After Work è un docufilm del 2023 scritto e diretto da Erik Gandini, in onda su Rai 5 e disponibile in streaming su RaiPlay. La produzione, realizzata tra Svezia, Italia e Norvegia, affronta una domanda diventata ancora più attuale con la crescita dell’intelligenza artificiale e dell’automazione: cosa accadrebbe se il lavoro smettesse di essere il centro delle nostre vite?
Gandini attraversa Kuwait, Corea del Sud, Stati Uniti e Italia, incontrando persone che hanno rapporti completamente differenti con il lavoro. C’è chi dedica alla professione quasi tutta la propria esistenza e chi, al contrario, dispone di molto tempo libero. Attraverso queste esperienze, After Work riflette sull’identità personale, sulla produttività e sulla nostra capacità di immaginare una vita nella quale lavorare non rappresenti più una necessità assoluta.
Regia, produzione e protagonisti di After Work
Erik Gandini firma sia la regia sia la sceneggiatura. Il documentario è una coproduzione internazionale di Fasad Production, Propaganda Italia, Rai Cinema e Indie Film.
La fotografia è affidata a Fredrik Wenzel, mentre Johan Söderberg cura montaggio e musiche.
A differenza di un film tradizionale, After Work non presenta personaggi interpretati da attori. I protagonisti sono persone reali, intervistate per raccontare esperienze e idee molto differenti sul significato del lavoro.
Tra loro figurano Yoo Ga Yeon, insegnante sudcoreana, Yoo Deug Young, imprenditore, Josh Davis, esperto statunitense di etica del lavoro, e l’italiano Armando Pizzoni.
Interviene inoltre Noam Chomsky, linguista, filosofo e intellettuale statunitense, chiamato ad ampliare la riflessione sulle conseguenze sociali di un sistema nel quale il lavoro occupa una posizione centrale nell’identità delle persone.
Dove è stato girato After Work?
After Work è stato girato in quattro Paesi: Kuwait, Corea del Sud, Stati Uniti e Italia.
La scelta non è casuale. Gandini utilizza società profondamente differenti per mostrare come l’idea stessa di lavoro cambi in base alla cultura, all’economia e all’organizzazione sociale.
In Corea del Sud emerge una cultura professionale caratterizzata da ritmi particolarmente intensi e dalla forte importanza attribuita alla carriera.
Il Kuwait offre uno scenario quasi opposto, legato a un sistema economico nel quale una parte della popolazione può beneficiare di condizioni che ridimensionano il peso del lavoro nella quotidianità.
Negli Stati Uniti il documentario affronta invece il rapporto tra produttività, successo e identità individuale, mentre l’Italia offre un’ulteriore prospettiva sul valore attribuito al tempo libero.
Trama del docufilm After Work
La società contemporanea è costruita in larga parte intorno al lavoro.
Fin dall’infanzia impariamo che dobbiamo studiare, trovare un’occupazione, costruire una carriera e raggiungere determinati risultati.
Alla domanda “chi sei?” rispondiamo spesso indicando proprio la nostra professione.
Ma cosa succederebbe se un giorno gran parte dei lavori non fosse più necessaria?
Automazione, robotica e intelligenza artificiale stanno modificando rapidamente numerose professioni e Gandini parte da questa trasformazione per affrontare una questione ancora più profonda.
Il problema non è soltanto economico.
Se le macchine riuscissero a svolgere una parte crescente delle attività attualmente affidate agli esseri umani, avremmo potenzialmente molto più tempo libero.
Ma sapremmo realmente cosa farne?
Perché lavoriamo così tanto?
After Work mette in discussione l’idea secondo cui lavorare molto rappresenti automaticamente una virtù.
In alcune società la professione è diventata uno dei principali strumenti attraverso i quali viene misurato il valore di una persona.
Essere occupati significa essere produttivi. Essere produttivi significa essere utili.
Di conseguenza, non lavorare può generare senso di colpa, anche quando economicamente non sarebbe necessario farlo.
Il documentario mostra così persone immerse in realtà opposte. Alcune hanno pochissimo tempo a disposizione perché completamente assorbite dalla professione; altre dispongono invece di una quantità di tempo libero che molti potrebbero soltanto immaginare.
Ed emerge un paradosso: avere tempo non significa automaticamente sapere come utilizzarlo.
Cosa racconta la parte italiana di After Work?
L’Italia rappresenta uno dei quattro esempi scelti da Gandini per interrogarsi sul rapporto tra lavoro e tempo personale.
Tra i protagonisti italiani compare Armando Pizzoni, proprietario dello storico Giardino di Valsanzibio, nel Padovano.
Il segmento contribuisce a spostare il discorso dalla semplice produttività alla capacità di attribuire valore alle proprie giornate.
Il punto centrale rimane lo stesso: se il lavoro occupasse una parte molto più piccola della nostra esistenza, da cosa ricaveremmo soddisfazione, identità e senso di appartenenza?
Come finisce After Work?
Essendo un documentario, After Work non presenta un finale narrativo tradizionale e soprattutto non cerca di fornire una risposta definitiva.
Erik Gandini preferisce lasciare allo spettatore la domanda dalla quale era partito.
La tecnologia potrebbe permetterci progressivamente di lavorare meno, ma questo non significa automaticamente che saremo più felici.
Una società costruita per secoli intorno al lavoro dovrebbe infatti ripensare profondamente il significato di tempo, successo e realizzazione personale.
Qual è il significato di After Work?
Il documentario non sostiene semplicemente che il lavoro debba scomparire.
La questione posta da Gandini è più interessante: perché abbiamo permesso al lavoro di definire così profondamente chi siamo?
Se una persona non dovesse più trascorrere gran parte della giornata lavorando, dovrebbe trovare altrove il senso della propria esistenza: nelle relazioni, nella creatività, nella cultura, negli interessi personali o nella partecipazione alla comunità.
After Work invita quindi a immaginare un futuro nel quale il progresso tecnologico non venga valutato soltanto in base alla quantità di lavoro che può automatizzare, ma anche alla qualità del tempo che potrebbe restituire agli esseri umani.
Protagonisti di After Work
- Yoo Ga Yeon: se stessa, insegnante
- Yoo Deug Young: se stesso, imprenditore
- Armando Pizzoni: se stesso
- Josh Davis: se stesso, esperto di etica del lavoro
- Noam Chomsky: se stesso, filosofo e linguista
- Pa Sinyan: se stesso
- Meqss Al Kout: se stesso, sceneggiatore
- Elisabeth Anderson: se stessa, filosofa e docente
- Astrid Moss: se stessa, lavoratrice


