Dal 12 luglio scorso, tutte le domeniche dalle 14:30 su La7.it va in onda L’Italia più bella che c’è!. Il format, che il 9 e il 16 agosto sbarca anche in televisione nella seconda serata su La7, è condotto da Stefano Bini, protagonista di questa intervista. Autore, conduttore e speaker radiofonico, in onda su Rai Isoradio con il programma Aggiungi un posto in macchina, Bini racconta come nasce ogni puntata e confessa: “Mi piacerebbe condurre un programma per bambini“.
Intervista Stefano Bini, la scelta dei luoghi al centro de L’Italia più bella che c’è!
-Citando il titolo del programma, qual è secondo lei l’Italia più bella che c’è? Quali sono le caratteristiche che rendono il nostro Paese unico al mondo?
“Le caratteristiche sono le nostre radici e tradizioni, ma non raccontate come fanno in altri programmi televisivi, dove in ogni puntata sono raccontati 3 o 4 luoghi. Ne L’Italia più bella che c’è! andiamo in un luogo e lo svisceriamo in 45 minuti, raccontando la cucina, le tradizioni, i monumenti e tutte quelle cose che non sono mai state raccontate, mettendoci dentro, perché no, anche un po’ di leggende. L’Italia più bella che c’è!, dunque, è quella che ancora va raccontata, perché in effetti non conosciamo così tanto bene il Belpaese perché spesso preferiamo andare all’estero o nei luoghi in cui c’è il divertimento. L’Italia più bella che c’è! è divertimento, ma anche cultura, amore per il territorio, tradizione e cucina“.
–Lei, oltre a essere il conduttore, è anche l’ideatore e l’autore del format. Quanto è stato difficile scegliere i luoghi da approfondire nelle puntate?
“C’è tanto lavoro a monte, per realizzare la versione estiva de L’Italia più bella che c’è! inizio a lavorarci ad ottobre dell’anno prima. Il programma è fatto dalle persone del luogo, perché io chiamo tutti coloro che sono in grado di farmi comprendere il territorio e raccontarmi qualcosa che ancora non conosco. Mi piace parlare con le persone che il territorio lo vivono e lo conoscono, che hanno qualcosa di autentico da dire al di là della semplice promozione“.
Intervista Stefano Bini, fondamentale evitare l’effetto déjà-vu con gli altri format
-La parte più difficile del suo lavoro è quella autoriale o quella da conduttore?
“Decisamente quella autoriale, anche perché è la più lunga. È complicata, ma quando hai tutti gli elementi per costruire una storia è anche molto entusiasmante. Una volta che dialogo con queste persone per me è un divertimento, perché io unisco il mio DNA familiare, cioè l’essere figlio di ristoratori e albergatori da sei generazioni, alla mia professione da autore e conduttore. Per il ruolo da conduttore il discorso è differente e credo che una persona nasca per quel tipo di lavoro. Non ci sono raccomandazioni o corsi che tengano, per stare dietro a una telecamera o a un microfono occorre avere una propensione. Bisogna anche saper modulare il linguaggio a seconda del proprio pubblico. Quindi il ruolo del conduttore non accetta improvvisazione, anche perché il pubblico ha tante reti a disposizione e oramai può scegliere: se non ha qualità e un pizzico di divertimento cambia canale“.
-Oramai in tv sono veramente tanti i programmi che raccontano il territorio, basti pensare ai numerosi spin off di Linea Verde. Quanto è prioritario, nel suo lavoro, evitare l’effetto déjà-vu con altri format?
“Per me è la priorità assoluta, anche se io faccio una cosa diversa e per me la diversità è fondamentale. Le varie diramazioni di Linea Verde che ha citato raccontano molte realtà in un’unica puntata. Ne L’Italia più bella che c’è! io parlo solo di una realtà che va approfondita in maniera totale, con tanto lavoro dietro anche se siamo in pochi a lavorarci. C’è, insomma, una sorta di artigianalità. Per questa caratteristica il prodotto è già di default diverso dagli altri, è unico come lo ha definito Urbano Cairo“.
“In Rai ho sempre fatto molta fatica ad affermare la mia professionalità”
-Prima di approdare a La7 ha lavorato per Discovery (su Food Network) e per la Rai. In quale emittente ha percepito una maggiore difficoltà nel lavoro?
“Su Food Network, nelle stagioni di Wild Food Maremma, ho affrontato la mia prima esperienza da autore, conduttore e ideatore di un format e venivo da quattro anni di lavoro con Warner Bros. a Londra. È stato un ritorno in Italia bello e divertente, per parlare della mia terra. Fra l’altro, grazie al programma una rete Discovery ha sconfitto negli ascolti la mattina di Rete 4. In Rai le cose sono un pochino più complicate. Ci sono bravissimi manager e produzioni molto belle, ma c’è troppa politica che spesso ti chiude le ali. Ho sempre fatto molta fatica ad affermare la mia professionalità, proprio perché dietro devi avere un background politico. Qui a La7 ho abbastanza libertà e ho avuto la grandissima fortuna di presentare il progetto direttamente a Urbano Cairo, che lo ha sostenuto fortemente“.
-L’Italia più bella che c’è!, il 9 e il 16 agosto, sbarca su LA7 con due speciali in seconda serata. Si tratta di un preludio per un futuro approdo in pianta stabile sul piccolo schermo?
“È un premio bellissimo che mi hanno fatto Urbano Cairo e Andrea Salerno, che ringrazierò per tutta la vita. Per il futuro chi lo sa, ne stiamo parlando ma guarderemo i dati di ascolto. Se le due puntate si attesteranno intorno al 2,5-3% sarà un risultato più che sufficiente. Se dovessero registrare ascolti superiori, il programma potrebbe essere valutato per un inserimento nel palinsesto televisivo. La trasmissione è sempre andata in onda in estate, ma se Urbano Cairo volesse anche una versione invernale io non potrei che seguirlo. Decide tutto il gran capo (ride, ndr)”.
Intervista Stefano Bini, il sogno per il futuro
-Per lavoro ha girato in lungo e in largo tutta l’Italia. Quali sono i suoi posti del cuore?
“In primis la Maremma, perché sono le mie origini. Poi Siena, che è la città che mi ha adottato, dove ho studiato per 10 anni e che secondo me è la più bella del mondo. Poi direi L’Aquila, perché l’ho raccontata ben tre volte in tutte le trasmissioni che ho fatto e ogni volta mi stuzzica. Infine direi Trieste, che ho scoperto recentemente. Se penso di andare in uno di questi quattro posti mi si stampa immediatamente un sorriso sul volto“.
–Nel suo futuro televisivo vede altri programmi legati al territorio o vorrebbe cimentarsi in altri generi?
“Io faccio questo mestiere da 26 anni, sono stato molto fortunato ad avere una certa famiglia alle spalle di pionieri della ristorazione mondiale e mi è venuto facile proporre ai vari broadcaster i programmi legati alla cucina e al territorio. Mi piace quel che faccio. Tuttavia, faccio anche parte della generazione che è cresciuta con Bim Bum Bam e con la bellissima TV dei Ragazzi di Alessandra Valeri Manera. Per tanti autori e conduttori l’obiettivo sarebbe Sanremo o gli show del sabato sera, ma a me interessano poco anche perché non sarei adatto alla conduzione di questi format che non sento miei. A me piacerebbe guidare uno show per bambini, una sorta di Bim Bum Bam 2.0 o Lo Zecchino d’Oro. Tutti i grandi della televisione sono partiti dalla televisione per i bambini perché se prendi il loro cuore prendi anche quello delle loro famiglie“.


