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Interviste

Raspelli, si agli chef in tv, ma se li critico mi tolgono il saluto

Intervista a Edoardo Raspelli che torna su Canale 5 con la 19esima edizione di Melaverde e si racconta a 360 gradi

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Intervista a Edoardo Raspelli che torna su Canale 5 con la 19esima edizione di Melaverde e si racconta a 360 gradi
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Giunto alla sua 19° edizione, Melaverde rappresenta uno dei programmi più longevi: “Senza voler sembrare dei presuntuosi, con questa trasmissione abbiamo fatto e stiamo facendo la storia della televisione italiana”, sottolinea orgogliosissimo il timoniere Raspelli, “e continuiamo ad essere una delle trasmissioni più amate legate al le meraviglie del nostro Paese”. Con una media che supera i 2 milioni di telespettatori e il 18% di share da fare invidia.

Ad anticipare la messa in onda della trasmissione tornano alle 11 le “Storie di Melaverde”, approfondimenti di temi già trattati, ma visti da una diversa prospettiva. Intanto si parte con una prima puntata molto interessante: Ellen è sul Delta del Po, un delicato equilibrio di terre e di acque, un paradiso per uccelli, pesci e animali di molte specie, e parlerà di pesca di molluschi, ostriche, vongole, cozze e le specialità locali a base di tutti i prodotti ittici locali, mentre Raspelli sarà in Calabria, tra montagna e mare per descrivere al meglio la vera anima di un territorio bellissimo e poco conosciuto. Si parlerà di suini neri, di capre, dei salumi DOP di Calabria e del “quinto salume”, quello più antico e importante per la tradizione calabrese, la Nduja.

Raspelli, siamo a 19 edizioni, eh?

Siamo addirittura alla 536° puntata! Sembrava uno scherzo, ma alla fine ci stiamo classificando tra i primi dieci programmi. Che orgoglio!

Ci può anticipare qualcosa di questa nuova stagione?

Diciamo che siamo partiti in modo curioso, molto bello. Per ora abbiamo registrato 8 puntate, ma ovviamente non ci fermiamo qui. Dico solo che due puntate sono ambientate in Calabria e due in Puglia. Nonostante il budget ridotto, gestito dal nostro produttore in modo eccellente, come sa fare un padre di famiglia, abbiamo girato parecchio. Vedrete.

Ma ci sono novità?

Il format è collaudato, quindi più che altro le novità sono da ritrovarsi nei luoghi che andiamo a visitare; molti di questi erano totalmente sconosciuti anche a me che ho girato tantissimo! E poi… squadra che vince non si cambia! Ci concentreremo molto sulle storie di agricoltura, d’ambiente, di natura, sulle emozioni, sull’anima, sul cuore, sull’entusiasmo, sullo spirito di sacrificio di chi ci lavora e ci vive con la terra.

C’è qualcosa che l’ha lasciata a bocca aperta?

A bocca aperta è davvero l’espressione più azzeccata per descrivere la mia reazione quando ho mangiano la nduja di Spilinga, piccolo paese calabrese tra Tropea e Capo Vaticano. Questo insaccato lì viene prodotto da un giovane sui 25-30 anni che, dopo aver studiato, ha deciso di continuare la tradizione dei nonni e si è messo ad allevare i maiali. E soprattutto si è messo a coltivare anche il peperoncino che poi utilizza per la nduja (l’insaccato ne contiene un 33-35%). Altro che bocca aperta!

Lei viaggia molto e sempre con uno spirito curioso e attento, e ama riferire con dovizia di particolari quello che vede. È per questo che preferisce essere chiamato cronista gastronomico piuttosto che critico gastronomico?

Ma io sono un cronista a tutti gli effetti: nasco come cronista di nera, poi mi sono spostato sulla gastronomia. È stato Cesare Lanza, nel 1975, a inventarmi cronista di gastronomia alCorriere dell’informazione. Un giorno mi chiama e mi dice: “Tu devi fare la pagina dei ristoranti. Mangi, paghi e racconti”. Andavo in giro, assaggiavo, poi scrivevo. Mettevo i voti, raccontavo i piatti che avevo provato. E riportavo un’esperienza negativa. Quella rubrica di stroncature si chiamava “il faccino nero”. Apriti cielo. Una dopo l’altra sono arrivate le prime querele. In quegli anni ho subito una ventina di processi, per fortuna sono stato sempre assolto. Diciamocela tutta: oggi la critica oramai la fanno tutti; la tv, lo sport sono pieni di critici che si improvvisano tali.

melaverde raspelli hidding

Come è la cucina di oggi? Migliore o peggiore di quella di ieri?

Molto meglio. Nel 1975 non era difficile trovare un ristorante pessimo. Sapevo benissimo dove si mangiava male, dove i camerieri si pulivano le unghie e bestemmiavano durante il servizio, dove i vini della casa sapevano di aceto. Oggi invece i nostri ristoranti sono i migliori al mondo. Si beve anche meglio. Nessuno oggi cucina più male, semmai c’è la terribile ricerca della fantasia del piatto, che creerà anche impiattamenti bellissimi, ma spesso immangiabili.

Quindi non ama molto i cuochi moderni…

Non amo i cuochi troppo fantasiosi… mi fanno perdere le staffe. Perché prediligono l’effetto sorprendente piuttosto che la qualità delle materie prime.

Per criticare un piatto è necessario avere una sensibilità particolare. Dicono che lei abbia assicurato per 500mila euro il suo gusto e olfatto.

È vero. Dieci anni fa ho stipulato una polizza con la Reale Mutua Assicurazioni. Mi costa 3mila euro l’anno e per fortuna finora non mi è mai servita. Vede, basta un raffreddore, un’anestesia dal dentista, magari un colpo in testa e uno rischia di perdere per sempre l’olfatto. Ma quell’assicurazione l’ho fatta anche per far parlare di me. E come vede funziona…

 raspelli film 5

Ma lei, Raspelli, sa cucinare oppure sa più che altro mangiare e “criticare”?

Detesto cucinare, sono troppo pigro per farlo. E poi… mi pagano per mangiare al ristorante quindi… ci vado! Facendo un calcolo approssimativo, credo di essere stato più o meno in 9mila ristoranti durante la mia carriera.

Cosa ne pensa degli chef che vanno in tv? Secondo lei lo fanno un po’ per esibizionismo e trascurano le loro cucine?

Ho grande rispetto per i cuochi e credo che la tv li metta finalmente in risalto come meritano. In Francia succede da anni. Meglio dunque tardi che mai! Ad di là delle registrazioni dei programmi, che in fondo non li impegnano in modo totalizzante, sono sempre in cucina a lavorare. Posso dire che uno dei problemi di alcuni grandi cuochi vezzeggiati, strapagati, è quello di essersi stancati di cucinare, ma passano il tempo a creare piatti improponibili in cui, ripeto, predomina una fantasia assurda. Come recitava il noto poeta Marino, “è del poeta il fin la meraviglia” e ora anche questi cuochi hanno come “fin la meraviglia”. E non va bene affatto.

Raspelli EdoardoPolesineParmense 700

C’è qualcuno che “salva”? Che è rimasto con i piedi per terra?

Sicuramente Gianfranco Vissani, il primo ad aver utilizzato la fantasia in cucina, ma è rimasto nei binari della creatività concreta. E poi Gualtiero Marchesi, un grande maestro.

Qualche chef da lei criticato si è mai risentito?

Altroché. Cuochi e ristoratori sono permalosi e irriconoscenti, la mettono sempre sul personale. Sapesse in quanti mi hanno tolto il saluto

Ultima doverosa domanda: “Il diavolo ha fatto i cuochi”, il film di cui sarà co-protagonista…

Il film è prodotto dalla Giorgio Leopardi International; la regia è stata curata da Ettore Pasculli, che è anche autore del soggetto. Sarà nelle sale cinematografiche a ottobre. Il diavolo ha fatto i cuochi è un inno al vero “Made in Italy”, ma anche il racconto di difficoltà ostacoli e pericoli davanti alle contraffazioni ed alle truffe. Si tratta di un inno ai prodotti di casa nostra: è il racconto affettuoso di come nasce il riso italiano, di come si allevano i bovini per dare il Grana Padano,di come si fanno crescere i suini nella pianura cremonese,di come si coltivano i pomidoro nel piacentino , di come si producono i grandi vini di Piemonte o Veneto…insomma, un inno al Made in Italy, ma anche una denuncia. Sono tanti i nemici del buon cibo italiano,sono troppi nel mondo coloro che copiano i prodotti del Tricolore e che non si fermano davanti a niente pur di fare gli affari,nemmeno ai delitti.

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E lei che ruolo interpreta?

Io vesto panni autobiografici; sono un celebre critico gastronomico, Goffredo delle Rose, colonna del periodico Cybus,difensore e paladino di Terra Territorio Tradizione e Talento.
Ma la pubblicità sul giornale risente della crisi, Cybus sta per chiudere, subentra un nuovo padrone, un affarista,un malfattore,cui interessano i soldi non i prodotti agricoli migliori di casa nostra. Il suo primo scopo è invadere l’Italia con i falsi prodotti del Made in Italy; ecco dunque che suo primo progetto sarà quello di togliermi di torno, con ogni mezzo.


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Giornalista esperta del mondo dello spettacolo, ho lavorato per diverse testate giornalistiche della carta stampata e del Web tra cui Libero e Affari Italiani Appassionata di calcio e basket, amo il teatro e la letteratura.

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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