La strada dei miracoli, la quinta puntata


Religione e fede al centro del nuovo programma di Rete 4


Questi i temi della puntata: le apparizioni mariane a Fatima, l’attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, il mistero del sangue di San Gennaro. Intervista a Suor Cristina Scuccia, vincitrice l’anno scorso di “The voice of Italy”.

Risale al 13 maggio 1917 la prima apparizione della Madonna a Fatima, un piccolo paese del Portogallo. La Vergine si mostrò a tre pastorelli, Francesco, Jacinta e Lucia. I bambini all’inizio non furono creduti sia dalle famiglie che dalle autorità ecclesiastiche. Poi il ravvedimento generale. La Vergine apparve altre 5 volte, fino ad ottobre dello stesso anno. Nel 1919 la Chiesa dichiarò “soprannaturale” il carattere di quelle apparizioni. Più avanti fu costruito l’attuale santuario, meta di milioni di pellegrini ogni anno. 

L’inviata Alessandra Borgia si trova in un luogo particolare, la cappella del sole che ruota, un avvenimento che si compì il 13 marzo 1917. Un fenomeno staordinario, visto da moltissime persone che popolarono la Cova d’Iria insieme ai tre pastorelli. La Chiesa lo ha riconosciuto come il “miracolo del sole”. 

 La Madonna rivelò ai bambini un segreto, diviso in tre parti, ancora oggi avvolto da tanti misteri. La Vergine mostrò loro l’Inferno e disse che la prima guerra mondiale sarebbe finita, ma ne sarebbe seguita una peggiore. In un secondo momento, Maria chiese di consacrare la Russia al suo cuore immacolato, perchè in caso contrario il mondo avrebbe rischiato guerre e e sofferenze immani. La terza ed ultima parte è quella più misteriosa: nella visione ricostruita dai bambini, il Papa venne martirizzato, insieme a laici e sacerdoti. Giovanni Paolo II riconobbe in lui il protagonista di quella visione, riconoscendo di essere salvato dalla Vergine a seguito dell’attentato del 1981.  

Il terzo segreto di Fatima venne svelato il 13 maggio 2000. La Madonna, secondo quanto riferito da Lucia, avrebbe voluto che venisse svelato nel 1960. Così però non avvenne. Fu Giovanni Paolo II a volerlo leggere, alcuni anni dopo l’attentato. Il terzo segreto si è compiuto davvero o c’è qualcos’altro di oscuro che può accadere? Don Davide Banzato afferma che il mistero non si è esaurito completamente e che, ricordando quanto detto da Benedetto XVI, esso si riferisce sia a quanto accaduto a Giovanni Paolo II, sia più in generale alle difficoltà avute dagli ultimi Papi e dagli uomini di Chiesa in questo periodo storico. 

Esattamente 64 anni dopo la prima apparizione della Madonna a Fatima, il 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II fu ferito da alcuni colpi di pistola dal terrorista turco Ali Agca mentre sull’automobile scoperta salutava i fedeli a Piazza San Pietro. Si salvò miracolosamente dopo un durissimo intervento. Un servizio ricostruisce tutta la vicenda, con un leggero tocco di sensazionalismo. 

La maglia intima che il Pontefice indossava quel giorno, intrisa di sangue, è diventata una reliquia. E’ stata donata alle Suore Figlie della Carità ed è attualmente esposta nella chiesa della loro Casa Provinciale a Roma.  

L’attentato, di cui il Pontefice fu avvisato, è un complotto o un’iniziativa di un singolo? Dalle parole di Ali Agca, si trattò di un gesto personale. Il terrorista turco disse che quel giorno si verificò “il miracolo più incredibile della storia mondiale“. Per lui questo evento è collegato al terzo segreto di Fatima. Il tema viene affrontato insieme a Gianluigi Nuzzi, conduttore di “Quarto grado”. Secondo il giornalista, è difficile credere che Agca abbia agito in totale autonomia. 

Il proiettile per pochissimi millimetri non colpì mortalmente il Pontefice all’aorta. Un caso o un miracolo? Secondo Cecchi Paone è “solo una questione di fortuna“. Il Papa rivelò che fu la mano della Madonna a deviare il proiettile nella sua traiettoria, cosa su cui è d’accordo anche Don Davide Banzato. Attualmente un bossolo è incastonato all’interno della Corona della Statua della Madonna a Fatima, custodita nella cappella delle Apparizioni. 

Arriva il momento dell’intervista. Questa sera Safiria Leccese incontra Suor Cristina Scuccia, la giovane religiosa che si è aggiudicata la scorsa edizione di “The Voice of Italy”. Dopo il successo televisivo, è tornata alla sua vita normale in convento, dove vive con le sue consorelle. All’età di 19 anni la sua vocazione, proprio quando cantava su un palco. Poi, la decisione di partecipare al talent di Rai 2. La musica è stata sempre la sua passione. “Il canto prima mi ha allontanato da Dio ma poi è riuscito ad avvicinarmi a Lui“, dice. Poi aggiunge: “Oggi sono felice, perchè sono innamorata, innamorata di Dio“. Conclude esortando i giovani: “Affidate i vostri sogni a Dio, non abbiate paura!” Un colloquio disteso che alleggerisce l’andamento della puntata, oltre ad essere una scelta intelligente degli autori per attirare i più giovani, non propriamente il target principale del programma. 

L’ultimo tema della puntata è la liquefazione del sangue di San Gennaro, già affrontato lo scorso martedì. 

In studio c’è ancora una volta il prof. Luigi Garlaschelli. Il docente dimostra come si può creare un composto che può, opportunamente trattato, avere lo stesso “ciclo di scioglimento” del sangue del Santo Patrono di Napoli. Don Davide Banzato è perplesso. Il sacerdote si chiede se lo stesso esperimento fatto da Garlaschelli può ugualmente valere anche nella realtà, cioè quando nelle ampolle c’è sangue.  

 

Il mistero del sangue di San Gennaro è affrontato anche da altri uomini di scienza, che però la pensano diversamente da Garlaschelli. Alla luce delle loro ricerche, si tratta davvero di materiale ematico. 

In collegamento da Napoli c’è il professor Giuseppe Geraci, apertamente in contrasto con Garlaschelli. Ribadisce quanto già detto in passato: “Parla di cose di cui non sa e definire ‘intruglio’ quanto contenuto nelle ampolle è poco corretto“. Per il docente napoletano, i materiali utilizzati dal collega in studio sono sbagliati perché troppo “moderni“. Geraci non lascia facilmente parlare Garlaschelli, che riesce a controbattere soltanto dopo l’intervento deciso della conduttrice, che dimostra di gestire molto bene il dibattito. Dal confronto non si riesce ad arrivare ad una conclusione, ognuno resta sulle sue posizioni. 

Un altro sentiero di discussione si apre nel momento in cui si scopre la storia del principe di Sansevero, noto alchimista napoletano del ‘700. Il nobile sarebbe riuscito, con degli esperimenti specifici, ad emulare il processo di scioglimento del sangue di San Gennaro. Per analogia, l’ipotesi è che questo miracolo sia stato “costruito” appositamente da un alchimista che ha vissuto nello stesso periodo storico del Santo. Sul tema si esprimono i due ospiti. Per Cecchi Paone si tratta di sangue, trattato comunque da un intervento di un alchimista. Don Banzato è d’accordo nel dire che nell’ampolla ci sia sangue. A differenza del giornalista, però, il sacerdote si chiede come sia possibile che lo scioglimento avvenga solo e soltanto nelle tre tradizionali circostanze e non in altre. 

Le telecamere del programma entrano all’interno del museo di San Gennaro, pieno di gioielli e preziosi di inestimabile valore. Un argomento anche in questo caso già affrontato sette giorni fa. A fronte di una puntata ricca di contenuti e anche scorrevole, stona la decisione di riaffrontare un tema su cui si è già dibattuto e al quale non sono stati aggiunti nuovi contributi significativi. Un peccato, perchè l’impressione avvertita è che con questa scelta si sia voluto sopperire ad una mancanza di argomenti su cui discutere. 

Si chiude qui “La strada dei miracoli”. La sesta puntata andrà in onda martedì 20 maggio alle 21,10, sempre su Rete 4.



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