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La rivoluzione del costume televisivo

Marida Caterini

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Oggi, a 14 anni di distanza dalla prima edizione, rispetto alle sfrontatezze attuali, appaiono ingenui, quasi ridicoli, i tentativi di Cristina Plevani e Piero Taricone per nascondersi dietro un divano lontani dalle telecamere. Si consumava, così il primo rapporto d’amore della storia del reality made in Italy. Con il trascorrere degli anni “il GF sotto le lenzuola” diventa uno dei momenti auspicabili dai conduttori e autori a caccia di ascolti.

Il GF ha smascherato sentimenti e sensazioni che forse, nessun telespettatore pensava di avere dinanzi alla tv. Ma quell’anno, quando il reality apparve in video per la prima volta sotto l’ala protettrice dell’algida Daria Bignardi, i mass media erano notevolmente scettici e non credevano all’evento. Il trend comune era: stiamo a vedere quel che accade. Il risultato dell’esordio, poco più di cinque milioni di spettatori, sembrava aver condannato l’esperimento sociologico. Ma già dalle puntate successive qualcosa cambiò: gli italiani inziarono a guardare dal “buco della serratura” nella casa di Cinecittà. Scoprirono, così. l’esistenza di “O guerriero” cioè Pietro Taricone, definito anche il palestrato di Caserta, della prima “gatta morta” della storia del reality, ovvero Marina La Rosa, alla quale molte altre inquiline, nel corso degli anni, tentarono di ispirarsi. Si accorsero della bionda e timida bagnina bresciana Cristina Plevani che si era invaghita di Taricone,del surfista Sergio Volpini, del cuoco Lorenzo Battistello, del pizzaiolo Salvo Veneziano.

Solo dieci concorrenti, il numero più basso di reclusi custoditi nella casa rispetto a tutte le edizioni successive. Forse le uniche persone davvero comuni entrate come concorrenti al GF. Eppure agli addetti ai lavori che dovevano seguire l’evolversi degli eventi, quel reality appariva come una clamorosa farsa, una forzatura, uno spettacolo in maschera nel quale ognuno giocava o recitava un ruolo già stabilito. E’ proprio quello che sarebbe accaduto negli anni successivi. Ma, adesso, col classico senno del poi, dinanzi al degrado e alle volgarità di cui i reclusi si son resi protagonisti, giungendo persino a farsi espellere per bestemmia, si potrebbe anche in parte rivalutare quei dieci pionieri e il loro comportamento nella casa.

E dire che allora, a noi addetti ai lavori, sembravano una sorta di marziani di cui si sperava di liberarsi presto. Invece, dopo la prima deludente puntata lo share e gli ascolti aumentarono vertiginosamente. Sicchè, da allora im poi, fummo costretti a seguire, molto da vicino, le avventure dei reclusi di Cinecittà.

All’epoca il GF andava in onda di giovedì. E puntualmente, ogni settimana, un nutrito gruppo di giornalisti di tutte le testate si ritrovava in una raffazzonata sala stampa a due passi dallo studio dal quale la Bignardi conduceva il programma. Si seguiva la diretta ma lo scopo vero di quelle traversate romane era incontrare i parenti dei concorrenti. Iniziava la corsa all’intervista esclusiva ai parenti di… alla madre o al padre di… al fratello di…, persino alle amiche di…

I concorrenti facevano breccia nel pubblico che desiderava sempre più notizie su di loro. Si cercava il commento, la rivelazione di un particolare sull’adolescenza o addirittura  sull’infanzia dei reclusi si cercava di sapere quel che avrebbeto fatto una volta usciti dalla casa. Con nostra somma meraviglia ci rendevamo conto che un’intervista al fratello di Taricone o all’amica di Cristina Plevani era molto più appetibile di una con Ettore Scola o con Mario Monicelli.

Fu un crescendo: dall’iniziale 24,78% di share della prima puntata, si arrivò all’ultima, la decima, che raggiunse il 59,97% con 16.019.000 spettatori.  E, durante la conferenza stampa finale con i primi tre classificati,  sembrava di essere capitati nell’aula di un dibattito sui destini del mondo. Si ascoltavano le  dichiarazioni di Cristina, Salvo, Taricone, Marina La Rosa, con il medesimo interesse dedicato ai personaggi più illustri.  Il nostro compito di “inviati” consisteva nella ricerca di notizie esclusive sui tre finalisti e sugli altri ex reclusi. Una comune domanda era d’obbligo per ciascuno di loro e adesso che farà?  La concentrazione era tale che anche il più sconvolgente avvenimento a livello mondiale, sarebbe passato in secondo piano.

E quando i riflettori iniziarono a spegnersi sui vari personaggi, solo Taricone restò sempre al centro delle attenzioni con una sua dignità, rifiutando le comparsate televisive nei vari contenitori e dicendo di no persino al seguitissimo Maurizio Costanzo show.

Nessuno, in seguito, avrebbe mai più rifiutato un passaggio in video; non a caso, oggi più che mai, nei salotti dii Barbara D’Urso & company, abbondano starlette uscite proprio dai reality.

Senza dubbio la prima edizione del GF ha rappresentato una pietra miliare: è stata lo spartiacque tra il passato e la “rivoluzione” della tv. Ha legittimato volgarità, ipocrisia, grossolanità, violazioni delle più semplici regole del rispetto reciproco. Quei dieci personaggi, pionieri di un piccolo schermo degenerato, non potevano certo immaginare le conseguenze devastanti che avrebbero procurato, in seguito, tutti gli altri reality.

Loro, però, erano innocenti: nel senso che non conoscevano l’impatto del reality sul pubblico. Tutti gli altri concorrenti venuti dopo erano, invece, perfettamente consapevoli del gioco e del ruolo da mantenere nella casa, avevano studiato a tavolino le proprie reazioni, la propria condotta. Niente è stato più lasciato al caso. Fino a quando, e non certo per caso, il pubblico si è stancato.  Si è stancato dei soliti giochini, delle consuete trappole, di sorprese e punizioni, dei medesimi meccanismi, dell’ipocrisia, delle belle presenze di concorrenti che, a volte, si scopre, hanno frequentato gli studi televisivi,  ancora più assiduamente della sterssa conduttrice.

 

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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Qualche idea in più

Irene Natali

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I segreti del mestiere

Irene Natali

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

Irene Natali

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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