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Vivi e lascia vivere recensione della serie con Elena Sofia Ricci

Analisi critica e riflessioni sulla serie di Rai 1 interpretata da Elena Sofia Ricci con Massimo Ghini.

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Vivi e lascia vivere recensione Elena Sofia Ricci
Analisi critica e riflessioni sulla serie di Rai 1 interpretata da Elena Sofia Ricci con Massimo Ghini.
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La prima puntata di Vivi e lascia vivere è andata in onda giovedì 23 aprile su Rai1 e ve ne proponiamo la recensione. La serie, interpretata da Elena Sofia Ricci, racconta la storia di una cinquantenne che, dopo la morte del marito e i suoi precedenti tradimenti, riesce a riappropriarsi della sua dignità di donna.

Vivi e lascia vivere recensione della serie con Elena Sofia Ricci

La protagonista di Vivi e lascia vivere, Laura Ruggero, è presentata come una donna dalle innumerevoli sfaccettature. Dopo un iniziale crollo emotivo, decide di concedersi una seconda possibilità. Da sola, questa volta, lasciandosi alle spalle un marito che, a sua insaputa, aveva una doppia famiglia a Tenerife. Ha tre figli ed una personalità che il regista Pappi Corsicato, alla sua prima regia televisiva, ha definito di eduardiana memoria, con riferimento a Filumena Marturano. In effetti la sofferenza di Laura è apparsa troppo drammatizzata con il rischio, spesso raggiunto, di trasformarsi nella maschera di una eroina greca.

Hanno contribuito i numerosi primi piani con i quali il regista ha gratificato la Ricci, vera e propria protagonista “umana” della serie.

Perchè esiste un altro protagonista con identica dignità artistica: si tratta della Napoli affrescata magistralmente da Corsicato. Scorci paesaggistici immersi in una luce mutevole, cangiante nelle varie ore del giorno, ma sempre calda, adeguata alle situazioni raccontate. Particolari inediti e sorprendenti che stridono con la stereotipata oleografia di una Napoli rappresentata solo nei vicoli del centro storico. Corsicato ha trattato la sua città come una donna amata circondandola di attenzioni.

Vivi e lascia vivere recensione

La storia di Laura Ruggero è stata costruita sulle corde professionali della Ricci ma si sviluppa nel corso di una sceneggiatura alquanto scolastica e didascalica. Ogni fase della sua crisi di identità è in funzione della rinascita e del messaggio positivo che si vuole comunicare. Purtroppo, nonostante la duttilità professionale dell’attrice, spesso si cade nella trappola della retorica, ben celata, ma perfettamente individuabile, tra le pieghe del carattere ribelle ed intraprendente di Laura.

Laura è il contraltare di Suor Angela. E la Ricci ha preso drasticamente le distanze dalla religiosa di Che Dio ci aiuti, personaggio che le pesa come un macigno ma dal quale non riuscirà a liberarsi. L’estrema laicità di Laura è il viatico per allontanarsene sempre di più.

Vivi e lascia vivere gli altri protagonisti

Accanto a Laura ruota una pletora di altri personaggi. Ognuno costruito con precisione chirurgica. Tutti finalizzati a far confluire nella storia ingredienti moderni. In questo contesto ecco i tre figli della protagonista, giovani con le proprie problematiche utilizzati come modelli di riconoscimento. Due generazioni a confronto: cinquantenni e ventenni che devono confluire in un unico racconto edificante come vuole il rigido schema della fiction di Rai1. In questo contesto si inserisce Toni, il personaggio di Massimo Ghini, che rappresenta la vera second chance per Laura.  Una storia al femminile, forse fin troppo al femminile.

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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