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Interviste

MasterChef Italia 7: intervista ai tre eliminati Fabrizio, Francesco e Ludovica

Abbiamo incontrato il terzetto di eliminati della nona puntata di MasterChef Italia 7, Fabrizio, Francesco e Ludovica. I tre concorrenti si sono raccontati a ruota libera, tra rimpianti e aspirazioni.

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Abbiamo incontrato il terzetto di eliminati della nona puntata di MasterChef Italia 7, Fabrizio, Francesco e Ludovica. I tre concorrenti si sono raccontati a ruota libera, tra rimpianti e aspirazioni.
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Qual è il vostro bilancio di quest’esperienza?

Fabrizio: è stata un’esperienza dura ma bella. Non era semplice registrare per tante ore, ma va detto che siamo stati molto coccolati dalla produzione.

Francesco: l’ho vissuta in vari modi, con tanto timore di mostrare chi realmente sono per via delle mie vicende personali. Sono, d’altro canto, felice che sia emerso un Francesco diverso, migliore per certi versi.

Ludovica: è stato indimenticabile. Sono orgoglioso di essere riuscito, a soli diciannove anni, ad essere protagonista di un’esperienza così prestigiosa. Ci sono due momenti che ricordo in particolar modo: l’ingresso nel cooking show con la comunicazione dell’ammissione e i complimenti del maestro Massari.

Come avete vissuto l’eliminazione?

Fabr: sono arrivato stanco alla prova del piatto creato dallo chef Giorgio Locatelli e scelto da Marianna tra le tre proposte. (scherzando aggiunge) Nel Mar Adriatico abbiamo pesci più piccoli (si trattava di una sogliola particolare e ricordando anche un altro episodio in cui non aveva riconosciuto lo scorfano), per le mie origini, sono più abituato a cucinare molluschi come le cozze e le vongole o pesci di dimensioni inferiori.

Franc.: sentivo che sarei uscito, anche se provo un po’ di rammarico nel non aver mai dimostrato quanto potessi valere sul piano culinario. Credo, invece, di essere arrivata come persona timida, onesta ed educata.

L: non è mai una fase piacevole, innegabilmente ognuno di noi era andato lì col desiderio di arrivare fino in fondo. Ripensandoci, guardando il risultato del mio piatto, era giusto che accadesse. Ho cucinato con nervosismo, rimpiango il fatto di non aver lavorato bene, ma non recrimino nulla.

Che tipo di rapporto avete instaurato coi giudici?

Fabr.: Cannavacciuolo è più alla mano. Bastianich mi ha trattato benissimo, ha detto persino che sono una delle persone più vere che ha incontrato nella sua vita.

Franc: i giudici sono “tosti” anche quando provi quest’avventura dal vivo, confermando la percezione che si può avere assistendo alle puntate da casa. Le critiche che mi son state mosse sono sempre state costruttive. Tra tutti ho sentito più vicino lo chef Cannavacciuolo, visti i suoi suggerimenti nel metter sempre una parte di me nella portata.

L: con chef Klugmann ci siamo sempre capite molto, riusciva quasi a leggermi dentro; Barbieri mi ha quasi difeso. Per cui la mia preferenza va su di loro.

Com’è andata, invece, coi vostri compagni della masterclass?

Fabr: sono stato deluso da quasi tutti.

Franc: con ciascuno di loro si è instaurata una relazione differente; ma credo di aver dimostrato di essere umile e gentile; non credo di avere nessun nemico.

L: il rapporto è stato un po’ duro poiché non ho legato con la maggior parte di loro. A Giovanna mi sono avvicinata molto nell’ultimo periodo, è una bella persona che ha avuto un comportamento gentile e cordiale nei miei confronti.

 

Ludovica, qual è l’insegnamento tecnico e umano che si porta con sé?

Quello tecnico di trattare gli ingredienti con rispetto; mentre, dall’altro lato, di esser sempre me stessa, cercando di dimostrare sempre la voglia e la grinta.

Francesco, cosa cambierebbe del suo percorso?

Non muterei i piatti creati; ma il modo di pormi nei confronti della gara. Ho sempre visto la cucina come un’occasione di condivisione e non in un’ottica competitiva e se entri a MasterChef bisogna guardare più se stesso e meno agli altri.

Fabrizio, cosa pensa che non sia arrivato di lei?

Nessuno ha capito quanto e come sapessi cucinare.

Ludovica, qual è stata l’esterna che più l’ha messa in difficoltà?

Forse quella a Chinatown poiché a venti minuti dalla fine, avendo il compito di preparare il dolce, non avevo ancora un tiramisù montato. Per fortuna alla fine è andato tutto bene.

Francesco, invece, qual è stata l’esterna più formativa per lei?

Direi due. Innanzitutto quella a Chinatown poiché ho compreso cosa volesse dire il lavoro di squadra, Alberto è stato molto bravo, in quella circostanza, a impartire gli ordini.
La seconda è  stata sullo Stelvio. Qui sono stato il capitano e di conseguenza avvertivo la responsabilità e ho compreso che non sono ancora pronto per essere uno chef adesso.

 

Qual era il vostro approccio verso le cucine straniere e quanto le avete scoperte grazie a MasterChef?

Fabr: continuo a essere molto diffidente pure dopo averle provate. Ad esempio, avremmo dovuto mostrare in Norvegia come cuciniamo noi il merluzzo.
Noi siamo i migliori chef, amatoriali al mondo. Credo che vadano riscoperte le ricette antiche.

Franc: è sempre stato di curiosità, anche se nel concreto non avevo mai sperimentato, a parte la cucina dell’Est Europa essendo la mia ragazza di lì. Da adesso in avanti voglio studiare anche le basi delle altre culture culinarie.

L: sono sempre state in parte un tabù perché spesso e volentieri ci si basa sulla tradizione. Per quanto mi riguarda è stato molto divertente e istruttivo scoprirle, in particolare la cucina norvegese perchè è molto lontana da noi.

Quali sono le vostre prospettive?

Fabr: mi piacerebbe lavorare con Kateryna, Matteo, Alberto, Simone, Francesco perché sono state le persone più serie del programma.

Franc: voglio diventare uno chef. Non si può pensare che dopo MasterChef si sia dei cuochi professionisti.

L: ho voglia di mettermi alla prova, senza dubbio devo studiare tanto. Magari in futuro riuscirò ad aprire un ristorante tutto mio.


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Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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