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Interviste

Giorgia Masseroni: Il paradiso delle signore? la mia favola

L'intervista alla giovane attrice Giorgia Masseroni, new entry nella seconda stagione de Il Paradiso delle Signore nel ruolo della venere Federica Santini.

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L'intervista alla giovane attrice Giorgia Masseroni, new entry nella seconda stagione de Il Paradiso delle Signore nel ruolo della venere Federica Santini.
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Come è entrata nel cast de Il Paradiso delle signore 2?

Inizialmente ho supportato alcuni colleghi come spalla per i provini, facendo così gavetta e poi ho chiesto alla casting director Claudia Marotti di provare un ruolo differente. È stata una scommessa ed è andata per fortuna a buon fine.

Con quali aggettivi definirebbe il suo personaggio?

È sicuramente una giovane molto pungente e un po’ cattivella perché ha una grossa ferita dentro.

E’ stata coinvolta emotivamente?

Ho scavato nella vita di Federica per capire il motivo per cui fosse così scostante e acida con le colleghe e con le persone che le stavano intorno. Ho capito che quell’atteggiamento era dovuto alla mancanza di un vero amore.

Al centro della serie c’è anche la moda dell’epoca. Cosa l’ha colpita?

Ho notato l’attenzione nel far risaltare il corpo femminile e la cura verso gli accessori come guanti, cappelli e foulard, che adesso è decisamente inferiore.
Ho apprezzato la maniera con cui gli abiti venivano indossati, una vera e propria cultura della moda del tempo. Sono un tipo che si nasconde un po’, invece coi bustini bisogna stare dritta con le spalle aperte e questo cambia la percezione della figura femminile.

Qual è la sua opinione sul trend della fiction in costume?

Il bello del cinema e della fiction è poter viaggiare in un’altra epoca. Personalmente sono stimolata nel constatare come si vivevano i rapporti sociali. Ad esempio, per la nostra Anna (a cui dà volto Giulia Vecchio, ndr) è molto difficile portare avanti una gravidanza senza un marito. Questo ci fa rendere conto di quanto adesso siamo fortunate.

Si riferisce all’emancipazione femminile?

Sì è un tema che mi tocca molto e l’ho particolarmente avvertito nell’interpretare una donna degli anni cinquanta. Abbiamo fatto dei passi avanti, ne mancano tanti, ma a quel tempo era ancora peggio, da alcune relazioni è evidente quanto poco fossero libere.

Quali aspetti ancora oggi, non rendono libera la donna?

La paura del giudizio. O peggio dei pregiudizi che, per anni, hanno inquinato il rapporto delle donne col proprio corpo e con la possibilità di fidarsi di altre donne poiché molto spesso c’è una competizione elevata, che tra gli uomini è inferiore. Inoltre, la forza maschile è innegabilmente differente per cui è necessaria un’educazione al rispetto da parte degli uomini e, in questo, ritengo siano molto importanti le mamme, che sono donne, come lo saranno in seguito le fidanzate e le amiche.

Riscontra ancora disparità sul piano professionale?

A esser sincera non la sento, certo le statistiche dicono che gli uomini continuano ad avere gli stipendi più alti. Il Paradiso delle Signore è un caso speciale, in generale nelle serie vige una sproporzione tra ruoli maschili rispetto a quelli femminili, così come, in tanti casi, troviamo dietro la macchina da presa degli uomini, i quali, per raccontare le donne devono, fare uno sforzo in più. Ho visto recentemente all’opera delle registe giovani e credo che loro potrebbero arricchire molto il nostro mondo del piccolo e del grande schermo.

Lei ha interpretato diversi ruoli femminili anche classici a teatro come la Lisistrata di Aristofane. Non è semplice trovare parti soddisfacenti anche in teatro…

Effettivamente si dice che il teatro sia “maschio”. La disparità di ruoli c’è però. Nella drammaturgia contemporanea, riscontro una maggiore attenzione verso quelli femminili. Stanno emergendo tante autrici ed è positivo perché significa che esiste un’altra voce nel coro. La Biennale College Teatro di quest’anno era, ad esempio, dedicata alle registe donne di varie età (la Masseroni ha lavorato in particolare con Maria Grazia Cipriani, ndr). Quello che mi ha colpito di più è stata la visione della violenza sulle donne dal loro punto di vista e come avessero declinato la dinamica vittima-carnefice, senza fermarsi al solo bianco o nero, ma proponendo un insieme di sfumature.

Nel suo percorso professionale ha anche condotto un programma per ragazzi, “Gulp Quiz”, che cosa si porta con sé di quell’avventura?

È stata un’esperienza fantastica anche se complicata perchè obbliga ad essere spigliata e veloce. Dal punto di vista umano lavoravo tanto coi bambini ed è stato bellissimo in quanto hanno una spontaneità che negli adulti è rara da trovare e questo mi ha spinto a cercare la parte bambina di me. Io cerco di riservarmi quotidianamente dei momenti in cui penso a me, mi chiedo cosa voglio, scrivo una pagina di diario.

Lei ha avuto anche un ruolo da protagonista in una serie per Disney Channel (“Life Bites”), è accaduto per caso o ha proprio un’attenzione verso il target dei ragazzi?

Credo che sia stato un po’ un caso, ma niente in fondo lo è. Trovo in me un aspetto delicatamente fanciullesco. Amo la favola, amo raccontarla e il mio lavoro è, a mio parere, una grande favola.

Al suo percorso artistico ha coniugato lo studio di ingegneria edile-architettura. Come è riuscita?

Ho sempre voluto fare sin da piccolissima l’attrice, però mio padre voleva per me un altro tipo di strada, mi ha molto condizionata e in qualche modo ostacolata nel proseguire il mio percorso artistico – più per un senso di protezione. Quindi, un po’ per accontentare i genitori, un po’ perché andavo bene a scuola, ho deciso di fare questa facoltà. Ora mi mancano pochi esami e voglio concludere anche se mi interessa altro. L’ingegnere ha un approccio totalmente diverso verso le questioni pratiche della vita, nella maggior parte dei casi è molto più metodico e ordinato e questa è una parte di cui ero carente.

È bello che sia riuscita a cogliere anche il lato positivo di questo percorso “imposto”…

Ho fatto moltissime amicizie sia nella prima parte della carriera universitaria a Pavia che in quella a Roma. Il problema grande è che quasi tutti i colleghi di Pavia sono andati all’estero: s’investe così tanto nell’istruire dei talenti per poi farli emigrare o forse non si riesce ad inculcare nei giovani il coraggio di lottare per rimanere in Italia.

Lei non ha questa smania di andare a lavorare all’estero?

No, io sono molto legata al nostro Paese, mi sentirei spaesata fuori e poi desidero essere grata a una nazione che mi ha offerto tanto.

C’è qualcosa che vorrebbe ancora scoprire di sè dal punto di vista artistico?

Sicuramente che artista sono. È difficile trovare la personale via d’espressione, c’è chi ci mette una vita. Io mi faccio suggestionare da ciò che mi piace, provando a capire qual è la mia poetica.

Che tipo di spettatrice è?

Onnivora, guardo un po’ di tutto, da una serie molto leggera al film d’autore, seguo i lavori dei colleghi così come le serie su Netflix e tutto rigorosamente in originale perché non amo che il doppiaggio mortifichi le voci originali degli attori..

Ci sarà una terza serie de Il Paradiso delle Signore?

Non si sa ancora, io spero di sì perché vi abbiamo lavorato con passione..


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Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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