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Prima che la notte: la conferenza stampa del film tv su Pippo Fava

Prima che la notte. La conferenza stampa del film tv dedicato a Pippo Fava, ucciso dalla mafia nel 1984. Tutte le dichiarazioni dei partecipanti.
Maria Lucia Tangorra

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Prima che la notte. La conferenza stampa del film tv dedicato a Pippo Fava, ucciso dalla mafia nel 1984. Tutte le dichiarazioni dei partecipanti.
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Il moderatore e critico cinematografico Enrico Magrelli introduce evidenziando l’emozione post proiezione. Prima che la notte sarà trasmesso il 23 maggio, giornata della legalità.

Partono subito le domande

L’elemento giornalistico e il valore della stampa come termometro e radar per intercettare quelle che sono le storture della nostra società sono il vero tessuto del film. Daniele Vicari ci accompagni nella fase preparatoria?
Ci sono la IIF Italian International Film che ha acquistato i diritti dell’omonima opera letteraria scritta da Claudio Fava e Michele Gambino e la Rai che ha aderito immediatamente al progetto. Io arrivo in una fase leggermente successiva ed essendo un ammiratore di Fava, ho accettato con grande gioia di parlarne. Secondo me lui è uno di quegli intellettuali italiani troppo poco conosciuti; in più conoscevo molto bene le sue battaglie per l’ambiente (ad esempio i missili a Cosimo) essendo un tema a me molto caro. Ricordo nel ’90 durante l’occupazione dell’università fotografavamo dei suoi articoli tratti da ‘I Siciliani’ e li distribuivamo.

Per me questa storia è basata su due pilastri: da un lato Pippo Fava intellettuale libero che tenta di affermare la propria libertà in tutte le forme espressive che frequenta; dall’altro lato Pippo Fava uomo generoso che sceglie di restituire alla società ciò che ha ricevuto. Per questo abbiamo deciso di raccontare solo l’ultima fase della sua vita. Si può dire che ‘I Siciliani’ anticipi l’era che stiamo vivendo adesso, quella di internet, si trattava, infatti, di un magazine pensato in maniera strutturata, in cui l’attualità, lo studio delle arti – dalla letteratura al cinema – e delle vicende del territorio sono presenti sullo stesso piano.

Tinni Andreatta, direttore di Rai Fiction, sottolinea come sia nella linea editoriale realizzare opere che raccontino personaggi che hanno lasciato un segno con le proprie scelte nel percorso e sviluppo del Paese. Mi sembra molto toccante la scena in cui lui fonda ‘I Siciliani’ in cui dice ai Carusi: “noi parleremo di vita” e questo è il senso di quello che è l’alto livello del personaggio. Vicari ha voluto proseguire nel raccontare l’eredità raccolta dai giovani dopo la sua morte, dice la Andreatta.

Quando si racconta persone così, il regista e gli attori sono presi più dalla volontà di raccontare la verità storica o si riesce a mantenere una libertà poetica, che può condurre a una verità ancora a più ampio respiro?

Fabrizio Gifuni: assolutamente c’è stata libertà poetica,a maggior ragione raccontando un personaggio come Pippo Fava, il quale aveva coniugato questi due aspetti. Lui è stato un grandissimo giornalista d’inchiesta, ma al contempo era in grado di raccontare la realtà in maniera affabulatoria, attraverso un uso del linguaggio poetico e teatrale. Chi lo ha conosciuto ricorda come faccontasse qualsiasi cosa in maniera epica. Aveva una capacità immaginifica che non significa inventarsi una realtà diversa da quella che era.
Quando si racconta una storia, c’è già un margine di libertà, è necessario che ci sia. Devo aggiungere anche che il suo amore per il teatro e questa sua abilità di narrare la realtà come se fosse una commedia umana, me lo hanno molto avvicinato visto che passo la maggior parte del tempo della mia vita in teatro. Pippo Fava ha speso anche gli ultimi anni della sua vita a descrivere in maniera ostinata l’estrema permeabilità del tessuto catanese alle organizzazioni criminali, operando in un’epoca in cui tutto ciò era rifiutato non solo dalle persone conniventi, ma anche dalla cittadinanza per quel senso di vergogna – basti pensare anche a quanto tempo abbiano impiegato le regioni del Nord ad accettare che da loro ci fossero infiltrazioni mafiose.

Come avete operato sul campo?

D. Vicari: Claudio Fava e Michele Gambino, essendo stati testimoni diretti, hanno dovuto allontanarsi un po’ per poterlo raccontare a 360°. Quindi è stato più un lavoro psicologico.
Abbiamo fatto un lavoro di scavo per costruire il contesto umano tramite una sorta di lavoro teatrale, ricreando una situazione tra maestro e allievi. Ciascun attore si è documentato per conto proprio contattando le persone collegate ai personaggi e, in un secondo momento, abbiamo calato il film nella città.

A tal proposito interviene Dario Aita, che dà volto a Claudio Fava, figlio di Pippo

Siamo partiti prima con un piccolo nucleo, composto da me, Daniele e Fabrizio e poi abbiamo allargato agli altri ragazzi che costituiscono la redazione, provando a creare delle relazioni. La possibilità di far prove insieme, sommata al fattore di aver girato a Catania condividendo il tempo anche post riprese, è stato molto utile anche per rendere quello spirito di gruppo nel film.

Qual è stato l’impatto di Rai Fiction sulla sceneggiatura e nella scelta del regista?

T. Andreatta: c’è un grande lavoro da parte della Rai, ma che non ha a che vedere con l’aspetto televisivo, questo film sarebbe stato uguale se fosse uscito al cinema, ne sono sicura. Il fatto che non ci siano delle rappresentazioni grafica di violenza è perché non si parla di questo; i delitti vengono rappresentati tramite la fotografia e si è deciso di dare un’impronta giornalistica. Il cuore della storia è la libertà di stampa. 
La scelta del regista è stata proposta da IIF ed è stata accolta in maniera entusiasta da noi, ma credo che i confini tra piccolo e grande schermo si siano azzerati ormai se pensiamo che con noi hanno lavorato recentemente Francesca Archibugi, Francesca Comencini, Marco Tullio Giordana.

Vicari, durante la presentazione prima della proiezione, ha parlato di giornalisti con la schiena dritta. Oggi, secondo voi, ce ne sono?

D. Vicari: in tutti i settori per fortuna ci sono persone che non si vendono, anche nei luoghi dove ci sembra impossibile trovarli. In ciascun giornale ci sono persone che sono in grado di non piegare l’informazione a esigenze editoriali e, infatti, molti giornalisti italiani sono sotto scorta. Purtroppo, lo dico con molto dolore, l’Italia sulla libertà di stampa è oltre il quarantacinquesimo posto nel mondo.
Esiste innegabilmente il conflitto tra i giornalisti e i vari poteri. Cito un esempio per tutti: Gatti che sale su una barca per seguire i migranti, rischiando la propria vita, per me è un grande eroe civile. Nell’industria e nello Stato esistono delle zone oscure con le quali tutti facciamo fatica ad avere un rapporto. Per questa situazione ci sembrava attuale raccontare la storia di Pippo Fava. 
Lui ha dato la propria vita per quest’idea di giornalismo, ma ha creato anche le condizioni perché la sua esistenza non fosse inutile, formando dei giornalisti come Gambino, il quale ha raccontato la Jugoslavia. Ci sono giornalisti di questo genere, solo il nostro Paese non è molto sensibile alla libertà di stampa e, quindi, è una battaglia sempre aperta e Pippo Fava, secondo me, ricopre un ruolo d’onore.
F. Gifuni: non ci sono scuole di schiena dritta, esistono dei maestri, luoghi in cui si è nati e cresciuti, ma poi tutto è rimesso molto alla capacità, ogni sera, di guardarsi allo specchio, andando a letto un po’ più sereni con se stessi e meno con ciò che ti circonda.

Siamo in un’epoca storica in cui è tutto più estremamente complesso, nell’era della rete. La schiena dritta uno se la mette da solo, molto spesso si conduce una vita molto più scomoda, ma magari si è un po’ più sereni con se stessi.

D. Aita: forse farò un’affermazione impopolare: credo che manchino giornalisti con la schiena dritta anche a causa degli italiani, che magari non lo richiedono a gran voce.

Aita, essendo siciliano, quanto conosceva questa storia?

Conoscevo il suo nome all’interno di una lista di vittima di mafia, che, come sappiamo in Sicilia sono state tante, ma non avevo mai approfondito. Qualche mese prima di iniziare ho trovato una serie di segni. Avevo acquistato un mobile vintage da una signora, che non conoscevo personale. A un tratto mi ha mandato un messaggio chiedendomi di firmare una petizione per Riccardo Orioles (nella redazione de I Siciliani) affinché potesse avere accesso a una pensione, messa a disposizione di persone che si sono distinte in ambito culturale, e in quella circostanza ho scoperto chi fosse.
 

Non posso che complimentarmi con voi perché quando si parla di questi temi si tratta di cinema scomodo. Questi film servono ad accendere i riflettori su un problema di sistema: il giornalista è vessato all’interno del giornale, che a sua volta lo è all’interno di un sistema. Non abbandoniamo la presa, siamo soli, faccio questo invito a voi…

D. Vicari: questa questione è centrale perciò penso che Fava è uno che è tra noi. Lui non ha messo in gioco “solo” la sua vita e basta, ma il proprio benessere. Quando ha scelto di fondare un giornale auto-prodotto, cioè senza padroni, trascina se stesso e i giovani allievi in una situazione che vivono la maggior parte dei giornalisti oggi, la precarietà. Anche in questa situazione, sia i giornalisti che noi che facciano cinema, abbiamo il dovere di essere fino in fondo critici, dobbiamo essere liberi e se non lo siamo non facciamo buon servizio né a noi stessi né alla comunità. Raccontare una storia come quella di Pippo, facendo notare anche le sue contraddizioni, accende una luce su questo tema e lo dico col cuore: questo film è un omaggio a voi giornalisti, a chi fa questo mestiere, per cui, ancora oggi, si muore. Bisogna avere coraggio per dirsi le cose come stanno e molti giornalisti ce l’hanno e lo pagano.

Vicari cos’hanno hanno detto i famigliari se hanno avuto modo di vederlo?

Purtroppo la moglie e la figlia non sono più con noi. Ha avuto modo di vederlo solo Claudio Fava, speriamo di poter far vedere presto anche agli altri famigliari il lavoro. Tutto il lato privato è raccontato dall’ottica del figli per cui tutto ciò che manca è perché è fuori dal radar di questo ragazzo.

Avete avuto la tentazione di portarlo al cinema?

Paola Lucisano (IIF): No, abbiamo sempre pensato come destinazione il piccolo schermo, ma certo con taglio cinematografico. La tentazione c’è stata una volta visto il film perché eravamo molto entusiasti.

 
La conferenza stampa si conclude qui.

 


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Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

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Un Passo dal Cielo 6 Leone di Montagna – trama, cast, finale

Il leone di montagna è il terzo episodio in onda questa sera con protagonista Daniele Liotti.
Beatrice Martini

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Un passo dal cielo 6 Il leone di montagna Rai 1
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Un passo dal cielo 6 – I guardiani torna con l’episodio dal titolo Il Leone di montagna. La puntata va in onda su Rai 1, giovedì 15 aprile alle 21.25. Nel cast i due protagonisti principali sono Daniele Liotti e Enrico Ianniello. Gli attori nei rispettivi ruoli di Francesco Neri e Vincenzo Nappi continuano ad operare nella nuova caserma della Polizia a San Vito di Cadore. Qui lottano contro la criminalità e si ergono, soprattutto a custodi dell’ambiente che li circonda. I paesaggi, infatti sono spettacolari e incontaminati, tra i boschi, i laghi alpini e le vette delle Dolomiti.

Un passo dal cielo 6 Il leone di montagna attori

Un passo dal cielo 6 Riassunto puntate precedenti

Nella puntata di sette giorni fa, l’attenzione si era soffermata su Francesco Neri. Si era analizzato il momento particolare in cui si trovava dal punto di vista personale. Il capo della Forestale infatti non aveva ancora trovato un equilibrio tra il suo desiderio di partire e il bisogno di rimanere accanto a Vincenzo Nappi per aiutarlo. Quest’ultimo nel frattempo aveva dovuto fare i conti con le truffe di Carolina.

Un passo dal cielo 6 Il leone di montagna dove è girato

Un Passo dal Cielo 6 Leone di Montagna – trama

Una rifugiata curda incinta scompare nel nulla. Una storia d’amore tra pastori osteggiata dalle rispettive famiglie fa da sfondo a un rapimento a scopo di riscatto, o forse di vendetta per una guerra lontana.

Mentre Vincenzo e Francesco indagano sulla vicenda, Dafne si sveglia, e inizia a raccontare quello che si ricorda del suo passato. Francesco e Vincenzo vengono travolti dal suo racconto, che scioglie alcuni misteri, ma ne apre altrettanti.

Un passo dal cielo 6 Il leone di montagna finale

Il cast completo

Di seguito il cast completo della sesta stagione di Un passo dal cielo

  • Francesco Neri– Daniele Liotti
  • Vincenzo Nappi– Enrico Ianniello
  • Manuela Nappi– Giusy Buscemi
  • Carolina– Serena Iansiti
  • Huber Fabricetti– Gianmarco Pozzoli
  • Elda– Anna Dalton
  • Isabella Ferrante– Jenny De Nucci
  • Enrico Costa– Luca Chikovani
  • Giorgio– Filippo De Carli
  • Dafne– Aurora Ruffino
  • Emma Giorgi– Pilar Fogliati
  • Cristoph– Carlo Cecchi

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Alice Nevers 13 episodi Intima convinzione e Sforzo – trama, cast, finale

Torna Alice Nevers con la tredicesima stagione e con nuove indagini che la coinvolgono in casi di cronaca nera.
Beatrice Martini

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Alice Nevers 13 Intima convinzione trama
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Alice Nevers torna con la stagione numero 13 e con gli episodi i cui titoli sono Intima convinzione e Sforzo. L’appuntamento è su Giallo, canale 38 del digitale terrestre, a partire da giovedì 15 aprile per cinque giovedì consecutivi in prima serata.

Si tratta di una serie televisiva poliziesca francese trasmessa su TF1, il primo canale in terra madre per ascolti.

Alice Nevers 13 Intima convinzione dove è girato

Alice Nevers 13 – regia, protagonisti, dove è girato

La regia è di René Manzor. Protagonista principale è il giudice istruttore Alice Nevers interpretata da Marine Delterme. Accanto a lei il suo fidato assistente Fred Marquand a cui dà il volto l’attore Jean Michel Tinivelli. Nel cast anche Gregori Baquet nel ruolo di Ludovic.

Le vicende sono incentrate sui casi giudiziari affrontati dal giudice istruttore Alice Nevers. Il titolo completo della serie è Alice Nevers – professione giudice che dalla quattordicesima stagione diventa semplicemente a Alice Nevers.

Lo scorso 11 gennaio 2021 TF1 ha ufficializzato la fine della serie dopo la diciassettesima stagione.

Le riprese si sono svolte in Francia, in particolare nella capitale Parigi. Molte scene sono state girate anche in Belgio.

La produzione è della Ego Productions per TF1. Il titolo originale è Alice Nevers: Le juge est une femme.

Una curiosità: ogni episodio termina con la canzone Pride interpretata dalla banda britannica Syntax.

Alice Nevers 13 Sforzo attori

Alice Nevers 13 trama episodio Intima convinzione

Dopo essere stata colpita all’addome durante un’operazione di polizia, Alice Nevers viene portata urgentemente in ospedale. Qui viene sottoposta ad un intervento chirurgico.

Tutto sembra andare per il verso giusto fino a quando il giudice donna non si sveglia dall’anestesia e dice di essere tormentata dalla visione di un cadavere. È una visione incerta sulla quale non sa dare alcuna spiegazione. Una volta tornata al lavoro 15 giorni dopo indaga con il comandante Marquand su uno strano caso. Camille Verdier esperta psichiatrica del tribunale cade improvvisamente dall’alto della scala nel Palazzo di Giustizia. Portata immediatamente in ospedale ne viene riscontrata la morte. L’autopsia rivela che è stata avvelenata. Dovrà essere Alice Nevers insieme al comandante Marquand a scoprire l’assassino e soprattutto la causa per la quale è stata uccisa.

Trama episodio Sforzo

Manon Rizzoli, la leader di una squadra di cheerleader, viene trovata senza vita su un campo da tennis. Suo padre, proprietario del complesso sportivo, è stato l’ultimo a vederla viva. Interviene Alice Nevers con tutta la sua squadra.

Si scopre così che nel complesso sportivo esisteva una stanza destinata alla preghiera. Qui c’era una foto di Manon velata. La ragazza si era convertita all’Islam.

Intanto la Nevers è ancora vittima di incubi ed ha dei dolori molto forti come conseguenza dell’operazione subita. Si reca dunque dal suo chirurgo che le prescrive morfina per il dolore.

Da parte sua Marquand accoglie nel suo appartamento l’agente di polizia Lea Delcourt. Dovrà ospitarla alcune sere a settimana. Nel frattempo è impegnato con la Nevers per scoprire chi ha voluto la morte della giovane cheerleader.

Alice Nevers 13 Sforzo finale

Alice Nevers 13 – il cast completo

Di seguito il cast della serie Alice Nevers 13 e i rispettivi personaggi interpretati dagli attori

  • Marine Delterme – Alice Nevers
  • Jean-Michel Tinivelli – Fred Marquand
  • Grégori Baquet – Ludo
  • Alexandre Varga – Mathieu Brémond
  • Georges Claisse – Anton Avenberg
  • Vincent Solignac – François Avenberg
  • Jean Dell – Lemonnier
  • Anne-Charlotte Pontabry – Laurence
  • Sandy Lobry – Betty
  • Sylvie Audcoeur – Christelle Avenberg
  • Arielle Sémenoff – Hélène Kimoff
  • Laurent Olmedo – Marco Bianchi

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Il Commissario Montalbano Salvo amato, Livia mia – trama, cast, finale

La pellicola del commissario interpretato da Luca Zingaretti torna in replica su Rai 1
Alessandro De Benedictis

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Il Commissario Montalbano episodi 2020 - Stasera Salvo amato, Livia mia
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Rai 1 propone questa, in replica, Salvo amato, Livia mia che fa parte del ciclo Il Commissario Montalbano. La pellicola è la prima dopo la morte di Andrea Camilleri e dello storico regista Alberto Sironi, sostituito da Luca Zingaretti.

Il Commissario Montalbano episodi 2020 - Stasera Salvo amato, Livia mia

Il Commissario Montalbano episodi Salvo amato, Livia mia

Il caso di “Salvo amata, Livia mia” che va in onda stasera è un groviglio attorno all’omicidio della giovane Agata Cosentino. La vittima – interpretata da Federica De Benedittis – era un’amica di Livia, alias Sonia Bergamasco, compagna del Commissario, che torna a Vigata per seguire le indagini e supportare la famiglia di Agata.

Il delitto avviene nell’Archivio storico comunale. Nonostante Agata fosse un’archivista, il primo compito del Commissario Montalbano è capire cosa ci facesse lì. Tutti erano in ferie per permettere i lavori di manutenzione, l’unico ad aggirarsi negli uffici era il Direttore Antonio Cannizzaro (Rosario Lisma).
Quella che sembrava una violenza sessuale sfociata in delitto, si rivela qualcosa di più complesso.
Il Commissario insieme a Pasquale, figlio di Adelina
La vicenda di Agata si amalgama con quella di Pasquale (Fabio Costanzo), il figlio di Adelina, bloccato da un metronotte durante l’incursione furtiva in una villetta.

La sceneggiatura nasce infatti dall’intreccio di due diversi racconti di Andrea Camilleri: “Salvo amato, Livia Mia” e “Il vecchio ladro”. Un lavoro complesso, dal momento che il primo era nato in forma epistolare e raccontava le indagini de Il Commissario Montalbano condotte lontano da Vigata.

Ancora una volta, colpisce la profondità dei personaggi tratteggiati da Andrea Camilleri. A partire dalla vittima, Agata, che rivive nei flashback interpretati da Federica De Benedittis in un’articolazione crescente. Complice la figura dell’amica Caterina Giunta, cui dà il volto l’attrice Katia Greco, con la quale si scoprirà avere un rapporto inaspettato.

Insieme al personaggio di Rosario Lisma, compongono un trittico che per tutto l’episodio restituisce la complessità umana, attraverso sviluppi sì sorprendenti e audaci, ma senza forzature. Un risultato affidato solo alla scrittura che ci accompagna nella loro scoperta, replicando appieno la sensibilità della penna di Andrea Camilleri, sempre impegnato a farci comprendere le sfaccettature dell’uomo senza dare giudizi.

Il cast e la regia di Luca Zingaretti per i nuovi episodi in onda dal 9 marzo 2020

Il cast e la regia di Luca Zingaretti

Federica De Benedittis è tra le poche ospiti nel cast de Il Commissario Montalbano. Una scelta esplicita della produzione. La Direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta ha spiegato: “La struttura del racconto ci ha fatto optare per la scelta di attori che lavorano in maniera corale e su più registri. Il Commissario Montalbano si caratterizza da sempre per l’alternanza tra ospiti protagonisti e lavori più corali”.

A “Salvo amato, Livia mia”, partecipa anche Roberta Giarrusso, nei panni della Signora Caruana. È un ruolo meno centrale, ma rientra appieno nel discorso corale fatto dalla Andreatta.

I nuovi episodi, però, si caratterizzano soprattutto per la regia di Luca Zingaretti. Lo storico Direttore Alberto Sironi è morto durante le riprese, ad appena qualche settimana di distanza dalla scomparsa di Andrea Camilleri. Un doppio colpo che ha segnato profondamente il cast e la produzione. Zingaretti ha poi preso in mano la regia con il supporto dei colleghi di sempre, a partire da Cesare Bocci, Peppino Mazzotta ed Angelo Russo.

Nei suoi ricordi affettuosi di Sironi, Luca Zingaretti ha detto: “Non ho fatto la mia regia. In una situazione del genere devi solo cercare di capire cosa avrebbe fatto chi ti ha preceduto”.

La regia degli episodi de Il Commissario Montalbano 2020, in effetti, non tradisce la volontà di aggiungere troppo. Semmai, dall’episodio “Salvo amato, Livia mia” appare una sospensione ancora maggiore dei tempi e dei luoghi. In alcuni passaggi, la stessa Vigata sembra assumere contorni più eterei, sfumati, di quelli a cui eravamo abituati.

 

Il Commissario Montalbano 2020

Il Commissario Montalbano 2020 – Il futuro della serie di Rai 1 dopo la morte di Andrea Camilleri e Alberto Sironi

La morte di pilastri come Andrea Camilleri e Alberto Sironi potrebbe compromettere il futuro della serie di Rai 1.

Lo ha ammesso Zingaretti, concorde con il cast storico: “Vogliamo innanzitutto celebrare questi due episodi, salutare i nostri eroi e poi riflettere. Vedere se è il caso di finirla qua oppure continuare e chiudere in bellezza con l’ultimo romanzo nella cassaforte di Sellerio. Dobbiamo vedere se andare avanti. Per quanto mi riguarda, voglio elaborare il lutto e capire se abbia senso o meno”.

Il titolo dell’ultimo romanzo custodito dall’Editore Sellerio è sconosciuto, ma dovrebbe contenere una svolta decisiva nella vita de Il Commissario Montalbano, probabilmente la sua stessa scomparsa.

Intanto, c’è la certezza di un altro episodio già pronto, girato sempre la scorsa estate. Verosimilmente, dunque, Rai 1 e Palomar hanno tenuto nel cassetto l’episodio per il gran finale del prossimo anno.


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