Il Terzo Segreto di Satira: gli obiettivi dopo Berlusconi


Intervista a uno dei filmmakers del collettivo del Terzo Segreto di Satira


Come nasce il progetto di Democrazia portami via?
Siamo stati contattati da La Effe, dove va in onda il ciclo Secondo me. Abbiamo iniziato a pensare come strutturare il lavoro, e ci è venuto in mente il tema della democrazia: abbiamo inserito sketch nuovi, alcuni vecchi e interventi di persone che stimiamo, come Paolo Rossi e Serena Dandini, che ci hanno raccontato aneddoti riguardanti la democrazia.
Per la prima volta inoltre, compariamo anche noi in video; normalmente infatti, siamo dietro le quinte.

Come avete raccontato la democrazia? 
Il nostro assunto di partenza è che la democrazia è una parola a cui si associa un valore molto alto, perciò abbiamo voluto prendere in giro tutti quegli effetti negativi che invece la democrazia può avere. C’è ad esempio uno sketch ambientato in un centro sociale in cui, in una situazione di eccesso di democrazia, si arriva a votare come dover votare.
Ora, a parte gli scherzi, è chiaro che la democrazia sia la forma di governo preferibile, però ha tanti difetti.

Del resto sappiamo che per voi “non tutti possono votare”…
Esatto, quello è uno degli sketch storici che abbiamo inserito. È inutile parlare di riforma elettorale se l’elettorato rimane questo: per assurdo, bisognerebbe fare una legge elettorale che stabilisca chi possa votare e chi no.

Davide Bonacina

La vostra satira è soprattutto di tipo politico: ai tempi di Renzi è più difficile rispetto a quando a capo del governo c’era un personaggio come Berlusconi?
Effettivamente i nostri primissimi video sono legati a quel periodo, ma si tratta proprio degli esordi. Di lì a breve Berlusconi ha dato le dimissioni, e con Monti abbiamo dovuto capire come muoverci perché di primo impatto, quantomeno non appariva come cialtrone, per cui andava studiato meglio. Poi è venuto Renzi, e da elettori di sinistra ci è venuto naturale puntare proprio sulla crisi di coscienza dell’elettore di sinistra. Renzi rappresenta una sinistra in camicia bianca, che strizza l’occhio alla destra; dall’altro la sinistra di vecchio stampo, sindacalista.
Forse con Renzi non è facile andare al bersaglio come con Berlusconi, però con Renzi è più interessante cercare le sfumature. Più difficile, ma sicuramente più stimolante.

Avete modelli a cui vi ispirate?
Modelli precisi non ti saprei dire, però ci sono cose che ci piacciono: la comicità inglese dei Monty Python, la stand up comedy americana, ma anche l’italiano Boris. Noi ci siamo conosciuti alla scuola di cinema, e Boris è stato il primo prodotto che ci ha unito a livello di gusto comico: siamo affezionati a quella serie.
Poi sicuramente Luttazzi, Paolo Rossi, o cose più demenziali come Maccio Capatonda o il vecchio Mai dire goal.

Crede che la satira oggi possa ancora offrire una lettura valida ed efficace del mondo politico e della società?
Dopo Berlusconi c’è stato un momento difficoltà: mentre lui era al governo ce n’era veramente tanta. Ora in realtà abbiamo l’impressione che la gente si sia un po’ stufata…
Comunque, in generale, non ci sono programmi satirici, tranne Crozza: la comicità ha solo modelli come Zelig e Made in Sud, che sono legati alla comicità da palco. Non c’è molto altro: manca un programma come Mai dire, dove erano inseriti sketch diversi. Servirebbe una maggiore varietà, ma qui si sta parlando di comicità in senso lato, non solo di satira.

Progetti futuri?
Per ora l’obiettivo è allungare il minutaggio: ci piacerebbe provare a lavorare a una serie o un film. Siamo proiettati lungo questa strada, di cui Democrazia portami via rappresenta già un primo approccio.



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