Il Sistina visto attraverso Garinei e Giovannini


la storia di una dei teatri più importanti


Quell’antica farmacia Garinei, la sera sul tardi, si trasformava in un salotto di intellettuali e due giovanottoni, Sandro Giovannini di Roma laureato in Giurisprudenza, scomparso nel 1977 e Pietro Garinei, un triestino laureato in Farmacia, non amavano la loro laurea, ambivano scrivere. Sandro romano e Pietro ormai di adozione romano, tanto che tifava in maniera viscerale Roma,Sandro invece Lazio.

Il lunedì’ si racconta, nelle ore notturne si accendevano in quella farmacia discussioni e urla da Bar dello Sport. Ma i due si amavano profondamente e si stimavano.Non volevano fare l’avvocato e il farmacista.Per una manciata di lire collaboravano con il Littoriale, poi Corriere dello Sport, di nascosto dei genitori.Fu proprio in quel salotto farmacia che nacque in tempo di guerra un giornale pungente, satirico “Cantachiaro”, che ebbe subito successo. Ma ai due giovani interessava scrivere per il teatro. E Il primo settembre del 1944 nacque così la prima rivista italiana,”Cantachiaro”, titolo quanto mai emblematico.

La rivista arrivava dal varietà, è stata la palestra dei più grandi nomi del nostro spettacolo. Quel gruppo, la parola cast arriverà almeno 20 anni dopo, era formato dal comico,spesso dal produttore, da qui capocomico, dalla prima donna la soubrette, dal cantante, dalla spalla e spesso otto , dieci scalcinate ballerinette di fila. Erano tempi tosti e gli allora capocomici reclutavano quei poveri diavoli alla Galleria Colonna ,ora Alberto Sordi di Roma, alla Galleria Umberto di Napoli e a quella di Milano che era specializzata soprattutto per gli aspiranti cantanti e musicisti, le prime case discografiche avevano lì la sede e lo slogan era sempre lo stesso, quasi a tormentone ,“ragazzi, nun c’è ‘na lira “.

Garienei e Giovannini

Più tardi dopo parecchi anni quel varietà si arricchì, nacquero le prime commedie musicali e quelle scalcinate ballerinette di fila vennero sostituite da battaglioni di statuarie blubells girls, le prime arrivavano da Londra , reclutate nel Nord Europa , passavano per Parigi, furono per anni le vedette del Lidò e dei più famosi teatri europei.

Per merito di quella insostituibile coppia, il primo settembre del 1944, in pieno regime bellico, va in scena la prima creatura della premiata ditta G&G. Garinei e Giovannini, scritturano un’artista formidabile Anna Magnani. Fu lei la scatenata soubrette di “Cantachiaro”, con le truppe alleate arrivate a giugno per “liberarci”. Era uno spettacolo ideato da due pensatori liberi, due giovani contro, non c’era il timore della censura, copione scritto con gente che poi diventò famosa , Furio Scarpelli, Franco Monicelli e il caricaturista Majorana. Quel “Cantachiaro” era soprattutto firmato Garinei e Giovannini, nacque tra alambicchi e pozioni, in quella farmacia notturna, dove si faceva l’alba ad inventare storie, favole, parodie, disegni , pensieri e speranze, cazzeggiando culturalmente. La sera era meta di intellettuali come Vittorio Gorresio, un giovane Fellini, Ennio Flaiano, Vincenzino Talarico, Enzo Biagi, Gianni Brera alle prime armi e tanti altri ancora, loro il più severo banco di prova per i due giovani scrittori.

Anna Magnani

“Cantachiaro”, va in scena al teatro Quattro Fontane, poltronissime lire 150,posti in piedi lire 20. Inizio spettacolo, ore 19. Alle 21 tutti a casa , a Roma c’era il coprifuoco,si e’ ancora in pieno conflitto bellico. Tedeschi e fascisti erano stati finalmente cacciati da poco. La carestia, la fame dilaga ancora e il popolo romano e gli ebrei i pochissimi fortunati scampati dall’ecidio, si leccano le ferite. Roma e’ una città allo sbando, i mezzi pubblici sono un sogno, circolano solo piccole camionette abusive che per partire aspettano l’esaurito.Gli alleati signori incontrastati, erano entrati a Roma da Porta San Giovanni, il primo giugno del 1944 , ci avevano fatto sognare, conoscere il primo pane bianco, le loro disgustose zuppe in scatola, i wurstel, il burro , il caffè con le prime apparizioni delle Camel, Lucky Strike, Navy Cut,si masticano le prime gomme. Le “Segnorine”praticano il mestiere più antico del mondo , c’è ancora la borsa nera per i generi di prima necessità, pure si e’ felici, sogni e speranze, si respira libertà. Con l’eco delle bombe ancora nelle orecchie, giovani e giovanissimi cresciuti con il mito americano cominciano a percepire il primo ritmo, la melodia della musica americana,il jazz del quale non si sa quasi niente , forse niente. E’ come una sferzata,quella musica inizia ad impadronirsi di noi liceali e giovani ginnasiali, fa subito proseliti. In quel periodo impazza a Roma alla ribalta per pochi, una musica , un swing diretto da un giovane compositore. Al cinema Splendore , chiuso da una vita, al Tritone , proprio di fronte al Messaggero si fa musica la mattina alle 10 e mezza. E’ l’orchestra 013 diretta da Piero Morgan, all’anagrafe Piero Piccioni, che diventerà poi un grande autore. Archi trombe, sax, chitarre, batteria, si conosce così la ritmomelodica di Glen Miller e il primo sospirato jazz di Armstrong.

Intanto gli sciuscià, come vengono chiamati dagli americani, sono teneri ragazzini che a Napoli e Roma danno di lustro agli stivali dei liberatori per campare.

E proprio dalla storia di questi sorridenti Sciuscià, che nasce uno dei grandi capolavori del neorealismo, firmato da Vittorio De Sica. E’ il 1946 e solo due anni dopo gli americani se ne renderanno conto e lo premieranno con vari Oscar e altri riconoscimenti.

In quel clima si dà, qualche anno prima, “Cantachiaro”. Parte malamente, qualcuno del Corpo di Liberazione, esige fare vistosi tagli, in pratica la prima censura. Anna Magnani conquisterà poi l’America negli anni successivi, il primo Oscar le viene dato per la sua interpretazione ne “La rosa tatuata,”

Inesorabile e testarda l’attrice romana non taglia una sola battuta e tre alti ufficiali convocati per controllare testi, invece si esaltano e si divertono.

E’ fatta. C’è il via libera per recitare. Nasce in quel momento il nuovo teatro italiano, la rivista poi la Commedia Musicale.

Una sessantina di copioni, firmati e diretti da quella mitica coppia, sono stati rappresentati in 25 paesi, sparsi nel mondo, compresa la blasonata Broodway e sono stati tradotti in tutte le lingue.

Nello studio bunker del Sistina, abitato per molti anni solo da Pietro Garinei, sono passati gli artisti più famosi italiani e del mondo.Sono nati spettacoli che fanno parte della antologia del teatro. Qualche nome , Rugantino,Alleluja Brava Gente, Aggiungi un Posto a Tavola, Rinaldo in Campo, Ciao Rudy, Un Paio d’Ali, Buonanotte Bettina,

Giove in Doppiopetto,Gran Baldoria,Il Giorno della Tartaruga, Se il tempo fosse un gambero.

Delia Scala

Protagonisti, Wanda Osiris,Erminio Macario, Carlo Dapporto, Renato Rascel, Delia Scala,Gino Bramieri,Marcello Mastroianni,Enrico Montesano,Gigi Proietti, Aldo Fabrizi, Paolo Panelli, Bice Valori, Elena Giusti, prima ancora Totò, Anna Magnani, Mario Riva, Riccardo Billi, Diana Dei, Mario Carotenuto e tanti altri ancora.

Poco prima della scomparsa di Pietro Garinei nel maggio del 2006, vado ad incontrarlo nel suo Sistina, forse una delle sue ultime chiacchierate, amava i giornalisti intelligenti mi diceva, ma non amava parlare molto.Anzi era restio, quasi austero, seppure nella sua antica signorilità, come sanno essere soltanto certi intellettuali di chi è che sa, non vuole apparire e non ha voglia di raccontare.Ma poi Pietro capitola, la passionaccia ha il sopravvento e l’amore sconfinato per quel mestiere fa il resto:”E’ tempo di chiudersi in una stanza, pensare, meditare.Ma poi, ti arrivano sollecitazioni dagli amici. Se dici che vuoi ritirarti perché non so’ più tempi, il meglio che ti può capitare Pietro si è rimbambio ed allora via riprovi a cominciare, ma…”

Preferisci il passato?, “Sono un’entusiasta e amo il lavoro di ieri, come vorrei amare quello di oggi, ringrazio tutti i collaboratori con i quali ho avuto la fortuna di lavorare in tanti anni di teatro. Prima di tutti, Sandro Giovannini con il quale ci siamo divisi lavoro e successo e il maestro Armando Trovajoli.Per questo Teatro, al quale ho dedicato tutta la mia vita, con tanta fatica, vorrei ricordare una frase che lessi sulla scrivania di Remigio Paone ,il più grande impresario di tutti i tempi. E’ più facile governare uno stato che un teatro, quelle parole mi sono servite come esempio e monito e con affetto lo ringrazio.”

Con Pietro Garinei è finita un’epoca.  



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