Luca Manfredi: con In arte Nino avvicino mio padre ai giovani di oggi


Va in onda questa sera su Rai Uno In arte Nino, il film tv dedicato a Nino Manfredi. Dietro la macchina da presa Luca Manfredi, regista figlio dell’attore.


Lo abbiamo incontrato in occasione della conferenza stampa di presentazione.

Qual è stata la difficoltà maggiore nel raccontare suo padre?
Intanto trovare il giusto interprete. Essendo stato Nino un grande del cinema e della commedia italiana, era difficilmente riproducibile: motivo questo per cui abbiamo scelto di raccontare un Nino giovane. Ci è sembrato più interessante per il pubblico mostrare la sua formazione, sia come uomo che come artista: un Nino segreto insomma, privato.
Raccontiamo quello che è successo prima: quando arriva ragazzo a Roma dalla Ciociaria, attraverso un percorso difficoltoso, fino al raggiungimento della sua grande occasione nel ’59 con Canzonissima.

Ci sarà dunque un film sul post Canzonissima?
Questo non lo sappiamo: se il progetto dovesse avere successo, e la Rai fosse interessata a un seguito, lo prenderemo in considerazione.

Come mai è stato scelto Elio Germano?
Perché è un attore straordinario, di classe. Avevo visto molti suoi film, e vi avevo riconosciuto numerosi tratti di mio padre: gli sguardi, i silenzi. Perciò quando si è trattato di scegliere l’interprete, io ho detto al mio produttore che l’unico che poteva farlo, era Elio Germano. L’abbiamo incontrato e gli ho chiesto se si fosse ispirato un po’ a Nino. Mi ha risposto: “Un po’? Ma Nino è stato sempre il mio riferimento artistico, il mio faro, perciò devo accettare questa sfida pur consapevole che faccio un salto nel vuoto”.

Luca Manfredi con il padre Nino

Lei lo chiama Nino come il suo pubblico…
Beh, adesso stiamo parlando del Nino del film, è chiaro che a casa era diverso: a casa lo chiamavo papà.

Era diverso il Nino papà da quello che si vedeva sullo schermo?
Molto. Sul lavoro era sempre ironico, spiritoso, divertente; nella vita privata non gli girava sempre bene. Questi attori spesso sono tormentati, travagliati, umorali: quando gli girava male, era bene passargli al largo.

Ha altri progetti televisivi?
Adesso sto preparando la terza stagione di Una pallottola nel cuore, con Gigi Proietti. Poi ho proposto alla Rai di fare un biopic sul grande Alberto Sordi: mi piacerebbe parlare di questo giovane Sordi e della sua amicizia con l’allora sconosciuto Fellini.

Che eredità ci ha lasciato Nino?
Per me, personalmente, non è stato sempre facile: essere il “figlio di” mi ha spesso messo davanti a pregiudizi, quindi ho dovuto faticare per affermare di essere Luca, non il “figlio di”.
Al pubblico ha lasciato un pezzo importante della storia del cinema italiano. Quello che dispiace un po’ è che i ragazzi dell’età di mio figlio, che ha 17 anni, non sappiano chi è: se lo ricordano solo se uno cita Geppetto.

Secondo lei perché?
In Italia c’è una lacuna culturale: nelle scuole mancano dei cineclub, i cineforum, quindi non solo i giovanissimi non sanno chi sia Manfredi o Gassmann, ma nemmeno Chaplin. Un vero peccato.



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