La dama velata, la recensione


Riflessioni sulla serie all'esordio su Rai1 con Miriam leone


 Cercare nella serie, interpretata dall’ex Miss Italia Miriam Leone, le possibili ispirazioni, è impresa facile e scontata: si respirano le atmosfere di Orgoglio, di Elisa di Rivombrosa, del più inutile feuilleton stile ottocentesco che si è cercato di rivisitare con qualche pizzico di modernità. Altro ingrediente proprio del genere è rappresentato dai personaggi: giovani, belli, aitanti, dotati di fascino in modo da far presa sul pubblico.

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Clara, la protagonista della serie, troppo indipendente rispetto all’epoca in cui si trova a vivere, evoca anche la Rossella interpretata da Gabriella Pession qualche anno fa. Ma La dama velata, per catturare l’attenzione del pubblico, gli ha scaricato subito addosso una buona dose di misteri e segreti, fin dalle prime immagini. Clara vuole fare luce sulle proprie origini, vuole scoprire chi ha cercato di assassinarla, e perciò torna nel luogo d’origine con il volto nascosto da una veletta. Basta per non farsi riconoscere?

Tutto intorno ruotano differenti personaggi, a cominciare dal marito Guido (Lino Guanciale), dalla perfida zia Adelaide (Lucrezia Lante Della Rovere) artefice di una serie innumerevole di intrighi. E gli intrighi sono talmente tanti, nascosti ovunque, da non dare adito a nessuna speranza di verità. Non ci si può fidare di nessuno: tutti inseguono un obiettivo personale e celano dietro il perbenismo i soliti aspetti inquietanti.

Certo, si nota un consistente investimento economico da parte della produzione, visibile anche nella realizzazione dei costumi. E  qualche paesaggio che fa da sfondo alla vicenda contribuisce con la nitidezza delle immagini ad alleggerire le atmosfere cupe.

La recitazione non è assolutamente all’altezza di un prodotto Raifiction. E’ alquanto superficiale, segno evidente che si è cercato di risparmiare sui tempi di realizzazione con poca possibilità di ripetere scene magari non soddisfacenti.

Infine: se l’obiettivo era di proporre anche un affresco storico dell’epoca (fine Ottocento) bisogna constatare che è fallito. Tutto resta sospeso tra le ambiguità di un feuilleton con tinte gotiche, per di più mal riuscito, e la pretesa di proporre una fiction onnicomprensiva. Peccato che l’unico ingrediente che manchi sia la credibilità. E non è davvero poco.



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