Professione “giudice televisivo”



Deponiamo le competenze in soffitta. Per diventare “giudici di gara” in Italia non servono diplomi, specializzazioni, carriera nei vari settori di valutazione. E’ necessaria solo la volontà di sindacare, valutare, apprezzare o condannare, con la consapevolezza di esprimere opinioni di tutto rispetto. Addirittura insindacabili e  inoppugnabili.

E’ questa l’etichetta del moderno giudice in tv. Oramai a calarsi nel ruolo ci hanno provato un po’ tutti e molti altri “insospettabili” si faranno avanti. Da Gigi Proietti a Pippo Baudo, da Christian de Sica a Sabrina Ferilli, da Claudia Gerini a Claudio Lippi: il variegato mondo del “valutatore” televisivo è sempre più affollato. E’ un pullulare di personaggi che, spesso, non hanno un ruolo proprio in tv, mancano di visibilità e cercano in tutti i modi di conquistare un posto al sole artificiale dei riflettori.

Con questo fine neppure troppo recondito, ci si mette a giudicare, in un paese nel quale ci sentiamo un po’ tutti  commissari tecnici quando gioca la Nazionale di calcio o la squadra del cuore. E ci sentiamo tutti critici televisivi, condanniamo, approviamo, valutiamo le performance di conduttori, attori, opinionisti. Siamo soprattutto un popolo che ha sentito, troppe volte, assegnare al nome di giudice etichette negative. Giudice fazioso, di parte, giudice prevenuto: soprattutto in politica di questi termini se ne son sentiti fin troppi.

E chissà quanto inconsciamente è sorta, nella mente dei responsabili di rete, la necessità di dare finalmente alla figura del giudice un aspetto più bonario e meno temibile.Solo che, mentre i giudici, quelli veri, sono selezionati  attraverso concorsi e in base alla propria competenza, in tv questa figura ha un solo obiettivo: catturare la curiosità e l’interesse del pubblico e portare quanta più audience al proprio mulino. Non importa se Sabrina Ferilli, insindacabile giudice di Amici, non ha le idee molto chiare sul ballo e sul canto: dicono che basti l’emozione che la performance è in grado di suscitare, per poter esprimere una valutazione.

“Giudice di gara” sta diventando un vero nuovo mestiere televisivo, al pari dell’opinionista e dell’ospite fisso di un programma. Quasi un lavoro “a progetto” che si conclude con il termine del programma a meno che, il programma stesso non abbia più edizioni. Un esempio è rappresentato da Ballando con le stelle che, per nove edizioni, non ha cambiato la commissione giudicatrice.

Il giudice per eccellenza è stato consacrato da MasterChef: temibile e terribile, severo e accigliato, pronto a lanciare nella pattumiera il piatto non riuscito del malcapitato concorrente. Il gradimento di questa figura ha scavalcato i confini del talent culinario: altri commissari hanno potuto esercitare tutta la propria autorevole severità in discipline anche differenti da quella culinaria. Così la figura professionale del giudice è diventata talmente importante da poter scalzare addirittura lo stesso conduttore, come è accaduto proprio in MasterChef e in Hell’s Kitchen.  E se il conduttore resta, gli vengono delegati compiti delimitati, come l’accoglienza dei concorrenti. E’ accaduto a Italia’s got talent in cui i tre giudici di gara Scotti, De Filippi, Rudy Zerbi hanno completamente oscurato le figure dei presentatori Simone Annichiarico e Belen Rodriguez.

Gli ex giudici di Italia's got talent

Alla severità dei giudici di MasterChef, colonna portante del successo del talent culinario, ad un certo punto si è contrapposta una nuova immagine: il giudice che valuta in maniera bonaria, serena, tenendo conto della personalità del concorrente e delle difficoltà incontrate. Si schierano in questa categoria i giudici di Tale e quale show e quelli di Si può fare!.  Il giudice buono però ha una faccia bifronte: inizialmente si spertica in complimenti, ma quando si tratta di dare i voti, si torna al dejà vu: spunta così la faccia nascosta di chi pretende di ergersi sul piedistallo e dire la sua senza essere contraddetto.

Con buona pace di Caterina Caselli che negli anni Sessanta cantava: Nessuno mi può giudicare. Oggi la situazione è cambiata. Siamo tutti sottoposti a giudizio. E da parte di persone che spesso non sanno esprimere valutazioni corrette.

Fare il giudice ci affascina, esalta il nostro egocentrismo e la nostra voglia di primeggiare. Giudicare significa sentirsi superiori, avere in mano le sorti di qualcuno che fa di tutto per cercare di piacerci. Lo si sente dire spesso ai concorrenti in gara nei vari programmi tv che si interrogano sulle giuste modalità attraverso le quali arrivare al cuore di chi deve valutare le loro performance.

Significativo è anche constatare come ogni proposito di benevolenza si infrange subito contro il desiderio di criticare, trovare a tutti i costi qualcosa che non va, per compiacersi del proprio ruolo. Ed è su questo tasto profondamente umano di una sorta di vanagloria, che fa leva il piccolo schermo. La tv ci prende per la gola: ci affida compiti insindacabili, solletica il nostro ego.

Siamo stati troppe volte giudicati: da piccoli dai genitori, poi a scuola, all’università, ai colloqui di lavoro, ai casting, dai propri familiari, dai vicini di casa. Insomma la vita appare come un susseguirsi di giudizi: diceva bene Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai.

Ma c’è un ulteriore aspetto della questione: il giudice di gara, soprattutto se il talent a cui partecipa è di successo, riesce anche a crearsi un’altra vita professionale al di fuori del programma. Trasforma cioè la sua attività in business. Eccolo, allora scrittore, testimonial pubblicitario, musicista,intrattenitore, ospite, guest star di programmi. E’ accaduto ai giudici di MasterChef che, usciti dalle cucine di Sky, si sono avventurati nella tv generalista, occupandone le principali trasmissioni da Domenica in a Che tempo che fa. Non solo, ma sono riusciti ad ottenere persino programmi propri nei quali dare sfogo a passioni secondarie rispetto alla attività principale di Chef. E, dulcis in fundo, si sono persino trasformati in testimonial pubblicitari di prodotti che, probabilmente, avrebbero lanciato nella pattumiera se fossero stati  preparati dai concorrenti.



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