L’assedio – recensione del nuovo programma di Daria Bignardi


Riflessioni e analisi critica della prima puntata del nuovo programma condotto da Daria Bignardi in onda su NOVE.


Uno studio apparentemente semplice ma coinvolgente: il tavolo al centro a forma di una Y, e il pubblico intorno. E’ la prima immagine di L’assedio, il nuovo programma di Daria Bignardi sul NOVE, la cui prima puntata è andata in onda mercoledì 16 ottobre.

L’assedio – recensione

La conduttrice, assente da quattro anni dalla tv, si è presentata in una elegante mise nera ed ha sfoggiato un paio di occhialini da professoressa che aumentavano l’appeal del personaggio già sottolineato da un look total black sobrio e sofisticato allo stesso tempo.

Il titolo del nuovo appuntamento è L’assedio. Dovrebbe evidenziare l’incalzare della Bignardi nei confronti dei suoi ospiti: inseguirli con domande scomode che si susseguono senza tregua, proprio come accadeva in Le invasioni barbariche. Su La 7 c’era un’altra Bignardi, più dura, spesso cinica, proiettata in un’unica direzione: fare ascolti. Su NOVE abbiamo assistito più a chiacchierate tra la conduttrice e i suoi ospiti che interviste. I toni sono apparsi pacati, talvolta sembravano costruiti e volutamente soft. Ma l’effetto non è stato negativo. Al contrario. La Bignardi, in una sola parola, si è mostrata più umana e accessibile. E il programma ne ha tratto giovamento.

L'assedio - recensione

Innanzitutto c’è da sottolineare l’accettabile durata delle interviste che ha toccato tutte le sfaccettature personali e professionali degli ospiti. La Bignardi ha mescolato il sacro della sofferenza al profano delle leggi dell’intrattenimento. Lo ha fatto mescolando sapientemente vari ingredienti: a cominciare dallo spazio in cui Luca Bottura ha commentato il duello Renzi – Salvini con ironia passando, poi, alle storie di morte raccontate da Giorgia Linardi portavoce per l’Italia della Ong Sea Watch. Questa intervista, pur di grande spessore emotivo per aver messo in evidenza le atrocità delle sofferenze subite dai rifugiati libici, si è rivelata troppo lunga. In un tale contesto rappresentativo dell’alternanza di gioie e dolori si è inserita anche Luciana Littizzetto finalmente in una dimensione differente dall’acquario di Fabio Fazio.

Senza dimenticare l’intreccio tra vita pubblica e privata di Giuseppe Sala, sindaco di Milano, tenutosi sempre lontano dai salotti televisivi. Ha saputo gestire alcuni inconvenienti dovuti al “bello della diretta” come il non funzionamento di un audio pur non celando un certo imbarazzo. Non si è sovrapposta ai suoi interlocutori, non ne ha interrotto i discorsi, li ha rispettati evidenziando la distanza siderale che, fortunatamente, la divide, dallo stile più aggressivo delle Invasioni barbariche.

L’assedio e le continue interruzioni pubblicitarie

Tutto sommato il programma si è lasciato seguire disturbato, però, dalla gran quantità di interruzioni pubblicitarie che spesso ne hanno interrotto la continuità discorsiva. Ed hanno forse allontanato il telespettatore.

Un altro merito del programma è l’aver utilizzato filmati, sia d’epoca che recenti, alcuni dei quali provenivano da archivi privati. E aver ospitato anche testimoni di quanto si stava raccontando.



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