La tv del solleone



E’ sempre rimasta  un’utopia la speranza che il piccolo schermo, in estate, diventi una palestra di sperimentazione, formazione di nuovi autori e conduttori, ideazione di format e progetti originali. Invece la tv del solleone, come sempre, è la stagione delle repliche. In un replay infinito la nostra televisione si risintonizza sul passato, svuota i palinsesti da ogni programmazione e, complice il gran caldo, si addormenta in attesa del risveglio autunnale. Quando la macchina produttiva ricomincia a mettersi in moto.

 Così, con implacabile costanza,, i palinsesti si riempiono di “replicanti”. Una moltiplicazione all’infinito di vecchie trasmissioni già ampiamente passate in video che, troppo spesso, escono persino dai confini estivi per invadere le altre stagioni. Il fenomeno delle repliche annuali si è manifestato in tutta la sua virulenza soprattutto durante l’ultimo anno. Appena Rai e Mediaset concludevano i propri periodi di garanzia (mesi durante i quali, nei programmi di maggiore ascolto, gli spazi pubblicitari vengono venduti a prezzi più alti agli investitori) cominciava subito il tormentone delle repliche. Il fenomeno si è verificato già agli inizi di dicembre 2012, è proseguito nei mesi successivi, ha subito un leggero rallentamento, per esplodere da maggio in poi.

L’impatto sul pubblico, soprattutto per quanto riguarda l’azienda Rai, ha suscitato risentite polemiche, tanto che alcuni telespettatori hanno ipotizzato addirittura una riduzione del canone annuale per i mesi estivi. Eppure, accade un fenomeno davvero singolare: ad una insofferenza per l’assillante riproposizione di vecchi palinsesti ,  stranamente, corrisponde un incremento notevole degli ascolti. E, capita persino che le repliche dei programmi, spesso, conquistino più ascolti rispetto a quando sono andati in onda la prima volta.

La spiegazione di un tale comportamento, apparentemente anomalo, del pubblico è da ricercarsi nel progressivo degrado della qualità televisiva. Sia nel settore dello spettacolo che in quello della fiction, la crisi economica e la spending review hanno imposto una drastica riduzione dei mezzi disponibili e dei tempi di lavorazione. Il che significa, ad esempio,  che gli attori hanno meno possibilità di ripetere una scena, qualora la sbaglino, anzi spesso, come accade per la lunga serialità, il lavoro è simile ad una catena di montaggio che non si può fermare. Quindi anche un eventuale errore non viene eliminato ma inglobato nella ripresa. A lungo andare lo scadimento della qualità crea un divario con la precisione e l’accuratezza presenti, invece, in prodotti del passato. La differenza stride e crea nel pubblico il desiderio di una maggiore qualità. Questo spiega l’immutabile gradimento di pellicole cult come La principessa Sissi e della serie tv dedicata a Il commissario Montalbano. La grandeur delle spettacolari ricostruzioni dell’impero austro-ungarico, colpisce il pubblico oramai abituato a inquadrature molto modeste e riprese limitate agli interni degli studi di posa. Per la serie con Luca Zingaretti è rilevante la caratteristica bellezza dei paesaggi siciliani. La regia “letteraria” di Alberto Sironi, poi, riesce a trasferire sullo schermo, la tipicità dei personaggi quasi fossero appena usciti dalle pagine di Camilleri.

Dunque le repliche piacciono perchè evocano un passato professionale di buona qualità che non si ritrova più nella programmazione attuale. Un’ulteriore precisazione: le storie che raccontano rappresentano, quasi sempre, realtà immutabili nel tempo. Sono vicende sentimentali, giallistiche, saghe familiari che hanno una valenza costante nel tempo.  Come “Una grande famiglia”. andata in onda su Rai1, oppure gli episodi de “La signora in giallo che passano e ripassano da Retequattro a Fox Crime e non stancano mai. Spesso hanno trame semplici, ma la scoperta dell’assassino di turno non è mai banale. E la Sherlock Holmes in gonnella rifà sempre gli stessi gesti, fissa in una età anagrafica che l’ha consegnata alla storia delle serie tv.

Le repliche hanno il sapore dell’amarcord: legate a determinati periodi della vita, nell’immaginario collettivo del pubblico costituiscono un valore aggiunto che si unisce all’appeal dei vari personaggi. Se non è chiaramente manifesto, l’amarcord è nascosto in maniera quasi subliminale, anche in programmi, spesso spacciati come nuovi. Si va dal classico stagionale di Rai1 Techetechetè in onda in access time, al programma celebrativo Studio 5 che, attraverso i protagonisti, ha raccontato la storia di Canale 5. Persino Italia 1 ha voluto rincorrere l’amarcord e lo ha fatto, a modo suo, proponendo, come conduttore, il cantante Max Pezzali nel programma Nord Sud Overst Est.

Altro valore aggiunto: le repliche sono rassicuranti. Si riferiscono a un passato televisivo già visto e familiare, dal quale non si aspettano sorprese negative. E, in un periodo così drammatico, sia per la crisi che incombe, sia per lo sgretolamento di valori morali,  rifugiarsi nel dejà vu serve a rasserenare. Su questo ulteriore elemento spingono i responsabili tv per incrementare la presenza delle famigerate repliche.

Last but not list, le repliche hanno anche una ricaduta economica positiva sulle aziende televisive. In particolare, le varie reti possono proporre agli investitori pacchetti di programmi già andati in onda i cui ascolti sono valutati in maniera elevata. Uno di questi pacchetti è rappresentato proprio dalla serie Il commissario Montalbano . Con i suoi oltre cinque milioni di spettatori, Zingaretti diventa “appetibile” anche in replica. E questo consente a Rai1 di “contrattare” a prezzi quasi da stagione autunnale, la messa in onda degli spot estivi. Dunque le repliche funzionano per cattuare anche quegli investitori pubblicitari poco interessati al periodo estivo che, tradizionalmente, acquistano le pubblicità nei mesi caldi a prezzi quasi da saldo. Questo perchè si tiene conto della consueta caduta degli ascolti da maggio a settembre.  Un dato per tutti: Canale 5 con il suo pieno di repliche, difficilmente riesce ad andare al di là del 13% di share ( spesso si è attestata persino all’8 o 9% cifre consone alla più modesta Italia 1).

E proprio per soddisfare “la fame da repliche”, le tv generaliste e non, si sono attrezzate con i servizi “tv replay” che consentono sul web, di rivedere, a piacimento, le varie trasmissioni dei palinsesti.

Al fenomeno delle repliche non è estranea neppure la Radio di viale Mazzini. Con la fine di giugno, ad esempio, tutte le trasmissioni cult di Radio2 chiudono i battenti. Vengono sostituite da altre che non sempre sono all’altezza di quelle che le hanno precedute E capita anche di riascoltare i vecchi programmi senza neppure un opportuno nuovo montaggio. “Chiambretti ore 10”, la trasmissione che il conduttore ha tenuto durante la stagione passata, è riproposta in copia conforme nel periodo estivo. Al radioascoltatore così può capitare di assistere, magari nel giorno del Ferragosto, ad una puntata trasmessa nel periodo natalizio.



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