Un posto al sole: ecco il racconto della nostra giornata trascorsa sul set


Il racconto di una giornata sul set della serie napoletana Un posto al sole a Villa Volpicelli.


Ecco il nostro racconto.

Napoli ci accoglie un po’ sorniona, quando ancora non sono le dieci del mattino. Il tragitto per arrivare sul set di Un posto al sole è una gincana nel traffico, sotto un cielo grigio che si fa fatica ad associare alla città partenopea. Ma appena arrivati in Villa Volpicelli, a Posillipo, basta scendere dall’auto per capire che la prima impressione era solo dettata da un difetto di prospettiva. A quel punto, l’afa opprimente appare come un tentativo troppo timido di sopire la città e le poche gocce di pioggia un accessorio secondario, insignificanti persino per gli ombrelli.

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Ci aspettano i responsabili della Produzione, siamo accolti la cortesia riservata agli ospiti più illustri che, invece, è un atteggiamento normale verso chiunque venga a fare visita.

Oggi si girano alcune scene in esterna. Nina Soldano e Luca Ward sono già al lavoro nel cortile della Villa, un fazzoletto verde con piante e alberi di ogni genere, tagliato in due da un piccolo viale che porta alla meravigliosa terrazza arroccata sul Golfo di Napoli con vista Vesuvio. Marina e Matteo – i personaggi interpretati dalla Soldano e da Ward nella soap – stanno vivendo una fase molto concitata, fra triangoli amorosi e giochi di potere che ogni sera incollano ai teleschermi quasi un milione e mezzo di spettatori. Eppure i due attori sono rilassati, si confrontano e scherzano prima delle scene, poi si calano nei personaggi e in un attimo sono pronti a recitare i loro copioni. Appaiono molto diversi dai soggetti che interpretano, ma dai loro volti e dalle loro parole traspare tutta la felicità di riuscire a farli propri con soddisfazione.

un posto al sole luca ward

La stessa tranquillità si ritrova nel lavoro della troupe, una quindicina di persone. E ciascuno sa cosa fare, cosa aspettarsi dagli altri, comprende immediatamente quando un girato è buono e quando va ripetuto. È una famiglia, in cui bastano poche parole per capirsi e le uniche formalità ammesse sono quelle strettamente necessarie alla finalizzazione del lavoro. D’altronde, ad Un posto al Sole si gira quasi ogni giorno per un totale di 256 puntate l’anno.

Una giornata-tipo inizia tra le nove e le dieci del mattino e va avanti, in genere, per otto o dieci ore. Gli attori vanno e vengono, in base a quante scene sono chiamati a recitare in quella giornata, e alla fine la troupe porta a casa una ventina di girati, che corrispondono più o meno ad una puntata. In realtà, il frutto del lavoro di una giornata sul set non finisce tutto in un singolo episodio, ma l’obiettivo è comunque di registrare il minutaggio necessario a coprire una puntata. “Ciò che stiamo registrando oggi andrà in onda tra fine agosto e settembre”, ci diconoNina Soldano e Luca Ward.

Nel frattempo, arriva a Villa Volpicelli Patrizio Rispo, con il tono scanzonato che abbiamo imparato a conoscere anche nel suo personaggio, Raffaele Giordano. Poco dopo confesserà: “Patrizio e Raffaele sono diventati una cosa sola. Non esisterebbero l’uno senza l’altro”. Ha in programma delle scene con Luca Ward e altre con Marzio Honorato e Peppe Zarbo, alias Renato Poggi e Franco Boschi. Tutto fila liscio, interrotto solo dal frastuono di qualche aereo e dalla sirena di un’ambulanza, che costringono a ripetere la scena. La pausa pranzo è un modo per riposare, raccogliere le idee e scambiarsi racconti e opinioni. Poi si riprende con la stessa scioltezza determinata che ha scandito la mattinata.

un posto al sole

Marzio Honorato sottolinea come, nonostante i meccanismi molto rodati, lui cerchi la sorpresa: “Faccio sempre in modo di sapere il meno possibile di quello che accadrà al mio personaggio, così da far trasparire nella recitazione la mia stessa sorpresa”. Peppe Zarbo, invece, sorprende per la leggerezza con cui si muove sul set, a dispetto di un personaggio spesso impelagato in storie difficili e problematiche. Che non si tratta di un’impressione ce lo conferma lui stesso: “Cerchiamo di far vedere, allo stesso tempo, la Napoli bella e positiva e quella più problematica, ma con la leggerezza delle storie”.

La giornata di lavoro è quasi finita. Andiamo via mentre loro ancora girano e trovano il tempo di salutarci con una battuta. Forse il segreto di Un posto al sole è proprio in questo mix di professionalità e rilassatezza informale, meccanismi oliati e ricerca della sorpresa, voglia di raccontare le storie e farle proprie identificandosi nei personaggi, aprendo gli occhi su Napoli e sull’Italia senza perdere una certa leggerezza.

Tornando a casa pensiamo a tutto questo ed a quanto, su quel set, si respiri la stessa Napoli di Un posto al sole che vediamo ogni sera su Rai3. E anche il Vesuvio sembra un gigante affabile.



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