Non è l’Arena, prima puntata con Pamela Prati e Renzi


Non è l'Arena, prima puntata con Pamela Prati e Renzi. Il talk di Massimo Giletti riparte dal caso montato ad arte dalla showgirl sarda e dal faccia a faccia con l'ex Segretario del PD. Entra nella squadra del programma Selvaggia Lucarelli


La prima puntata è stata dedicata a Pamela Prati e Mark Caltagirone, oltre che ad un faccia a faccia con Matteo Renzi sulla formazione del nuovo partito Italia Viva. Tra gli argomenti caldi, anche una parentesi sul caso degli affidi di Bibbiano.

La scaletta ha posto Non è l’Arena in diretta competizione con la seconda puntata di Live – Non è la D’Urso. Su Canale 5 – dove il caso Pamela Prati imperversa da mesi – Barbara D’Urso ha intervistato il leader della Lega Matteo Salvini, per una sfida a distanza con Renzi che dagli scranni parlamentari si è spostata in tv.

Ma in un’intervista realizzata nei giorni scorsi ai nostri microfoni, Massimo Giletti ha detto che la contrapposizione è solo apparente. Il suo intento, ha precisato, è ben diverso dalla ricerca della futile chiacchiera sul gossip.

Intanto, nella squadra di Non è l’Arena è entrata Selvaggia Lucarelli. La giornalista commenterà insieme al conduttore gli argomenti della puntata, concentrandosi ogni settimana su un fatto specifico di attualità.

Di seguito potrete ripercorrere la diretta della prima puntata.


“Chi l’avrebbe detto che saremmo tornati con una situazione opposta a quella che abbiamo lasciato?”, esordisce Massimo Giletti. Il suo è un riferimento alla situazione politica e al cambio di governo che abbiamo vissuto nelle ultime settimane.

Introduce così l’intervista in collegamento video a Matteo Renzi. L’ex Segretario del PD viene accreditato dal conduttore della più grande operazione politica degli ultimi mesi: quando sembrava ai margini, ha spinto il nuovo segretario Nicola Zingaretti al governo insieme al Movimento 5 Stelle, per poi fondare il suo nuovo partito, Italia Viva.

Renzi dice di non essere stato lui a creare la nuova situazione. Piuttosto, è stato un suicidio politico di Matteo Salvini, di cui lui e gli altri protagonisti della crisi hanno approfittato per il bene dell’Italia.

Poi, chiama in causa i rapporti ben poco chiari tra Salvini e la Russia. Con la necessità ancora in sospeso di verificare l’esatta natura dei flussi di denaro verso le casse della Lega.


“Possibile che Salvini abbia fatto un errore così grossolano?”, si chiede Giletti. Matteo Renzi elude in parte la domanda, dicendo di non sapere perché l’abbia fatto. Ma ribadendo che bisognava approfittarne, anche per salvare i conti, scongiurare l’aumento di IVA e delle tasse, riportare serenità nei mercati e nei rapporti internazionali dell’Italia.

“Allora è vero che alla fine tutto dipende da cosa vogliono i cosiddetti poteri forti?”, ribatte Giletti.


Secondo Renzi, però, ai poteri forti non interessa chi governa il nostro Paese. Cercano stabilità e credibilità.

L’intervista prosegue sui temi dell’evasione, le politiche sulla natalità e sugli asili nido. Tutte priorità – dice Renzi – del nuovo partito Italia Viva.

Matteo Renzi è arrivato come ‘rottamatore’, poi è andato al Governo e dopo la caduta eccolo in una nuova veste. Chi è Renzi 3?“, continua Giletti. “Renzi 3 non è più un attaccante che fa gol, è un centrocampista che cerca di tanto in tanto di fare assist come ha fatto ad agosto”, risponde l’ex Presidente del Consiglio.

E spiega che non ne poteva più dei litigi, dei malumori e delle sfide delle correnti all’interno del Partito Democratico, per questo ha fondato l’ennesimo partito. “Ho provato per sette anni a rinnovare il PD dall’interno, adesso non era più possibile andare avanti” racconta accentuando una certa afflizione.

“Lei, però continua ad avere potere. Di fatto, ha in mano le chiavi del governo e può farlo cadere quando vuole”, sottolinea il conduttore. Renzi se la cava in calcio d’angolo, per rimanere alle metafore calcistiche: “Per me potere significa ‘poter fare’, poter indirizzare lo sviluppo delle grandi aziende del Paese, ad esempio. Non significa gestire le poltrone. Quelle le lascio alle correnti, ai bisticci all’interno degli altri partiti”.


Subito dopo, minimizza sui dissidi con Nicola Zingaretti, mandandogli un abbraccio e un augurio di buon lavoro alquanto stiracchiati. Infine, ribadisce il suo no dei giorni scorsi a “Bandiera rossa”, tra le canzoni simbolo dei partiti di sinistra.
In questa fase, appare palese la sua strategia: far passare il PD senza di lui per un partito di sinistra massimalista, così da creare lo spazio necessario al suo Italia Viva tra i moderati.

Arrivano anche le battute sul riposizionamento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il Presidente si è mostrato nelle ultime settimane in una veste più amichevole, alla mano, partecipando a feste e incontri. Da quelli organizzati dalla CGIL a quelli promossi da Fratelli d’Italia. Un atteggiamento trasversale.

Sviluppa il tema per riprendere con le proposte: “Abbiamo fatto questo governo per scongiurare l’aumento delle tasse. Che si concentri soprattutto su quello”.

L’intervista continua, allora, sul tema della gestione della spesa pubblica e sul contenimento degli sprechi.
“Possibile che i costi della Regione Sicilia siano superiori a quelli della Casa Bianca?” chiede Massimo Giletti.

Matteo Renzi sfrutta il gancio per tornare sul referendum del 2016, che segnò la sua caduta: “Se fosse passato quel referendum – per cui ho pagato e sono andato a casa – le Regioni sarebbero state riorganizzate e gli sprechi ridotti di molto”.

Segue il passaggio in cui Renzi spiega perché l’accordo con il Movimento 5 Stelle fu rifiutato nel 2018, per essere, al contrario, caldeggiato un anno dopo. Secondo l’Onorevole, l’atteggiamento del M5S è cambiato molto in dodici mesi su temi fondamentali come la TAV, il TAP, le Olimpiadi e così via…

E poi c’era un personaggio come Matteo Salvini che spadroneggiava con fare inaccettabile. Proprio in quel momento, cade il collegamento audio con Renzi. “Salvini starà sabotando questo passaggio”, scherza Massimo Giletti.

“Come la mettiamo con gli insulti a lei, alla sua famiglia, a suo padre, al PD? Che fine faranno le querele e gli screzi con il M5S?”, riprende il conduttore.

Renzi ha gioco facile nel rispondere: “L’ho fatto per il bene del Paese. Ho imparato a fare politica mettendo da parte gli interessi personali. La sera prima dell’intervista al Corriere della Sera, con cui ho aperto all’alleanza con il M5S, ho mangiato una pizza con la mia famiglia a cui ho spiegato perché era necesssario”.

L’intervista si chiude con la contrapposizione tra Renzi e Salvini. Ad un video molto duro in cui Salvini elenca le incoerenze del suo avversario, Renzi risponde con un controelenco.

Infine, spiega come l’attuale strategia contro i migranti sia fumo negli occhi degli italiani, perché il problema immigrazione esiste ed è grosso, ma si affronta con la politca internazionale, non bloccando le navi dei disperati per settimane nel Mediterraneo. A suo dire, Salvini e Giorgia Meloni fanno nulla più che gli interessi dell’Ungheria di Orban, il quale utilizza i nostri soldi per abbassare le tasse.

La lunga intervista – è durata più di un’ora – si chiude qui.

Non è l’Arena prosegue con la pagina dedicata all’ormai tristemente celebre caso degli affidi di Bibbiano.

“Destra e sinistra dovrebbero smettarla di strumentalizzare la vicenda e sedersi insieme per risolvere ciò che sembra palese: ci sono problemi nel meccanismo degli affidi in Italia“, introduce Massimo Giletti.

In collegamento da Bibbiano c’è il giornalista Daniele Bonistalli. Nei giorni scorsi i cittadini del comune emiliano hanno espresso non pochi alumori per il clamore che inizia a pesare sulla loro quotidianità.

In studio, commenta la giornalista Selvaggia Lucarelli, che parla senza mezzi termini di “strumentalizzazione schifosa dei bambini” a livello politico.

Si riferisce soprattutto all’atteggiamento di Matteo Salvini che nelle ultime settimane ha alimentato la sua macchina propagandistica proprio con i bambini. Il punto di non ritorno lo ha raggiunto al raduno di Pontida di pochi giorni fa, quando ha utilizzato una bambina per fomentare la folla alla fine del suo comizio. L’ha presa in braccio sul palco, facendo credere che fosse una vittima del sistema di Bibbiano. Non lo era e a scoprirlo è stata proprio Selvaggia Lucarelli.

A Non è l’Arena c’è anche l’Avvocato Patrizia Micai. Si è occupata per anni del caso dei “Diavoli della Bassa modenese”, una vicenda in tutto e per tutto analoga a quella di Bibbiano, solo distante qualche chilometro. Raccontata dall’inchiesta “Veleno” del giornalista Pablo Trincia, realizzata per La Repubblica prima in formato podcast, poi diventata un libro.

E sono presenti anche Federico e Lahmab Scotta.

Una coppia a cui sono stati tolti tre bambini – uno dei quali direttamente in sala parto – dopo che il padre di famiglia era stato accusato di aver quantomeno favorito gli abusi su una (all’epoca) giovanisima ragazza.


Ora quella ragazza – nome di fantasia Marta – ha detto di essere praticamente certa di aver inventato tutto. Dopo che la sua testimonianza ha portato all’allontanamento dei tre bambini da casa Scotta e ad una condanna ad undici anni di carcere per Federico Scotta. A venti anni di distanza, ancora oggi i due genitori non sanno che fine hanno fatto i figli.

In realtà, Marta non aveva inventato cosapevolmente il tutto. Era stata in un certo senso plagiata e le sue testimonianze manipolate da piscologi e assistenti sociali che gestivano gli affidi nella Bassa modenese.
L’obiettivo era quello di costruire le prove necessarie a sottrarre più bambini possibili a genitori marchiati come inaffidabili. È il meccanismo di base riscontrabile anche a Bibbiano.

Tra i principali accusati c’è lo psicoterapeuta torinese Claudio Foti. Considerato un esperto nel trattamento dei bambini vittime di abusi, è il responsabile della Onlus Hansel e Gretel attorno a cui è ruotato il sistema illecito degli affidi a Bibbiano. Il sospetto è che tutta la gestione degli affidi sia stata manomessa a scopo di lucro sui fondi pubblici e, in alcuni casi, per pilotare gli affidi verso determinate famiglie. Foti parla di accanimento contro di lui.

A difendere Claudio Foti nello studio di Non è l’Arena c’è l’Avvocato difensore Andrea Coffari.
In sostanza, l’Avvocato Coffari parla di “fantasie” e nega le responsabilità del suo assistito. Inoltre, ribadisce la caratura professionale di Foti e usa il termine “scemenze” quando i presenti in studio spiegano le pratiche professionali non ortodosse utilizzate dagli psicologi della Hansel e Gretel.

Massimo Giletti manda in onda il video di un colloquio sostenuto da un bambino. Dimostrerebbe con una certa evidenza come venissero spinti a testimonianze manipolate.

Incalzato soprattuto da Selvaggia Lucarelli, l’Avvocato Coffari risponde in maniera piuttosto rude e ineducata. Come spiega lo stesso Foti in un secondo video andato in onda, secondo la difesa non esiste un “metodo Foti”, perché si sono utilizzate le pratiche previste dai protocolli, senza alcuna forzatura. Tuttavia, non escludono possibili errori.

Il problema è che esistono decine e decine di casi ricordati dalla giornalista Selvaggia Lucarelli e dall’Avvocato Micai – suffragati da prove e testimonianze molto pesanti, in cui le forzature sembrano a dir poco evidenti. I bambini sarebbero stati indotti a dire cose alterate dalle pressioni degli psicologi. Oppure, le loro testimonianze spontanee sarebbero state interpretate con evidenti forzature.

In chiusura, Selvaggia Lucarelli chiede: “In almeno una quindicina di casi paragonabili conosciuti in tutta Italia, possibile che rientri in qualche modo sempre Foti?”. L’Avvocato Coffari le risponde dicendo che sta solo infangando 40 di carriera di un luminare.

La parentesi Bibbiano si chiude così. Tanta carne al fuoco e un pizzico di confusione soprattutto nel finale.

A Non è l’Arena ora è il momento di Pamela Prati. La showgirl viene introdotta da una lettera letta da una voce fuori campo. È stata scritta come se il mittente fosse Mark Caltagirone, ma in realtà l’autore è il giornalista Gabriele Parpiglia.

In sostanza, in questa lettera il fantomatico Caltagirone chiede scusa alla Prati per averla illusa, per aver abusato della sua vulnerabilità, dettata dalla voglia di realizzare il sogno di diventare moglie e madre.
Si tratta di una sorta di espediente letterario per spiegare la posizione sostenuta poi in prima persona da Pamela Prati: è stata illusa ed è la vittima di un raggiro. Ora vuole dire la sua verità.

“Io sono una vittima, come lo sono stati tanti prima di me. Alfonso Signorini, Manuela Arcuri e tanti altri lo sono stati al pari mio. Queste persone fanno queste cose da dieci anni”, inizia incalzante la Prati.

La ricostruzione dei fatti.

Marzo 2018: Pamela Prati va a cena con le agenti Eliana Michelazzo e Pamela Perricciolo. Le due agenti iniziano a parlarle di un uomo facoltoso, colto e affascinante che è particolarmente attratto da lei. Quest’uomo – dicono la Michelazzo e la Perricciolo – è Mark Caltagirone.

In quello stesso ristorante romano sono andate le telecamere di Non è l’Arena. Il gestore spiega come la Michelazzo e la Perricciolo organizzassero ogni settimana serate in cui portavano personaggi del mondo dello spettacolo.

La Prati e Caltagirone non possono vedersi, perché lui è un grosso imprenditore edile con interessi in Siria e in Libia ed è lontano per lavoro. Sta costruendo oleodotti.

Iniziano a sentirsi tramite messaggi, lo fanno per mesi, fino a quando la Prati non si innamora di lui, pur non avendolo mai visto. Caltagirone – le dicono sempre le agenti – è anche affidatario di due bambini, Rebecca e Sebastian. Una notizia che esalta ancora di più la sua voglia di diventare madre.

A novembre 2018, Pamela Prati esce allo scoperto e parla del suo nuovo amore. Alcuni – per la verità in pochi – si insospettiscono per il fatto che nessuno conosca o abbia mai visto Mark Caltagirone. Tra i più attivi nel sostenere l’ipotesi della fake news c’è Roberto D’Agostino di Dagospia.

Nel frattempo, però, la storia prende piede in televisione. Iniziano le ospitate da Barbara D’Urso, a Verissimo, ma anche in Rai, a Domenica In e Vieni da me. Si parla di matrimonio, fino a che il caso esplode tra aprile e maggio scorsi. In pratica, le stesse protagoniste non riescono più a controllarla.


Dal numero di Caltagirone arrivano messaggi vocali e foto. Le foto risulteranno poi rubate dal profilo social di un uomo chiamato Marco Di Carlo. Anche la voce dei messaggi audio sembra quella impostata di un attore, più che quella di una persona che parla durante la sua quotidianità.

Ma Pamela Prati spiega che lei ormai era innamorata. Per lei quell’amore era reale. Quindi, giustificava il fatto che non riuscissero a parlarsi per telefono e non riuscissero a vedersi per via delle difficili condizioni in cui Caltagirone lavorava.

Col passare delle settimane, intanto, è lo stesso Mark a Caltagirone a parlare di un futuro insieme, alludendo al matrimonio.

Pamela Prati è così convinta dell’esistenza di quest’uomo – si confessa – che inizia anche a fare sesso virtuale con lui. E Massimo Giletti fa vedere anche i messaggi hot intercorsi tra i due, mentre continua a chiedere alla Prati: “Ma possibile che in nove mesi non ti sia fatta venire un dubbio? Perché dovremmo crederti?”.
La showgirl risponde che per quanto possa sembrare strano, sono cose che accadono, soprattutto nei momenti in cui si è vulnerabili.

La sua tesi è confermata dalla psicoterapeuta Stefania Andreoli, in collegamento video. “Io farei molto più fatica a non crederle, perché questo tipo di meccanismo psicologico che si innesca è ampiamente documentato e legato al ‘catfish’, cioè alla creazione di false identità”, dice. Il che confermerebbe la possibile macchinazione ad opera di Eliana Michelazzo e Pamela Perricciolo.

Arriva anche un video di Simona Ventura, amica di Pamela Prati. Era stata scelta anche come testimone di nozze e dal suo racconto si capisce che aveva avuto qualche dubbio, ma non aveva pensato potesse essere accaduta una cosa del genere.

Nonostante, ricorda, lei stessa fu tentata allo stesso identico modo appena dopo essersi lasciata con un suo compagno.

Più scettica Nunzia De Girolamo, chiamata a commentare la vicenda in studio: “Ma come si fa ad arrivare ad accettare un matrimonio praticamente al buio? Come si fa a credere che non le sia venuto un minimo di dubbio senza aver mai visto quest’uomo? Senza aver mai condiviso nulla con lui, senza averlo visto in carne ed ossa?”.

Risponde di nuovo la Dott.ssa Stefania Andreoli: per quanto possa sembrare strano, la vulnerabilità di una persona, se sfruttata in maniera cinica e spietata, può portare a questo.

Paradossalmente, la natura virtuale dell’amore, in situazioni del genere, amplifica l’innamoramento invece di metterlo in dubbio. Il romanticismo, su una persona vulnerabile che non cerca altro che una relazione, non fa altro che essere alimentato. Tanto più se la giustificazione del lavoro all’estero è non solo plausibile, ma perfino nobile.

L’Avvocato Lina Caputo cura la posizione di Pamela Prati. Alla domanda di Massimo Giletti – “Chi ci ha guadagnato in tutto questo?” – dice che la Prati non solo non ci ha guadagnato, ma da quando la segue può sostenere sia molto probabile che ci abbia anche perso economicamente.

Ricordiamo che una delle ipotesi principali (e più accreditate) su questa vicenda è che sia nata per far soldi con le ospitate televisive e le esclusive ai giornali patinati. Resta da stabilire se la Prati ne fosse consapevole o meno.


“Perché allora, Pamela Prati è andata a Domenica In ed ha mentito sulla famiglia e il matrimonio?”, incalza Massimo Giletti.

L’Avvocato Caputo spiega come a quel punto il raggiro aveva giocato talmente tanto sul suo desiderio di diventare mamma, che lei era arrivata a mentire.

E lo aveva fatto perché aveva ricevuto pressioni enormi via messaggio dai bambini Sebastian e Rebecca. Oppure, a questo punto, da chi gestiva i telefoni ricondotti a loro. Tra le altre cose, le era stato detto che Sebastian era malato di tumore.

In particolare, negli sms lo stesso Sebastian utilizzava la parola “bastardi” parlando di lui e sua sorella Rebecca. Facendosi percepire mortificati per essere un impedimento alla felicità nella vita dei Prati e Caltagirone.

“Bastardi” è una parola che veniva utilizzata come epiteto contro la Prati quando era piccola, per via di complicate vicende famigliari. E che quindi ha agito come elemento di ulteriore pressione: pur di dimostrare di poter essere una buona futura madre e di non far sentire i piccoli dei “bastardi”, aveva mentito a Domenica In. Parlando della famiglia come qualcosa di già reale.
Nel frattempo, i bambini le avevano mandato un video molto affettuoso.

Ora, Massimo Giletti manda in onda l’intervista all’uomo che era stato chiamato dalla Michelazzo e dalla Petricciolo a dare un volto a Mark Caltagirone.

C’era bisogno di far vedere ai media il presunto uomo in carne ed ossa. La sua assenza ormai non era più spiegabile, aveva alimentato troppa diffidenza e le agenti avevano organizzato lo scatto. Pamela Prati si era prestata, convinta anche da Mark Caltagirone.

L’uomo spiega come sapesse di partecipare ad una messinscena, ma non aveva capito fosse così grande e così grave. Che coinvolgesse dei bambini e fosse una grande truffa.

Wanda Ferro è un’Onorevole calabrese di Fratelli d’Italia, che fa anche parte della Commisisone Antimafia. È stata tra le prime donne ad essere raggirate da Eliana Michelazzo e Pamela Perricicolo, qualche anno fa. Anche per lei era stato architettato il fidanzamento con Mark Caltagirone, in uno schema talmente simile a quello di Pamela Prati che era stato coinvolto lo stesso bambino, Sebastian. Un inviato di Non è l’Arena ha provato a sentirla sul caso, ma non si è sbottonata, rimandando tutto alle sedi competenti.

Massimo Giletti ricostruisce un altro dettaglio. Quando Pamela Prati andò da Barbara D’Urso e arrivò la telefonata in diretta di Mark Caltagirone, la voce era molto diversa da quella dei messaggi vocali, ma lei si comportò come se lo avesse riconosciuto. “Mi aveva scritto di dire che era la sua voce e io l’ho fatto”, spiega la Prati.

Un meccanismo apparentemente incomprensibile. Ma la psicoterapeuta Andreoli ribadisce che in casi di dipendenza affettiva come quella ormai sviluppata dalla Prati, certe dinamiche sono facilmente spiegabili.

Durante il racconto, Massimo Giletti ha agitato alcuni fogli. Sono quelli in cui si parla di una perquisizione della Polizia avvenuta nel 2015 a casa di Eliana Michelazzo. Una perquisizione confessata nei giorni scorsi dalla stessa Michelazzo, dopo essere venuta a conoscenza del fatto che la redazione di Non è l’Arena aveva scovato i verbali.

Il conduttore parla di “cose molto particolari” trovate in quell’occasione, ma non specifica quali, lasciando solo intendere che sulle figure di Michelazzo e Perricciolo gravano molte ombre.

L’obiettivo di Giletti è di intervenire in maniera molto dura contro “chi fa un certo tipo di televisione, magari anche parlando di giornalismo”. Non nomina Barbara D’Urso ma il riferimento più diretto non può che essere a lei.  “Bisogna darsi qualche limite di natura deontologica, altrimenti vale tutto. Non si può”, ribadisce con forza.

La sua invettiva nasce da una certezza: nessuno ha fatto le dovute verifiche prime di organizzare mesi di trasmissioni su questo tema. Sarebbero bastate alcune semplici verifiche per irsparmiare al pubblico la più grossa fake news dell’anno e fermare sul nascere quella che potrebbe anche rivelarsi una truffa in piena regola.

La prima puntata di Non è l’Arena finisce qui.

La Recensione

Un primo atto strutturato bene, quantomeno in grado di garantire un discreto ritmo nonostante le infinite 4 ore e mezza di programma. Davvero troppe.
Resta l’evidente lavoro di Massimo Giletti e della redazione nel mettere in fila i tasselli delle vicende trattate.

Ciò che è mancato, probabilmente, è una maggiore incisività di questo lavoro. L’ora abbondante di intervista ad un leader come Matteo Renzi è un’occasione rara, ma nonostante ciò è risultata tutto sommato ordinaria in quanto a contenuti. In questo caso, tuttavia, va considerata anche l’abilità di Renzi nel destreggiarsi tra le domande fino a neutralizzarle.

Un discorso simile si può fare per il trattamento del caso di Bibbiano. Si poteva fare ancora di più nel tentativo di approfondire le falle del “sistema italiano degli affidi”. La scelta degli ospiti è sembrata azzeccata per parlare di quanto accaduto negli ultimi mesi, meno per  lavorare in quella direzione. Da Non è l’Arena non ne è venuto fuori molto più di quanto non fosse già emerso nelle scorse settimane di trattazione intensiva. Di certo c’è che se ne è parlato nel merito, totalmente al di fuori delle fastidiose strumentalizzazioni politiche. Non scontato.

Infine, è stata la serata di Pamela Prati. Anche in questo caso è stata rispettata l’intenzione iniziale di non farne una pagina di gossip e la parentesi è stata una ricostruzione puntuale della vicenda dal punto di vista della showgirl. È stato interessante soprattutto l’emergere della manipolazione vista non solo come strumento di raggiro economico dello show business, ma anche come fenomeno di un disagio psichico più diffuso di quanto possa sembrare.

Pure in questo caso, però, non proprio tutti i dubbi sono stati fugati e di conseguenza anche l’opera di “smascheramento della tv del nulla” è rimasta un lavoro apparentemente solo avviato.

Un esordio da considerare nel complesso positivo, dunque, quello di Non è l’Arena. A patto che nelle prossime settimane si metta a fuoco l’incisività, quantomeno in alcuni passaggi.



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