Domenica 6 settembre prende il via una nuova edizione di Un Giorno in Pretura, che parte con la puntata Prigioniera in Via Carcere. Il format è proposto su Rai 3 in seconda serata, dalle ore 23:30 circa.
Un Giorno in Pretura Prigioniera in Via Carcere, l’inchiesta firmata da Simona Tili
Quella al via oggi è per Un Giorno in Pretura la 40esima edizione. L’ultima ha occupato il prime time della terza rete della TV di Stato ed è andata in onda fino al 12 agosto scorso. Alla conduzione del format è confermata ancora una volta Roberta Petrelluzzi, padrona di casa sin dalla primissima puntata, andata in onda il 20 novembre del 1985.
Al fianco della conduttrice tornano Tommi Liberti e Antonella Nafra. L’inchiesta odierna, realizzata da Simona Tili, è visibile, oltre che in televisione, anche in diretta streaming e on demand mediante l’applicazione RaiPlay.
La storia di Lucia Corsillo
Non cambia, nel nuovo ciclo di appuntamenti, il meccanismo di funzionamento di Un Giorno in Pretura. Ogni puntata è dedicata a un particolare caso di cronaca di cui si è molto parlato nel nostro paese. La trasmissione ripercorre ciò che è accaduto e dà ampio spazio al processo giudiziario, mediante ricostruzioni e documenti ufficiali.
Durante Prigioniera in Via Carcere è dato spazio alla storia di Lucia Corsillo. La donna ha 78 anni ed è di Casalciprano, paesino di 400 anime in provincia di Campobasso. Nel borgo vive in compagnia del fratello, dove si è trasferita diversi anni prima dopo essere rimasta vedova.
Per diverso tempo, Lucia vive nell’abitazione del fratello Donato come una vera e propria prigioniera. Tutto cambia, finalmente, nel settembre del 2022. Un giorno, infatti, Lucia riesce a chiedere aiuto dalla finestra della stanza nella quale ha vissuto rinchiusa nell’ultimo periodo della sua vita.
Un Giorno in Pretura Prigioniera in Via Carcere, il processo
A Un Giorno in Pretura è dato spazio al processo che ha coinvolto il fratello e la cognata di Lucia. Contro di loro è stata rivolta l’accusa di maltrattamenti e di sequestro di persona. Gli imputati, tuttavia, non hanno mai ammesso le proprie responsabilità, sostenendo che la donna fosse libera di muoversi in ogni momento dalla sua abitazione. Si tratta dell’inizio di un lungo percorso giudiziario terminato lo scorso maggio, quando la Corte di Appello di Campobasso ha confermato la sentenza che ha condannato a cinque anni di reclusione entrambi gli accusati.