The Walfpack, il 23 ottobre su Crime+Investigation


Il documentario racconta la storia di sette fratelli segregati in casa dai genitori


La vicenda ha dell’incredibile e sembra uscita dalla fantasiona penna di uno sceneggiatore o di una scrittore di romanzi. Inceve è tutta vera.

La regista Crystal Moselle racconta una storia della quale è stata testimone perchè ha conosciuto personalmente i protagonisti. E’ la storia della famiglia Angulo, residente a Manhattan. Il padre, peruviano, è dedito all’alkcol ed è senza lavoro, la madre, statunitense, fa da insegnante ai sette figli  – sei maschi ed una femmina –  a casa. I ragazzi non frequentano la scuola perchè i genitori sono convinti che New York sia pericolosa, che il mondo intero lo sia.

Il padre e la madre volendo proteggerli dal mondo esterno, li chiudono in casa, per circa dieci anni. I giovani Angulo crescono senza conoscere nessuno, solitari ma fortemente uniti. Solo qualche volta possono uscire, e in nessun caso possono parlare con gli estranei.

Non possedendo computer, smartphone o connessione a internet, chiusi fuori dal mondo, vivono di dvd e videocassette e il cinema è la loro vita. Dopo aver visto e rivisto per anni gli stessi film, li rimettono in scena a casa, con costumi cuciti con le loro mani. Rapiti dallo schermo, quasi dimenticano il mondo fuori e la realtà. Finché un giorno, passeggiando, la regista Crystal Moselle incrocia i sei ragazzi vestiti come “le iene” dell’omonimo film di Quentin Tarantino, li ferma e scopre la loro storia. Avendo conquistato la loro fiducia, diventa l’unica testimone della storia del “branco di lupi” e della loro vita nel piccolo appartamento dove abitano con i genitori.
 La Moselle dice:  “ho incontrato questi ragazzi nei primissimi giorni in cui avevano iniziato ad uscire di casa e a interagire con il mondo, per caso: è stato come scoprire una tribù a lungo dispersa, solo che non eravamo ai confini del mondo, ma sulle strade di Manhattan. Ero impressionata dalla loro apertura mentale, dal senso dell’umorismo, e ho instaurato con loro un rapporto di fiducia che non sarà mai possibile replicare. Ero al loro fianco mentre facevano esperienza del mondo esterno per la prima volta, rivivendo alcune delle mie “prime volte” e ricordandone eccitazioni e delusioni. È un incredibile viaggio per ognuno di noi, ed è strano pensare che questa storia non potrà mai essere raccontata allo stesso modo di nuovo, con lo stesso senso di innocenza e di scoperta”.
Il 3 ottobre scorso Crime+investigation ha mandato in onda un documento su O. J. Simpson.



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