The Voice of Italy 5 | le performance della prima fase dei Knock Out

Si è aperta la seconda fase di The Voice of Italy: i Knock Out. I talenti di ogni squadra si sono sfidati tra loro ed i coach hanno dovuto sfoltire le rose dei team prima della battle finale


Inizia la fase chiave di The Voice of Italy 5, che porterà alle Battles. I coach vengono messi a dura prova e dovranno rivedere le scelte fatte alle Auditions. I concorrenti selezionati cercheranno convincerli a dar loro una possibilità di accedere alla finale esibendosi con la cover di un brano famoso. Visto il livello molto alto e la bravura dei coach a preparare i talenti, forse sono stati esclusi cantanti che potevano arrivare più avanti, ma lo Steal ha salvato J Ax, Albano, Renga e Cristina Scabbia da qualche imbarazzo di troppo.

TEAM DELUXE

Angelica Peroni – “Ain’t nobody” – Chaka Khan

Troppo delicata per un pezzo del genere, fatto molto di alti e bassi. La voce c’è, ma poteva spingere di più. Nel finale raschia un po’ il barile, anche fuori tempo.

Riccardo Giacomini – “Amor de mi vida” – Sottotono

Ha ricordato molto Nesli nel modo di cantare. Non dà niente di più rispetto ai Rapper di oggi. La tecnica nel rappare non risulta eccelsa.

Angelica Ibba – “Break Free” – Ariana Grande

Molto attuale come vocalità, forse una delle più dotate del programma.

Ferdinando Vega “Una Vita in Vacanza” – Stato Sociale

Troppo attoriale, troppo impacciato, troppo attento al tempo,con un pezzo che non gli calza anche perchè di troppa notorietà. Così famoso che, anche se il pezzo risulta facile da eseguire, l’ansia si fa sentire.

TEAM ALBANO

Takemaya – Un anno d’amore – Mina

Voce classica italiana da swing anni 60, commovente per la tonalità e si avvicina molto a Mina – senza essere blasfemi – spiazzando tutti. Alla fine anche il suo personaggio si sgonfia.

Dalise – Roar – Katy Perry

Dalise è grintosa. Questa canzone possiede sì l’aggressività, ma non basta, serve una dizione eccezionale e lei con l’inglese pecca ed a volte sembra canti in playback. Il pubblico però, come al solito, rimane colpito dall’acuto che non basta.

Cinzia Carreri – Contessa – Decibel

Gioca con il punk della canzone e con il suo falsetto, tiene molto bene il palco e riempie lo schermo, ma sembra imprigionata in una fiaba.

Aurelio Fierro Jr – Oh darling – The Beatles

Ci riporta nei pieni anni 50, graffiante come un’unghia sulla lavagna. Disegna una meravigliosa storia d’amore con la sua voce; sarebbe già perfetto per una serata a Las Vegas, un bluesman perfetto.

TEAM RENGA

Mirco Pio Coniglio – “La descrizione di un attimo” – Tiromancino

Questo brano deve uscire come un sfogo dopo una storia che finisce, non bisogna pensare tanto quando si canta un pezzo dei Tiromancino; non si può cantare un brano del genere come si canta una canzone popolare italiana. Sembra una copia di Lorenzo Fragola.

Giovanni Saccà – Tutti i colori della mia vita – Zucchero

Super strutturato – visto che viene dalla lirica – ma è a suo agio su un pezzo molto anni 80 come stile (il brano è una cover dei Phd); dalla sua voce si evincono tonalità rock più che pop. Un esecutore molto accurato, ma forse trasmette poche emozioni, troppo seduto sulle sue doti.

Antonello Carozza – Castle on the hill – Ed Sheeran

Antonello incarna la gioventù, l’energia, il fregarsene della pressione. La sua voce è una sinfonia e alza il suo livello vocale inchiodando gli spettatori e lasciandoli quasi scioccati. Tiene tutto sotto controllo, come un cantante navigato.

Virginia Mellino – Ex’s & Oh’s – Elle King

Virginia è quasi un capopopolo sul palco. Spacca tutto, sembra anche lei di Los Angeles come Elle King. E’ una voce che guarda verso il mare. Ricorda Des’ree in “Life” ed anche il suo look è anni 90.

TEAM CRISTINA

Antonio Marino – Master of the wind – Manowar

Un pezzo metal e Antonio lo interpreta come fosse un viaggio intergalattico. All’inizio parte piano, poi con la sua voce così corposa e piena di grinta e classe sposta davvero gli equilibri della serata.

Sabrina Rocco – Say something – Justin Timberlake

Sospira Sabrina, l’inglese è confuso, ma poi il suo ipertalento e la sua grinta da tigre la tolgono dall’empasse. Sembrano crollare i muri quando apre il vocalizzo. Sabrina quando si sblocca diventa davvero pazzesca.

Claudia Illari – Green Light – Lorde

Claudia è uscita da un musical sugli ABBA. Questo pezzo di Lorde è troppo moderno e stride forse su di lei. Ha una voce comune e non sbaglia quasi mai, grazie ad una tecnica sopraffina, ma non scalda i cuori. E’ elegante ma non balla.

Elisabetta Eneh – Crazy – Gnarls Barkley

Elisabetta è una pantera quando sale sul palco. All’inizio sembra un felino bagnato dalla pioggia, ma poi scrollandosi di dosso le insicurezze dimostra di essere una vera soul girl.

TEAM DELAXE

Deborah Xhako – Bambola – Betta Lemme

Sembra di ritrovarsi nella notte della Taranta. Deborah non è una bambola e tiene poco il ritmo, sfasa troppo la voce, l’interpretazione originale è più carica.

Andrea Tamacere – I believe in a thing called love – The Darkness

Andrea è uscito da una sitcom americana, a vederlo è quasi comico sul palco, ma poi quando canta sembra un collegiale nerd che incarna tutti i Bee Gees. Andrea è un talento nuovo, ha molteplici capacità canore e questo conta molto nel mondo discografico di oggi. Multigenere e fresco.

Antonio Licari – L’estate di John Wayne – Raphael Gualazzi

Un pezzo non indicato per Antonio, Gualazzi è un artista fuori dal comune ed i suoi brani non sono adatti per cover nei talent. Sembra avere talento e sembra pronto ad esplodere, ma la polvere da sparo è bagnata.

Rosy Castello – Pillowtalk – Zayn

Rosy si dimostra la figlia dell’Indie, sia nel look che nella vocalità suadente e pronta a rapire l’ascoltatore. Non aggiunge però nulla di più alla sua Audition.

TEAM RENGA

Alberto Lionetti – Don’t worry about a thing – Madcon

E’ bello da vedere, balla e si muove come un piccolo Michael Jackson. Il falsetto però lascia a desiderare. Nella parte rappata del brano migliora, si rilassa e chiude il pezzo in crescendo, dimostrando di essere un gran performer.

Laura Ciriaco – La mia città – Emma Marrone

Non teme nessuno, esprime una strafottenza ed una super femminilità che serve ad interpretare il pezzo di Emma, pur rimanendo nelle corde di Laura. Rompe le barriere della noia, scuotendo il palco con un’energia ben incanalata.

Asia Sagripante – Sweet Child o’ mine – Guns ‘n’ Roses

Asia è alle prese con i Guns ed è dura già presentarsi sul palco, ma lei la canta come la canterebbe Bonnie Tyler, con eleganza e sobrietà, senza strafare. Lei non urla i Guns, li racconta, dimostrando un gran rispetto.

Daniele Gentile – Rude – Magic!

Rude è un pezzo che strizza l’occhio al reggae e Daniele non trasmette niente dell’atmosfera Roots. Rimane troppo fermo su un’impostazione italiana.



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