immagini di Adriano Celentano degli anni ’80, grazie alle quali tutti coglono la somiglianza con l’orologiaio.
Darian sta guardando proprio le immagini di Celentano in tv, quando nel suo nascondiglio entra Johnny Silver, la rockstar più acclamata prima dell’avvento di Adrian.
Se riesce ad ucciderlo, il regime gli ha proposto un nuovo contratto discografico con cui recuperare l’adorazione della folla.
Adrian ricorre di nuovo alle sue doti persuasive per dissuadere Johnny Silver, convincendolo che per lui c’è ancora posto e che per quanto lo riguarda non sono in competizione.

La quarta puntata di Adrian finisce qui.

La storia del cartoon è salita di ritmo e di tono, ma non ha fatto lo stesso la sua realizzazione. Persiste una resa banale nei dialoghi e nei passaggi – spesso frettolosi ed elementari – da una fase all’altra delle avventure dell’orologiaio.

Nel personaggio di Adrian si sono concentrate tutte le energie per renderlo affascinante agli occhi del pubblico, con le sue doti carismatiche, trasmesse non solo con le gesta, ma anche con i silenzi e le frasi ad effetto con cui persegue la sua missione.

Per contrasto, gli altri personaggi che lo ammirano e lo seguono, sono estremamente semplificati nei tratti della personalità. Ne viene fuori un Adrian – e di riflesso un Adriano Celentano – dalle sembianze messianiche mentre il resto è tutto estremamente ordinario. Dietro questa maschera, tuttavia, rimane la sensazione di un messaggio debole sia perché usurato, sia perché reso in maniera banalizzata.

Insomma, a differenza delle altre puntate, in questa c’erano alcuni elementi potenzialmente più allettanti e coinvolgenti. Ma si sono rivelati così solo in minima parte, di nuovo per una realizzazione poco strutturata e mal sviluppata.



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