Servizio pubblico: la prima puntata


L'esordio dell'ultimo talk show


E’ iniziata, su La7, la nuova stagione di Servizio Pubblico, ultimo dei talk show ad arrivare in video. Con una novità nel linguaggio: l’introduzione dell’elemento teatrale.
Ma andiamo con ordine. Iniziamo dallo studio, che ha conservato gru e torrette: la stessa scenografia nata quando studenti e operai salivano sui tetti per protesta. Servizio Pubblico all’epoca veniva trasmesso in contemporanea dai siti e da un circuito di televisioni locali: essendo il programma che la Rai non aveva voluto, si proponeva al pubblico in una continuità ideale con chi si sentiva trascurato dalla politica. Questi elementi scenografici suggerivano una vicinanza alla gente.

Con l’approdo a La7, alla scenografia è stato aggiunto un tavolo, elemento che simboleggia il dialogo, la trattativa; al tavolo però non si siedono gli ospiti, ma serve al conduttore che lo usa a mo’ di scrivania per dare la parola a chi deve intervenire.
Il titolo della puntata di ieri: la politica sporca. In studio Marco Travaglio, Maurizio Belpietro e l’ex parlamentare Sergio De Gregorio, indagato per la compravendita di senatori che nel 2008 avrebbe fatto cadere il governo Prodi.
Durante la trasmissione De Gregorio ha raccontato come, ricevuti i soldi da Lavitola, egli fosse al centro di un’azione di sabotaggio nei confronti del governo. Azione di cui Silvio Berlusconi era a conoscenza, ha sottolineato l’ex presidente del partito Italiani nel Mondo.
La puntata è stata centrata su De Gregorio e le sue dichiarazioni, scelta  ulteriormente rafforzata dal fatto che l’uomo aveva rilasciato un’intervista in esterna a Sandro Ruotolo: si passava così da spezzoni di un servizio registrato, alla diretta in cui Santoro commentava insieme all’intervistato stesso.
La prima parte della trasmissione è così passata senza cedere alla tentazione  di inscenare urli, teatrini o facili populismi mostrati da alcuni colleghi (uno su tutti: Paragone), e sembrava che non riservasse alcuna novità. Invece Servizio Pubblico ne ha introdotto una a cui ha concesso molto spazio: la rappresentazione teatrale.
Già nel suo monologo iniziale, quello dell’anteprima, Santoro aveva accennato alla crisi dei talk show, per cui la trasmissione ha cercato una via per rinnovarsi. Nelle edizioni scorse infatti, le ricostruzioni  di conversazioni e intercettazioni telefoniche erano affidate alla voce di attori mentre sullo schermo scorrevano dei fumetti, quest’anno si è scelto di portare gli attori direttamente in studio.
Basandosi sugli atti degli interrogatori, abbiamo visto dialogare i personaggi coinvolti nella vicenda della compravendita dei diritti televisivi: l’avvocato David Mills con un forte accento inglese, l’ex dirigente Fininvest Carlo Bernasconi, il direttore dei diritti Mediaset Roberto Pace (dal 1998 al 2002) e l’intermediario Frank Agrama.
Il momento teatrale è durato diversi minuti, con le telecamere che inquadravano gli attori sketch dopo sketch, con Santoro che muoveva i fili rivolgendosi ora a questo ora a quello, di fatto segnando il cambio di scena con una domanda che introduceva al passaggio successivo.
L’intuizione del nuovo innesto ci sembra interessante in quanto si potrebbe potrebbe creare col pubblico un’empatia che i filmati non raggiungevano. Ma alla lunga l’effetto creato rischia di essere quasi straniante, con gli attori che, proprio in quanto attori, sembrano fuori contesto. Insomma, dopo un po’ lo spettatore potrebbe chiedersi cosa c’entri quello a cui sta assistendo con un programma d’informazione.
Per quanto riguarda lo spazio dedicato al web, in questa prima puntata è stato praticamente assente: la Innocenzi si è semplicemente limitata a dire che su Twitter gli utenti si dimostravano critici nei confronti di De Gregorio.
La chiusura, come consueto, è stata affidata alle vignette di Vauro.



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