La prova del cuoco | gli ingredienti che non funzionano nella cucina della Isoardi


La prova del cuoco: gli ingredienti che non funzionano. Il cooking show di Rai 1 si è assestato malinconicamente al 12%. Ecco i motivi.


Gli aggiustamenti ci sono stati ma non sono riusciti a dare una spinta vitale all’Auditel che si aggira nei dintorni di un malinconico 12%.

La prova del cuoco ha perso lo smalto delle prime 18 edizioni, oltre a calare negli ascolti. Non è bastato mandar via dallo studio il povero Andrea Lo Cicero le cui mansioni avrebbero dovuto essere differenti. Non è bastato far piazza pulita di tutte quelle barzellettine culinarie che si inserivano nel cooking show come stacchetti prima della pubblicità.

A niente è valso aggiungere, quotidianamente, alla giuria personaggi noti del mondo dello spettacolo con il compito di rendere più accattivanti gli spadellamenti di chef e concorrenti.

Inoltre, mezz’ora prima di iniziare, c’è un vigoroso endorsement di Eleonora Daniele: la conduttrice, all’interno della puntata di Storie italiane, apre una finestra di qualche minuto sulla cucina della Isoardi che anticipa il menù quotidiano. Proprio come un Ristorante. Ma di Ristoranti ce ne sono troppi in giro per l’etere. Quello del mezzogiorno di Rai 1 aveva una connotazione purtroppo sparita. E meraviglia che Antonella Clerici, la conduttrice storica che l’ha portato al successo e compare ancora come autrice, non si sia accorta del mutamento repentino e non abbia fatto sentire la propria voce.

Quali sono, dunque, gli ingredienti che non funzionano nella cucina della Isoardi?

Innanzitutto il modo di approcciarsi della padrona di casa: troppo moderno e disincantato per il pubblico anziano di Rai 1, quello che ritiene la cucina il rito sacro della tarda mattinata in vista dell’ora di pranzo. Quel pubblico si riconosceva nella Clerici anagraficamente più vicina. La conduttrice aveva creato un vero e proprio mood amato dall’audience over.

La Isoardi è più giovane, nonostante gli sforzi non riesce a muoversi con credibilità tra un risotto e uno spezzatino. Purtroppo comunica la sensazione della bella donna abituata a fare la spesa nei supermercati per poi riporla nel congelatore e tirarla fuori all’occorrenza.

Non convince neppure il modo di vestirsi: nel tentativo di rendersi gradita al pubblico sceglie un abbigliamento spesso malinconico, spento, talvolta con abbinamenti singolari che non le fanno onore e rappresentano un ulteriore elemento che funge da deterrente. La Isoardi, tra l’altro, dalla bellezza prorompente, viene riconosciuta più in abito elegante che con il grembiule da cucina.

Inoltre dà la sensazione, nonostante i continui e gratificanti assaggi, che sia estranea a quanto sta accadendo intorno a lei, più attenta a curare e gestire il proprio atteggiamento a favore delle telecamere e delle inquadrature.

Tutto questo è stato possibile giustificarlo nelle prime settimane del cambio di conduzione.Ma dopo tre mesi, se non è cambiato nulla e l’audience non migliora, significa che gli autori ( e quindi anche la Clerici) non sono stati in grado di porvi rimedio.

Non vorremmo pensare che il calo di ascolti possa essere sfruttato per creare il confronto tra il successo di una volta e la situazione odierna.



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