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Bella da morire recensione della serie con Cristiana Capotondi

Recensione della serie in onda su Rai1 dal 15 marzo con protagonista Cristiana Capotondi. Analisi e riflessioni.

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Bella da morire recensione Cristiana Capotondi
Recensione della serie in onda su Rai1 dal 15 marzo con protagonista Cristiana Capotondi. Analisi e riflessioni.
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La recensione della serie Bella da morire punta, soprattutto, sulla trama, sulla sceneggiatura e sulla resa degli attori. La prima puntata è andata in onda domenica 15 marzo in prime time su Rai 1. Cristiana Capotondi interpreta l’ispettrice Eva Cantini, Lucrezia Lante della Rovere è il Procuratore Capo. Insieme devono risolvere un caso di femminicidio.

Bella da morire recensione – sceneggiatura e protagonista

Fin dalle prime immagini della serie, il telespettatore si rende conto che il ruolo di Cristiana Capotondi è predominante. E’ la stella intorno alla quale ruota la vicenda che sembra costruita sulle sue capacità recitative. In quest’ottica la sceneggiatura appare prevedibile e quasi scolastica nel susseguirsi delle varie fasi. La Cantini, personaggio che interpreta, appare sotto due aspetti differenti: caratterialmente impossibile, professionalmente preparata e ineccepibile.

Vi si aggiunga la ricerca di fugaci relazioni maschili a dipingerne un altro aspetto della sua personalità. Ed eccola: genio e sregolatezza. In grado di imporre la sua volontà consapevole della forza del suo valore. La Cantini, apparentemente è perfetta, immobile nella sua maschera. Sotto quest’ottica il personaggio e l’interprete rischiano di non intercettare la simpatia del telespettatore. Troppa perfezione, che nasconde una fragilità di fondo di cui ci si accorge immediatamente.

Certamente riuscirà a concludere il caso di femminicidio a lei affidato. E già adesso la sceneggiatura si dipana in un crescendo di misteri legati alla ragazza uccisa anche questi facilmente prevedibili. Si salva il messaggio di condanna alla violenza sulle donne di cui la Rai come servizio pubblico si fa portavoce. Ma oltre tale aspetto, tutto trasuda fragilità e debolezza strutturale. Inoltre ci sono altri programmi che raggiungono l’obiettivo in maniera più credibile. Amore criminale, ad esempio.

Gli altri personaggi della serie 

Nonostante il ruolo fondamentale che ricopre per la risoluzione del caso, Lucrezia Lante della Rovere, nel ruolo del Procuratore capo, non convince. Troppo smaccata la sua iniziale indifferenza che, successivamente, si tramuta in adesione totale alla tesi del femminicidio portata avanti dalla Cantini.

E, per rendere al meglio la forza del mezzo televisivo, il Procuratore accetta di aiutare l’ispettrice Cantini solo quando assiste alla trattazione del caso da parte di Chi l’ha visto? Federica Sciarelli appare in un frammento della prima puntata nel suo ruolo di conduttrice del programma dedicato agli scomparsi.

E’ la tv che celebra se stessa. Anzi diventa l’elemento cardine per dare una continuità alla storia raccontata. Una storia che si basa sulla scomparsa di una giovane donna trovata, poi, cadavere, in fondo al lago della cittadina immaginaria di Lagonero.

Da sottolineare, inoltre, la presenza di altri ingredienti finalizzati alla rappresentazione di una serie tutta al femminile. Un esempio: la presenza di un medico legale donna. Ma anche questa non è una novità. Si pensi alla serie Valeria medico legale che Canale 5 trasmise già nel lontano 2000 per due stagioni, fino al 2002.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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