Domenico Fortunato: io, Arca e Rex, un trio perfetto


intervista con il co- protagonista della serie in onda su Rai2


Come è cambiato il suo ispettore Monterosso negli anni?
Sono sempre il braccio destro del commissario, quindi il coprotagonista, ma negli anni ho avuto più a che fare con il cane. In realtà poi, da quando è iniziata la serie si sono succeduti tre cani: per me questa è la quinta stagione, e sono l’unico ad aver girato tanti sequel.
Il mio ispettore è evoluto perché, restando in una serie così a lungo, ti impossessi del personaggio: lo conosci a memoria, ne conosci gli autori, anche se a volte cambiano, ed è l’attore che, sul lungo periodo, alla fine gli dà l’identità. È come se, in un certo senso, ne fossi tu stesso l’autore. Io ho puntato sull’umanità e sulla “linea comedy”: Monterosso deve creare occasioni di ilarità.
L’evoluzione comunque dipende anche dal rapporto che si instaura col partner sul set, e io con Francesco Arca mi trovo in estrema sintonia; ci divertiamo molto.

In questa stagione i Manetti Bros sono anche autori: come cambia la regia quando chi dirige è anche autore?
Il bello di avere registi autori, è che sono autori anche sul set, perciò creano continuamente. Lavorano a nuove idee anche insieme agli attori, mentre stanno girando: in questa serie i Manetti si sono divertiti a creare situazioni che non erano scritte.

Rex: Domenico Fortunato

Quindi, se si girasse una nuova serie di Rex, lei accetterebbe subito?
Io mi sono trovato bene, e spero di lavorare ancora con loro. Bisogna vedere se ci sarà un’altra serie di Rex: dipenderà dagli ascolti, dalla Rai, dalla Germania. Noi attori siamo gli ultimi a sapere. Però certo, mi piacerebbe molto tornare sul set con i Manetti, sia per Rex che per altri progetti.

Lei ha lavorato anche in produzioni cinematografiche: che differenza c’è tra girare per il cinema e girare per la tv in Italia?
La fiction italiana ha sempre meno budget, ed è diventata industriale. I ritmi sono ossessivi: o sei sul set, ti concentri al massimo e studi tantissimo, altrimenti non riesci ad andare fino in fondo. Ti costringe a cambiare vita, ti svegli alle cinque e mezza del mattino: prima c’era più calma e spensieratezza. Inoltre nella fiction i personaggi non subiscono grandi cambiamenti: sono sempre quelli e ripetono continuamente gli stessi schemi. In un film invece, il personaggio subisce sempre un cambiamento, sia per quanto riguarda i protagonisti che i co-protagonisti.
Il cinema si dovrebbe giurare con più calma, perché dovrebbe essere una forma d’arte. Anche se ovviamente dipende dal tipo di cinema: le commedie che vanno ora per la maggiore hanno un ritmo che si avvicina alla fiction, anche se c’è modo di approfondire un po’ di più i personaggi.

Lei ha detto che il cinema è una forma d’arte, la fiction no?
La fiction è una produzione più industriale, serve più a fare intrattenimento. Poi ci sono fiction che diventano forme d’arte…penso ad esempio a La meglio gioventù, oppure Il commissario Montalbano. Ma i tempi della fiction, in generale, non ti permettono di studiare un’inquadratura particolare o di ripetere molte volte una scena: i tagli ai budget hanno avuto forti ripercussioni.

Rex: Il cast

Montalbano a parte, qual è una fiction “bella”?
Con molta obiettività, direi Rex . Oppure una serie a cui ho partecipato anni fa, Ultimo. Tra le recenti, a me piace molto Braccialetti Rossi, che riesce a parlare di malattie tremende e del dolore con grazia.

Una fiction poco riuscita invece?
Ce ne sono parecchie, ma ora non ricordo, perché io mi focalizzo semore sul bello. A ogni professionista capita un progetto “sbagliato”.

Nel 2013 lei è stato diretto da Ridley Scott in The Portrait: quali differenze ha notato rispetto al cinema di casa nostra?
Sono stati i giorni in assoluto più belli della mia vita professionale: dopo l’ultimo ciak, mi sono commosso alle lacrime.
Nei film americani non girano sempre gli stessi attori come nel cinema italiano: si sceglie l’attore adatto per quel ruolo. Michael Keaton ad esempio, è stato ripescato da Inarritu dopo anni in cui lavorava a teatro: scegliere l’attore giusto dà grande qualità al cinema, che è un cinema di idee. A cui si affiancano tanti blockbuster naturalmente, ma senza precludere spazio ad un cinema diverso.

Qui l’intervista ai manetti Bros.



One Reply to “Domenico Fortunato: io, Arca e Rex, un trio perfetto”
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    Annamaria

    Io spero che la regia del prossimo REX non sia affidata ai Manetti Bros. Il loro stile ha cambiato eccessivamente quello della serie, ora diventata cupa, cruenta e anche un po’ involgarita, stile “Coliandro”.
    Anche il personaggio dell’Ispettore Monterosso Ռ cambiato in peggio. In questa nuova serie, almeno per adesso, sono pochissime le scene in cui l_??ispettore lavora fianco a fianco con Terzani e Rex (come invece accadeva in precedenza) e troppo spesso il suo personaggio viene collegato al cibo: o mangia o dice che vuole farlo o porta del cibo.
    Domenico Fortunato Ռ un attore di grandissimo livello e trovo una pessima cosa questo cambio di rotta!

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