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RomaFictionFest presentata la serie Amore pensaci tu

Sabato, 10 Dicembre 2016 12:05 - Scritto da 
I quattro protagonisti I quattro protagonisti

 E’ una kermesse femminista il Fiction Fest 2016 in corso fino a domani a Roma nella cornice del The Space Moderno di piazza della Repubblica? A giudicare da due anteprime scelte dal direttore artistico Giuseppe Piccioni, sì. L’altro ieri abbiamo visto “Di padre in figlia”, dal soggetto di Cristina Comencini, che racconta della “presa del potere” imprenditoriale tra gli anni Settanta e Ottanta da parte di tre ragazze figlie di un maschilista produttore di grappa in Veneto.

Ieri è stata la volta dei papà baby sitter, come li ha definiti sul palco della première la giovane madrina del festival, Matilda De Angelis- E infatti “Amore pensaci tu”, un prodotto Publispei di Verdiana Bixio che andrà in onda in prima serata su Canale 5 “nel corso del prossimo anno”, è una serie di venti episodi di 45 minuti ciascuno che si figura questa situazione: quattro padri di estrazione e impegno diversissimi si trovano a prendersi cura dei figli al posto delle mogli o del compagno, variamente in carriera.



Uno spaccato della realtà italiana attuale, nella quale il lavoro talvolta manca a quello che ancora impropriamente si definisce il capofamiglia, allora è la moglie a portare a casa lo stipendio lasciando a lui il compito di fare il “mammo”. Oppure nella quale l’affido a una coppia omosex induce uno dei due partner di occuparsi della “figlia” in affido.

  house husbands protagonisti                                            I quattro papà baby sitter italiani

E’ il caso di uno scrittore legato a un vigile del fuoco, il quale è il tutore della nipote, che la sorella morta anzitempo gli ha affidato preferendogli la madre, con la quale non è mai andata d’accordo. Invece una “medico” in carriera, divisa tra ricerca in virologia e pronto soccorso in ospedale, si sente tranquilla soltanto se a far andare avanti la casa è il marito, il quale rinuncia al lavoro da manager per destreggiarsi, e bene, tra padelle e attenzione al figlio adolescente e alla bambina under 10. Deve giocoforza occuparsi delle due giovani avute da donne diverse un imprenditore edile, abituato a delegare il ruolo genitoriale alle sue compagne, anche alla terza, che di quelle ragazze non è la madre e che è impegnata a tempo pieno in ospedale, con la collega virologa. Infine c’è il calciatore scapestrato e sciupafemmine che vuole riconquistare la bella moglie soffiatagli dal migliore amico. Per riuscirci è necessario che dimostri di aver messo una buona volta la testa a posto, a partire dalla gestione dei due gemelli nati da quel suo sgangherato matrimonio.

house husbands                          I protagonisti della serie australiana


La serie dramedy, tra il serio e soprattutto il faceto, è la filiazione italiana di un fortunato progetto di Nine Network Australia, House Husbands, ideata da Ellie Beaumont e Drew Profitt. Ad adattarla a usi, costumi, linguaggio e realtà nostrane sono stati lo story editor Giulio Calvani e gli head writer Fabrizio Cestaro e Federico Favot. Hanno dato al lavoro il ritmo veloce (forse troppo, nella scansione spezzettata delle situazioni e degli sfondi) comune a prodotti del genere. Che appena riescono a far pensare lo spettatore, passano alla problematica successiva, entrando e uscendo disinvoltamente dagli interni di famiglia dei quattro nuclei.

Si punta sulle battute, sull’ironia, spesso divertenti. Ma in questo modo lo sguardo sulla realtà sociale inevitabilmente si annacqua. Il cast non sempre aiuta. Alle prove convincenti di Emilio Solfrizzi, Giuliana De Sio, Filippo Nigro, Giulia Bevilacqua e Valentina Carnelutti, si affiancano i meno efficaci Carmine Recano, Fabio Troiano, Martina Stella. Il compagno gay-vigile del fuoco è Giulio Forges Davanzati.



Tra i figli, grandi e adolescenti, Margherita Vicario, Benedetta Gargari, Emanuele Macone. Tutti schierati e applauditi sul palco del Fiction Fest insieme con i piccoli attori, i bambini innamorati dei “mammi”.



Ultima modifica Sabato, 10 Dicembre 2016 12:18
Lidia Lombardi

Lidia Lombardi, free lance dopo essere stata per 35 anni nella redazione del quotidiano "Il Tempo" dove ha ricoperto il ruolo di responsabile del servizio Cultura e Spettacoli dal 2001 al 2013. La sua più ferma convinzione professionale: il giornalismo non è per solipsisti, ma un lavoro d'equipe.

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