Rischiatutto, la recensione


Riflessioni sulla nuova stagione del Rischiatutto in onda su Rai 3 con la conduzione di Fabio Fazio


Si è voluto riesumare un quiz cult cercando di inserirvi più elementi spettacolari e facendolo passare come una riedizione 2.0 del vecchio caro programma di Bongiorno. Il primo elemento spettacolare è la cosiddetta “materia vivente” ovvero la presenza di un prestigioso personaggio sulla cui carriera di successo si pongono domande ai concorrenti in gara. Giovedì questo ruolo è stato affidato a Carlo Verdone. Fabio Fazio gli ha dedicato uno spazio molto ampio raccogliendo i ricordi dell’attore e regista e mandando in onda diversi spezzoni tratti dai  suoi film. Un espediente per collegare Rischiatutto all’attualità. Fazio e gli autori non si sono resi conto che la formula originaria, nella sua schematicità, era intrisa di un appeal e di un fascino rimasti immutati nel corso dei decenni. Non crediamo assolutamente che la “riesumazione” del quiz, con questa formula, possa fornire un pur minimo contributo alla storia della tv italiana.

Fazio crede di essere onnipotente, di possedere quel dono magico, alla Re Mida, che trasforma in oro tutto quello che tocca.

 Nasce da questa presunzione il ritorno su Rai 3 del Rischiatutto. L’operazione, realizzata da Rai 1 lo scorso aprile poteva rappresentare una sorta di omaggio al Re del Quiz limitato a due sole puntate. Insomma doveva essere un unicum. Proporre tout court il Rischiatutto nella medesima formula seriale, portata al successo da Bongiorno dal 1970 al 1975, si è rivelata un’idea pretenziosa e poco credibile. Fazio non può reggere il confronto con Mike, non ne ha la forza nè l’appeal. Questi i motivi per i quali tutto si è ridotto ad una copia fotostatica della pagina di un glorioso passato televisivo. L’Italia è cambiata. Sono mutati i costumi, il Rischiatutto resta il simbolo di un’epoca televisiva non più replicabile. 

Gli autori non hanno potuto ignorare l’evolversi delle mode legate al piccolo schermo dopo oltre 40 anni. Forse perciò Fazio ha rinunciato all’a classica idea della valletta. Il ruolo di Sabrina Ciuffini è stato affidato a giovani attrici cinematografiche che si alterneranno accanto al padrone di casa settimanalmente e con brevi interventi. Ha iniziato Matilde Gioli in segno di continuità con le due puntate speciali di aprile di cui era stata protagonista.

Infine, per rendere ancora più spettacolare questa operazione amarcord, sono stati richiamati tutti i personaggi del Rischiatutto ancora in vita. Naturalmente, il confronto tra l’ieri e l’oggi è impietoso per tutti, da Ludovico Peregrini il Signor No alla signora Longari. 

 



One Reply to “Rischiatutto, la recensione”
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    Guido

    Ma non c’era un altro presentatore da poter ingaggiare al posto di Fazio: una noia mortale,ci si addormenta davanti alla tv, sembra stia celebrando un ufficio funebre.
    Peccato perché il programma mi piace molto e lo seguo,ma all’epoca di Mike era tutta un’altra musica,altro che Fazio!!!!!

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