La compagnia del cigno, la recensione


La compagnia del cigno, la recensione. Analisi e riflessioni critiche sulla prima puntata della serie ideata, sceneggiata e diretta da Ivan Cotroneo andata in onda su Rai 1.


La Compagnia del Cigno risente indiscutibilmente dell’impronta dell’ideatore, sceneggiatore e regista Ivan Cotroneo. Sono soprattutto gli elementi fantastici inseriti ex abrupto nella vicenda raccontata a destare perplessità nel telespettatore.

La prima puntata, andata in onda il 7 gennaio su Rai 1, racconta la storia di uno “studio matto e disperatissimo” in un conservatorio con sede a Milano. Qui sette giovani dai 15 ai 20 anni hanno come insegnante un professore dai metodi estremamente rigidi e severi interpretato da Alessio Boni,

Sullo sfondo c’è una Milano in cui si inseriscono elementi fantastici e dove l’irreale si è spinto fino a superare i limiti del consentito. Infatti, secondo una prerogativa di Cotroneo, si sono riviste situazioni presenti nella serie “Tutti pazzi per amore” trasmessa sempre da Rai 1. Tra queste, ad esempio, atmosfere da musical con l’inserimento di parti cantate.

Mentre in Tutti pazzi per amore l’innesto della musica rompeva gli schemi rigidi della fiction, oggi la troppa fruizione della stessa musica in tv, fa perdere credibilità alla storia raccontata.

I sette giovani studenti hanno offerto una prova d’attore abbastanza credibile, soprattutto se si considera che soltanto due hanno alle spalle precedenti esperienze. Si tratta, in particolare di Emanuele MisuracaFotinì Peluso che ha già recitato in serie TV come Romanzo famigliare. 

Per gli altri è la prima volta sul set.

Ci sono anche altri elementi che legano La compagnia del cigno a Tutti pazzi per amore come la presenza di Alessio Boni e Carlotta Natoli.

In effetti sembra che l’interpretazione estremamente rigida di Alessio Boni nel ruolo di Marioni voglia riscattare il ruolo leggero e poco credibile che lo stesso Boni ricopriva in “Tutti pazzi per amore”, ovvero un ornitologo dal carattere singolare.

I metodi di Marioni inoltre appaiono troppo calcati e non in linea con una pur severa educazione musicale di un docente.

Resta comunque la buona intenzione di Rai Fiction di proporre un prodotto basato sull’impegno e sulla volontà dei giovani di crearsi un futuro con sacrifici ed una lunga gavetta. Un messaggio sicuramente positivo in una società dove purtroppo la scuola ha raggiunto un degrado impressionante e il futuro lo si pretende in tv.

Nel cast degli attori adulti, la recitazione è apparsa superficiale e poco convincente, ad eccezione di pochi, tra cui Rocco Tanica. Anna Valle, l’ex Miss Italia nella prima puntata è stata solo una meteora, presente in poche scene.

Altra novità è stata la visualizzazione sullo schermo televisivo dei messaggini che i ragazzi ricevevano sul proprio cellulare in modo che potessero essere letti anche dai telespettatori.

Incrociare le storie professionali e personali di sette giovanissimi non è un’impresa facile. In effetti gli intrecci non sono di semplice comprensione. Per capire tutti i risvolti psicologici dei ragazzi e delle loro famiglie ci sarebbe bisogno di un approfondimento più adeguato che invece una serie non può consentire.



3 Replies to “La compagnia del cigno, la recensione”

  • carlo grosso

    L’intenzione di raccontare gli studi e le passioni di un gruppo di “bravi ragazzi” in un ambiente senza dubbio elitario, e’ probabilmente encomiabile e rassicurante, ma la fiction scritta da Ivan Cotroneo non e’ completamente convincente. Il tentativo di avvicinamento al musical americano, con brani cantati in inglese e sottotitolati, appare piuttosto forzato e la fruibilita’ della narrazione, gia’ abbastanza articolata visto il numero dei giovani protagonisti, non ne risente in modo positivo.
    Premesso che il mio e’ soltanto un giudizio parziale, riservato al primo episodio de “La compagnia del Cigno”, vorrei inoltre sottolineare che il personaggio interpretato da Alessio Boni e’ troppo “gridato”, e quindi piuttosto inverosimile. Essere molto severi con i ragazzi, anche in considerazione della intuibile sofferenza provocata da una perdita familiare, non necessita di un modo di parlare sempre aggressivo e urlato: una persona intelligente e colta, come dovrebbe essere il professor Marioni, non puo’ parlare costantemente in modo alterato, sputando in faccia a qualsiasi interlocutore parole rabbiose.
    Per quanto riguarda, invece l’interpretazione del gruppo di giovani attori, direi che il giudizio e’ abbastanza positivo, con un particolare apprezzamento per Leonardo Mazzarotto (Matteo), Fotini’ Peluso (Barbara) e Francesco Tozzi (Rosario).

  • Maria Classe

    Pazzesco. Come mai la Rai trasmette una fiction diseducativa. Non aggiungo altro ma sono incredula per tanta brutalità narrativa e interprretativa del personaggio Marioni.

  • clody

    A me è paicuta molto.
    Trovo interessante l’intreccio di inserti cantati, che non annoia, cosi come la densità delle storie, adatta al pubblico giovanile sempre facile a …guardare altrove. Carinissimo l’inserto delle chat e il lato favolisco, tipico della adolescenza, con le canzoni che svecchiano la struttura FICTION. Bravissimo Cotroneo!!
    Ci si apettava forse un reality da consevatorio?
    E’ ovvio che tutto è calcato di mano, altrimenti dùsarbebe rovba da vecchi.
    Riuscirà la fiction divenire Serie ? A vincere l’attrazione serale del telefonino?
    Cotroneo almeno ci prova

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