Fratelli di Crozza 2018, la recensione


Fratelli di Crozza 2018, la recensione. Analisi e riflessioni critiche sulla prima puntata del nuovo ciclo di Fratelli di Crozza. La valutazione di tutte le parodie realizzate dal comico genovese.


Tre parodie inedite sono state presentate nella prima puntata del nuovo ciclo di Fratelli di Crozza. Annunciate con largo anticipo hanno preparato i telespettatori al ritorno dell’appuntamento satirico con il comico genovese.

L’esordio dello show, ha evidenziato una vis comica intermittente lungo tutto il percorso della puntata.

Diciamo subito che la parodia in assoluto meglio riuscita è quella di Antonio Razzi. Crozza l’ha riproposta questa sera in una esuberante versione comica densa di battute che rispecchiavano l’ex senatore di Forza Italia.

Invece l’imitazione di Carlo De Benedetti è apparsa alquanto debole sia per una mancata rassomiglianza con l’originale, sia per la qualità delle battute.

La vis comica crozziana si è espressa con maggiore incisività nella rappresentazione del direttore del quotidiano Libero Vittorio Feltri, un’altra imitazione meglio riuscita e che Crozza si è portata dietro dell’edizione precedente del suo show. La forza dell’imitazione consiste nell’aver individuato e sottolineato i principali aspetti caratteriali di Feltri.

Lo stesso non si può dire per le new entry di Sting e Beppe Severgnini.

La prima puntata ha espresso, in queste imitazioni, i lati più deboli dell’ironia di Crozza. Sting è stato relegato in poche battute. Si è posta l’attenzione esclusivamente su due caratteristiche della pop star: da una parte la sua incapacità di esprimersi in italiano dopo anni trascorsi in Italia, dall’altra la sua esibizione canora raffazzonata e all’insegna di una debolezza strutturale nei testi. Si puntava infatti soltanto su una serie di parole fintamente storpiate dal Crozza – Sting.

Analogo discorso per Beppe Severgnini. Il direttore del settimanale “7” del Corriere della Sera è stato presentato con linguaggio e battute estremamente semplicistiche. Non si è andati cioè a fondo del personaggio e delle sue pillole di sagacia.

Anche i monologhi non hanno mostrato la medesima incisività del passato. Troppo semplicistico ridurre la parte politica in maniera drastica e limitarsi, tra l’altro, alla polemica di Rimborsopoli. Maurizio Crozza sembrava quasi timoroso, in periodo di par condicio, di trattare tematiche elettorali. Anche la parodia di Berlusconi con cui ha iniziato la puntata era molto meno incisiva e con testi diluiti con battute spesso superficiali. A salvare però l’imitazione è stata, oltre la somiglianza con l’originale, la lunga “militanza” fatta da Maurizio Crozza nel ruolo del leader di Forza Italia.

Nel timore reverenziale di infrangere le regole della par condicio, la forza dello show ne ha risentito. Anche al senatore Antonio Razzi sono state fatte dire frasi abbastanza lontane dalla politica. Se è vero che siamo in presenza della migliore parodia crozziana, è anche vero che l’ultimo saluto al senatore di Forza Italia, che non è stato ricandidato, avrebbe avuto bisogno di un’attenzione maggiore da parte degli autori.

Più credibile è stata la parodia di Luca Cordero di Montezemolo che ha spiegato alla sua maniera le motivazioni per le quali è stato venduto agli americani il progetto “Italo treno“.

Last but not least Andrea Zalone: la spalla di Maurizio Crozza, nel ruolo di un giornalista che pone domande scomode, fornisce un sostanzioso contributo alla resa spettacolare.



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