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Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

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C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

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Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Cuori, intervista a Carmine Buschini: Fausto tra il lavoro e l’amore per Virginia

L'attore, che nella fiction interpreta Fausto, ricorda il passato a Braccialetti Rossi.

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Intervista Carmine Buschini Fausto
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Rai 1, nel prime time della domenica, propone la seconda stagione di Cuori. Tra gli attori della fiction c’è Carmine Buschini, che interpreta il personaggio di Fausto e che, in questa intervista, commenta l’esperienza nella serie.

Intervista Carmine Buschini Cuori

Intervista Carmine Buschini, l’amore per Virginia cambia Fausto

Carmine, nella fiction dà il volto a Fausto Alfieri. Che personaggio è il suo?

Fausto viene da una famiglia umile e sogna sin da bambino di diventare un cardiochirurgo. Ora, da specializzando, sta concretizzando le sue aspirazioni e vorrebbe contrattualizzare ufficialmente il suo lavoro. Sono il braccio destro di Alberto, che rispetto agli altri mi ha insegnato tanto. A lavoro, però, c’è un nuovo ragazzo che insidia il mio posto”.

Dal punto di vista sentimentale, l’incontro con Virginia lo cambia.

È vero. Fausto, il mio personaggio in Cuori, è un ragazzo integerrimo, ma poco propenso ai legami sentimentali. Riesce a superare queste difficoltà grazie a Virginia (Bianca Panconi), che fa venire fuori anche la parte che lui non conosceva, facendolo cadere in preda alle proprie emozioni. Fausto indossa una corazza, ma l’amore per Virginia lo cambia, lo rende sensibile, ma comincia a fare delle scelte discutibili”.

Le similitudini con Fausto

Cuori sta ottenendo buoni ascolti. Qual è, secondo lei, l’elemento che appassiona di più il pubblico?

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La qualità. Penso che, da questo punto di vista, quest’anno la qualità sia superiore all’edizione passata”.

Ha qualche punto in comune con Fausto?

In primis anche io sono nato in una famiglia povera. Lui, con il suo lavoro, ha avuto una sorta di rivincita verso la vita e in questo mi rispecchio. Fare l’attore mi piace da quando ho dodici anni, amo sperimentare sempre nuovi ruoli. Ho avuto la possibilità recitare e sono stato visto dalle persone giuste, che mi hanno condotto poi sui set delle fiction”.

Intervista Carmine Buschini

Intervista Carmine Buschini, il successo di Braccialetti Rossi

Ed è così che è arrivato a Braccialetti Rossi. Che esperienza è stata?

Il personaggio di Leo mi ha dato la notorietà. È stato il mio trampolino di lancio e ora Netflix sta rimandando in onda l’intera serie. Leo mi ha dato consapevolezza ed autostima, oltre alla forza di cui necessitavo in un momento particolarmente delicato della mia vita. Tuttavia, mi piace dare voce a tanti personaggi e non chiudermi in uno solo. Questo è il rischio che potevo correre con Braccialetti Rossi”.

C’è un ruolo che ancora non ha fatto ma che le piacerebbe interpretare?

Vorrei interpretare un ruolo comico, leggero. Mi piacerebbe riuscire ad affrontare alcune situazioni scherzandoci su. Amo molto la comicità che porto dentro di me e che mi piace chiamare leggerezza”.

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Oltre che in Cuori, dove la vedremo in futuro?

Ci sono molte cose in cantiere. In futuro spero ancora di fare televisione ed arrivare al cinema, che non ho mai fatto”.


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Interviste

Renato Bosco: intervista al conduttore di Na Pizza in onda su Sky Uno

Intervista al conduttore del nuovo programma di Sky Uno Na Pizza, prodotto da Food Media Factory.

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Renato Bosco Na Pizza intervista
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Abbiamo incontrato Renato Bosco, conduttore del programma in onda su Sky UnoNa Pizza“, che ci ha raccontato come è nata la sua passione per la pizza.

Renato Bosco: intervista al conduttore di Na Pizza

Ci racconti quando è nato il suo lavoro di ricerca. E soprattutto quando si è accesa la lampadina che ti ha fatto arrivare ad essere ciò che sei?

Io penso che quando racconto la mia storia è sempre una storia di treni che passano e la fortuna di salirci sopra. Ero giovanissimo, in una pizzeria di San Martino buon albergo. Ci tengo a dirlo io sono di San Martino buon albergo, sono della provincia di Verona e stavano ricercando un cameriere. Pensa te ho iniziato in sala e per poi per caso o per fortuna il pizzaiolo ha avuto una piccola malattia e si è assentato da quello che era il posto di lavoro. Qui io ho iniziato ad approcciarmi al mondo della pizza e da lì è nata la scintilla che poi per me è stata tutta una ricerca , una voglia di fare e di confrontarmi con questo mondo.

Ha trovato nel suo percorso degli ostacoli da parte dei palati più tradizionali. Se si come li ha convinti ad assaggiare questo tipo di pizza un po’ diversa da quella classica che tutti conosciamo?

Bè sicuramente abbiamo trovato degli ostacoli che però ci aiutano a riflettere. Ma soprattutto ci aiutano a capire la direzione che stiamo prendendo e sono delle grandi opportunità. Non dobbiamo pensare che la critica sia una cosa negativa. Ma è una cosa che ci fa riflettere, ci dà delle giuste direzioni. E secondo il mio punto di vista è veramente importante come convincerli probabilmente assaggiando il prodotto, perché magari uno vede il prodotto che ha un volume, ha una consistenza che magari non è la desiderata, la croccante magari a qualcuno non piace però poi al morso e all’assaggio li convinci immediatamente.

Renato Bosco se dovesse convincere un bambino, un futuro ragazzo che vuole intraprendere questo percorso che cosa gli direbbe e come spiegherebbe la sua definizione di pizza-ricercatore?

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Ah bella domanda, è la prima volta che mi viene posta quindi di conseguenza. È uno dei temi un po’ scottanti no, la ricerca di personale. Come poter convincere un bambino, un giovane ad approcciarsi a questo mondo è veramente complesso. Probabilmente dovremmo scendere dal piedistallo anche noi pizzaioli e poter entrare nelle scuole alberghiere e poter approcciare a questo mondo della scuola che è veramente importante. La cosa che direi, lo studio è al primo posto, è importante il sapere. Conoscere la regionalità, la storia, la geografia devono essere veramente il punto di partenza di tutto. E con l’approccio probabilmente come tanti anni fa si entrava nelle scuole per portare la propria esperienza ecco se ci fosse questa possibilità li farei innamorare. Per quale motivo, perché quando ti vedono lavorare poi mettono le mani in pasta sicuramente gli si apre un mondo, quel mondo che normalmente tu vedi dall’altra parte del banco e non percepisci quanto bello è.

Renato Bosco Na Pizza: La sua pizza migliore per chi la cucinerebbe?

La cucinerei per quel bambino che ha detto prima e gli farei una margherita però una margherita fatta bene, quando dico fatta bene vuol dire scegliere gli in gradienti giusti e utilizzare tutti ingredienti italiani.

Ma c’è un ingrediente perfetto senza il quale la pizza non riesce bene?

Direi la farina perchè senza quella…No. Tutti gli ingredienti hanno il suo perché, non saprei oggi dire qual’è l’ingrediente che non può mancare, sicuramente l’ingrediente  e direi più importante è la passione, l’ingrediente che ti fai smuovere e ti mette nelle condizioni di creare ogni volta la pizza più buona del mondo.

Parte dal 2 ottobre la seconda edizione del Programma Na Pizza, le chiediamo per i lettori di Marida Caterini.it perché dovremmo vederlo.

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Perché vedere il programma?

Perché è un viaggio, è un viaggio con gli amici pizzaioli perché son tutti amici quelli che vengono all’interno del programma. Vedremo due regioni, due visioni diverse del mondo della pizza. Racconteranno il proprio territorio e secondo me vale la pena perché diventa poi meta anche per qualsiasi persona vede il programma poi magari arriva nella regione. Facciamo una ipotesi va nel Lazio, va a Roma, va da Pier perché ha raccontato la sua storia. Probabilmente ha messo gola alle persone che lo vedono.


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Interviste

La zampata su Rai 2, parla l’autore e regista Diego Cugia: primo programma condotto da un cane

Il regista ed autore de La zampata racconta come è nato il programma e parla dei suoi progetti futuri.

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Intervista Diego Cugia La zampata
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Sabato 16 settembre, a partire dalle 17:00, è in onda su Rai 2 e Rai Play La zampata. Il programma è il primo ad essere presentato dal cane Pepito, che nelle otto puntate intervista personaggi dello spettacolo e realizza monologhi. Nel cast della serie ci sono Francesco Pannofino e Ilaria Stagni. La trasmissione è scritta e diretta da Diego Cugia, che in questa intervista presenta il progetto.

Intervista Diego Cugia

Intervista Diego Cugia, come è nato La zampata

Sin dal primo momento, La Zampata ha attirato molta curiosità. Ce ne può parlare meglio?

La Zampata è un format originale scritto da un animale, perché sogno da sempre di avere, al posto delle braccia, le ali di un albatros. È presentato da un cane vero, Pepito, un bastardo senza tetto né legge. Tra un suo monologo e l’altro ci sono video di rockstar famose ma solo con protagonisti animali, e poi una raffica di zampate contro tutti gli esseri umani che devastano l’ambiente, o fanno sporche scommesse clandestine sui cani, o che mettono a rischio migliaia di specie. L’unico animale senza speranza è l’uomo.

Pepito sarà pure una fiction ma il suo dono della parola è un avvertimento a tutti noi: “Volete estinguervi? Affari vostri, ma noi stiamo evolvendo e, presto o tardi, occuperemo uno studio in via Teulada e rivolgeremo un proclama alla nazione”. Voi temete il dominio di IA l’intelligenza artificiale. Ma IA l’intelligenza animale, è da quella che dovremmo guardarci. Sono secoli che li massacriamo. Presto o tardi ce la faranno pagare. Non a caso il sottotitolo del programma è La rivolta degli animali”.

Intervista Diego Cugia La zampata trama

Come è nata l’idea

Come le è venuta in mente l’idea di dar vita a un programma condotto da un cane?

Da questa semplice riflessione: vent’anni fa, quando Jack Folla, il mio detenuto nel braccio della morte, lanciava i suoi monologhi ribelli oltre le sbarre, le parole erano ancora come frecce e qualcuna poteva perfino cogliere il bersaglio. Oggi tutte le parole sono vecchie, mancano i grandi esempi, manca l’azione, tutto sembra devalorizzato e smorto. Sentivo il bisogno di un protagonista puro, un esserino muto fino a ieri, un bastardino che ribattezzasse il mondo. Quando Pepito, parlando con una mucca catalana che sta per partire da Barcellona su una nave arrugginita per essere macellata nel Golfo Persico, in mezzo alla strada, senza un minimo di pietà, chiede all’Europa: “avete approvato una norma che stabilisce che noi animali siamo esseri senzienti, era ora! E poi ci mandate a morire selvaggiamente dove gli occhi degli europei non vedono, e lo fate solo perché gli arabi pagano di più?”.

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Pepito, ne La zampata, ha anche un altro dono, ci fa riflettere sull’ipocrisia, ci informa con notizie inedite o sottaciute, ma ci fa anche sorridere. Pannofino è così comico che poco ci mancava che il cane si mettesse a ridere. Nell’ultima puntata della prima stagione, il mio anchor dog si presenta anche nello studio di una celebre psicanalista junghiana, Chiara Tozzi. Poverino, è orfano, la cagnolina che gli piace non se lo fila perché non ha il pedegree. In più ha mandato in onda tante di quelle scene strazianti sugli animali che pure a lui è venuta un po’ d’ansia. La seduta d’analisi di Pepito è forse la scena che mi è piaciuta di più”.

Intervista Diego Cugia, la carriera in televisione

Diego, quello con La Zampata rappresenta il suo ritorno in televisione. Come mai è rimasto per tanto tempo lontano dal mondo della tv?

Sono andato a letto presto la sera. Non bazzico salotti. Sono scorbutico. Sto bene da solo, nella mia casetta nel bosco, in Umbria con il Pepito originale, un Hovawart un po’ aggressivo. Avrei voluto dare la parte a lui ma poi ci avrebbe azzannati tutti. È dolcissimo, poi all’improvviso ti salta addosso. Dietro ogni angolo di casa mia può nascondersi un thriller”.

E per quanto riguarda la radio, invece?

Due anni fa ho fatto tornare Jack Folla su Radio1, con la mia voce perché Roberto Pedicini è un grande doppiatore e costa, la mia voce costa poco, come un cespo di banane. Però è stato bello. Mi hanno scritto migliaia di aficionados. Poi è arrivato un nuovo direttore. Non mi ha mai neanche ricevuto. Era pure di sinistra, casa mia. Mi verrebbe da dire “parenti serpenti”. Ma sarebbe una cattiveria nei confronti dei serpenti”.

Leggi anche --->  Renato Bosco: intervista al conduttore di Na Pizza in onda su Sky Uno

Intervista Diego Cugia La zampata cast

Intervista Diego Cugia, i progetti futuri

In attesa della messa in onda de La Zampata, quali sono i suoi progetti futuri?

Da un mio libro “Tango alla fine del mondo” (Mondadori) sto trattando i diritti cinematografici con una produzione di Los Angeles. Ma finché non finisce lo sciopero degli sceneggiatori…Però so pazientare. Nei dieci anni che la Rai non mi ha fatto più lavorare ho praticato il Krya Yoga di Yogananda, da solo, nel mio piccolo eremo umbro che però ha un nome planetario: Giove. È stata la disoccupazione più lunga e devastante della mia vita, una situazione orribile, che lo Yoga ha trasformato in oro. Bellissimo. Ringrazio per ogni attimo di meditazione, di silenzio, di gioia, di pace”.

Prima di terminare l’intervista, mi permetta una curiosità. Che fine ha fatto Jack Folla?

Non lo so, è da un po’ che non ci sentiamo. Forse ce l’ha con me, deve aver sbirciato una sera nei miei appunti queste parole: “Proporre a Radio 2 Jack Folla, ma lui adesso è una ragazza di oggi, forse una nipote, la figlia del fratello capitalista che Jack odiava, non so. “Jackie” Folla, come Jackline ma senza un Onassis, magari con un Pepito accanto. Una ragazza sola e ribelle con un cane dalle stesse idee. O magari lei di destra lui di sinistra, o viceversa. Jackie Folla non avrebbe più bisogno di parlare alla radio rinchiusa nel braccio della morte. Alcatraz, per i giovani d’oggi, è dovunque ti giri. Rispetto a loro, merli e canarini in gabbia se la passano meglio. Infatti, fischiettano ancora”.


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