Sanremo 2018| Il nostro giudizio sulle canzoni


Sanremo 2018| Il nostro giudizio sulle canzoni. Tanti buoni brani, nessun capolavoro e qualche scivolone. Le impressioni su ciò che abbiamo ascoltato al Festival


Claudio Baglioni aveva detto che Sanremo 2018 sarebbe stato un Festival al servizio delle canzoni. Che queste ultime erano state scelte per le loro qualità e non con altri criteri. Al costo di lasciare a casa anche nomi importanti.
Nessuno si strapperà i capelli per quello che hanno presentato gli artisti in queste cinque giornate. Ma è innegabile che ci troviamo di fronte ad un Festival discreto, per quanto riguarda le canzoni.

I dubbi della vigilia, legati ad alcuni nomi e all’assenza di altri, sono passati in secondo piano. Anche grazie alla scelta vincente di portare tutti e venti i Campioni fino all’ultima serata, evitando le eliminazioni. Molte canzoni avevano bisogno di essere ascoltate più volte, dunque ne hanno giovato.

Veniamo al giudizio vero e proprio sui brani, in ordine sparso.

Max Gazzè – “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”
Tra le migliori canzoni ascoltate per idea, realizzazione (testi, melodie, arrangiamenti) e interpretazione. Non facile da portare a Sanremo, ma è stata ugualmente molto apprezzata.

Noemi – Non smettere mai di cercarmi
Non incide. Noemi ha svolto bene il compito, ma non è andata oltre. Bella la voce e buona l’interpretazione, ma ricorda qualsiasi altra canzone della cantante, soprattutto quelle sanremesi.

Diodato e Roy Paci – “Adesso”
Un bel pezzo da “fascia blu” della classifica. Diodato scrive e canta bene, ha portato una canzone che suscita empatia. Roy Paci si è messo al servizio con le sensibilità giusta.  Un po’ scontato il tema della canzone.

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico – “Imparare ad amarsi”
Ti accarezza. La classe di Ornella Vanoni, la scrittura sensibile di Bungaro e Pacifico. Avremmo potuto sentirla anche in un Sanremo di quindici anni fa, di moderno c’è poco. E non ha qualcosa di eccezionale. Ma è tra le bellezze di Sanremo 2018.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – “Il segreto del tempo”
Difficile dare un giudizio. Il rispetto per la loro storia chiede silenzio. Prevedibile, scontata, con esibizioni non all’altezza. La loro partecipazione è stata del tutto insufficiente.

Annalisa – “Il mondo prima di te”

Sorpresa. Gran bella voce, una melodia non originalissima ma interessante e un testo più che dignitoso. Non ha mai dato l’impressione di poter vincere, però ha fatto una bella figura.

Nina Zilli – “Senza appartenere”
Non si sa come prenderla. Tema importantissimo, lei sempre all’altezza, ma nel congegno qualcosa non funziona e non arriva come dovrebbe. Comunque, brava.

Ermal Meta e Fabrizio Moro – “Non mi avete fatto niente”
Buono il testo, buona la melodia, buona l’intesa tra i due. Difficile capire quanta spontaneità ci sia dietro la loro collaborazione. Resta il fatto che una canzone del genere a Sanremo ha la strada spianata verso il podio, forse verso la vittoria.

The Kolors – “Frida (mai, mai, mai, mai)
Brano furbo. Il tormentone “mai, mai, mai, mai”, i timpani come gli Imagine Dragons, Frida (molto in voga recentemente). Comunque, la prima prova in italiano dei The Kolors è sopra la sufficienza.

Red Canzian – “Ognuno ha il suo racconto”
Sufficiente. Rispetto ai suoi ex compagni di gruppo, ha cambiato strada e si è giocato le sue carte. Ha sorpreso con una canzone veloce ed energica. Non lascia il segno, ma è rispettabile.

Lo Stato Sociale – “Una vita in vacanza”
Di fronte a questa canzone nessuno è riuscito a rimanere fermo. Nel clima sanremese un brano del genere ha scosso chiunque. Dietro l’energia, il beat elettronico, l’occhio strizzato ad “Occidentali’s karma” e Paddy James che balla, non è che ci sia questa gran canzone. Ma funziona e si giocherà la vittoria.

Luca Barbarossa – “Passame er sale”
Una scommessa. Testo in romanesco e atmosfere popolari, non il massimo per Sanremo. Ma è cresciuta molto di serata in serata. Le grandi canzoni sono altra cosa, ma dopo il Festival merita una chance.

Le Vibrazioni – “Così sbagliato”
Testo senza pretese, ma dignitoso. Melodie pop-rock, facili facili. Piace abbastanza in giro, però il gruppo milanese poteva tornare molto meglio di così.

Elio e le Storie Tese – “Arrivedorci”
Una canzone ordinaria, considerando gli standard di eclettismo a cui ci hanno abituati. Il loro è un congedo senza troppe pretese, una versione malinconica dello spirito irriverente che li ha sempre contraddistinti.

Decibel – “Lettera dal duca”
Canzone apparentemente svogliata. Idea interessante, testo di buon livello, ma la melodia non ha un punto di forza o di interesse.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – “Il coraggio di ogni giorno”
Canzone impegnata, non il massimo per Sanremo. Però il testo è bello e la musica evocativa. Forse un po’ stereotipica.

Renzo Rubino – “Custodire”
Canzone ostica. Testo non immediatamente accessibile, melodia che non convince.

Mario Biondi – “Riverderti”
Altra canzone complessa. Bossa nova e soul. Testo intricato. Un brano riservato ad un pubblico ristretto, di appassionati.

Ron – “Almeno pensami”
Un inedito di Lucio Dalla. Buon testo (e ci mancherebbe), ma ci si aspettava di più da Ron.

Giovanni Caccamo – “Eterno”
Lui interpreta bene, ha voce. Il brano però è troppo ordinario per colpire.

Il quadro non è memorabile, dunque, ma poche volte era successo – negli ultimi anni – di avere un buon numero di canzoni sopra la sufficienza come quest’anno. Claudio Baglioni ha fatto un lavoro rispettabile.
Resta da aspettare il verdetto del pubblico.



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