Vip e letteratura, Eleonora Daniele: La lentezza di Kundera è il mio libro del cuore


Intervista a Eleonora Daniele che parla del suo rapporto con i libri e la letteratura

 E’ appena scesa da un palco eccezionale, Eleonora Daniele. Quello allestito al Foro Romano per il concerto “Music for Mercy” promosso dal Teatro dell’Opera di Roma e dall’Opera Romana Pellegrinaggi. Un evento per il Giubileo che ha visto cantare artisti di tutto il mondo, ospiti di Andrea Bocelli, e la Daniele condurre la serata, trasmessa ieri in diretta su Rai Uno.

Un’emozione forte per la bionda Eleonora, abituata a sondare le storie della cronaca, gli eventi, come ha fatto a UnoMattina o ad Estate in Diretta, accanto a Salvo Sottile. Un’attenzione alle vicende geopolitiche della nostra epoca, come ha testimoniato il suo impegno in “I nostri angeli” con Franco di Mare. Senza dimenticare la leggerezza di certe sue trasmissioni, come “Ciak si canta”, o la prova d’attrice  in “Un posto al sole”.

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Ma Eleonora Daniele che lettrice è?

“Una lettrice costante. Non più di narrativa ma di attualità, di sociologia, di storia. Me lo impongono da tre anni i miei impegni lavorativi. Ho bisogno di conoscere come sono nati i conflitti nelle aree più a rischio del mondo. Di comprendere i meccanismi dell’animo umano e come si sviluppa la conoscenza. Di tornare al passato, per mettere a fuoco l’oggi. Sto affrontando un libro sulla Guerra Fredda, ne ho letti altri sull’Intifada, sulla Guerra del Golfo, sull’antagonismo Iran-Iraq. Il terrorismo dei giorni nostri affonda in quei fatti. Molti sono volumi ormai introvabili.

E lei dove li ha scovati?

“Nelle librerie di Roma specializzate in vecchie edizioni. Ne frequento soprattutto due, una dietro al Pantheon, l’altra in Corso Rinascimento. Trovo stampe di  opere d’antan, ristampe di volumi antichi. Per esempio un testo del 1934 dell’Istituto di Studi Psichici. Mi ha intrigato. Sa, vorrei iscrivermi a psicologia. Un altro del dottor Eugene Osty, già direttore dell’Istituto di Metafisica Internazionale di Parigi, dedicato alla trasmissione del pensiero. Pensi che tra le pagine ho trovato una banconota da mille lire…Dagli scaffali del negozio di Corso Rinascimento ho tratto la Storia del dopoguerra di Antonio Gambino e L’ombra rossa di Enzo Bettiza, un’autobiografia professionale. Insieme con la riproduzione per il ventennale dell’Alchimista di Paulo Coelho. Tutte copertine che mi affascinano. Perché tengo molto in conto l’oggetto-libro”.

Dove ha sistemato i suoi volumi? Ne ha qualcuno sul comodino?

“Io veramente il comodino non ce l’ho. Quanto ai libri, ne posseggo talmente tanti che li ho disseminati in tutta la mia casa. Nella libreria vera e propria li divido a seconda del  colore. Ho un’attenzione particolare all’estetica, insieme  con l’etica. Per me il libro è un tempio, vi stabilisco un rapporto mistico,è  un oggetto del quale percepisco la profondità. E’ esso stesso parte del racconto, fornisce dettagli, rappresenta il carattere che possiedi. Tenerlo in mano è un’emozione. In libreria potrei stare per ore, non vado solo per comprare ma per viverli, i libri. E il mio modo di sistemarli in casa, a seconda del package, del colore delle copertine, riflette questa simbiosi. Infatti riesco a trovare perfettamente ogni titolo nel momento che mi serve”.

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Da adolescente leggeva?

“Molto. Tutto Italo Calvino, La coscienza di Zeno ma anche, anticipando forse il mio lavoro sulla cronaca, Le confessioni di Tommaso Buscetta. Da sempre ho fatto della lettura non un passatempo ma una ricerca, un viaggio nella profondità dell’essere”.

Allora, mi dica qual è il suo libro del cuore.

“La lentezza di Kundera. E’ vero, amo molto anche L’insostenibile leggerezza dell’essere, che è stato uno spartiacque della mia vita, anche per una sorta di educazione alla sessualità attraverso il filtro della letteratura. Ricorda la scena nella quale lei aspetta lui con la bombetta? Beh, secondo me l’umanità non può fare a meno di un autore come Kundera. Ma privilegio La lentezza perché è un’opera poco conosciuta. In un altro versante, quello della saggistica, uno scrittore che mi piace molto è Bauman, il filosofo della cosiddetta paura liquida. Spero di stringergli la mano, un giorno”.

Ma lei ne ha conosciuti, di letterati?

Alda Merini, Montefoschi, Franco Scaglia. L’incontro con la Merini non lo dimenticherò mai. Aveva le calze tutte rotte ma la forza delle sue parole era opposta alla fragilità dimessa del suo apparire. Una grande impressione mi fece anche Giulio Andreotti. Era una delle mie prime interviste, un tal personaggio mi intimidiva. Però lui rispose a tutte le mie domande, scrutandomi serio. Imperturbabile a tutto quello che lo circondava, la segretaria, lo squillo di telefoni nell’ufficio. Per me una folgorazione”.

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Che ne pensa dei passaggi dei libri in tv?

“Un filosofo diceva che in tv non è importante quello che fai ma come lo fai. Se presentare libri costituisce uno spunto alla discussione, allora va bene”.

E allora parliamo di Eleonora Daniele scrittrice.

Ho firmato nel 2015 Storie vere per Rai Eri. Un’antologia di racconti di vita vissuta, scelti per la loro forza tra quelli che mi ha squadernato la cronaca. Narro tra l’altro di una donna ricca finita a vivere per strada, di un’altra che conduce il padre a Basilea, per farlo morire lì. Il volume ha vinto il Premio Capalbio, dandomi soddisfazione”.

Dunque, replicherà.

“Mi piacerebbe scrivere sull’autismo. Se il tempo me lo permetterà”.

A un bambino che cosa consiglierebbe di leggere?

“Le favole, fin quando può. I piccoli passano troppo in fretta dalle letture fantastiche a quelle crude. Fin dalle elementari affrontano tragedie come l’Olocausto. Se questo è un uomo di Primo Levi diventa già un volume da mettere sul banco di scuola. Certi titoli dovrebbero essere affrontati con un adulto accanto. Io, se avessi un figlio, lo terrei il più possibile ancorato alle fiabe. Poi, il primo libro diciamo più serio che gli comprerei  è Le avventure del Barone di Munchausen.  Surreale, con qualche brivido, ma divertente.

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